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    Ciclismo, Giro d’Italia: svelata la Maglia Rosa per il 2023. FOTO

    E’ stata svelata la Maglia Rosa che sarà protagonista al prossimo Giro d’Italia: caratterizzata da uno stile moderno e digitale, rappresenta l’era contemporanea, contraddistinta dalla velocità e da un’incessante evoluzione tecnologica. La corsa al via il prossimo 6 maggio dall’Abruzzo, con arrivo il 28 a Roma
    GIRO 2023: PERCORSO E TAPPE LEGGI TUTTO

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    Ciclismo, Tour de France 2024: l’ultima tappa sarà una crono Monaco-Nizza

    Il Tour de France 2024 si concluderà con una cronometro individuale dal Principato di Monaco a Nizza. A comunicarlo è stata l’Aso, che organizza la corsa. Nei giorni scorsi era stata ufficializzata la sede di arrivo della ‘grande boucle’, Nizza, che aveva spodestato Parigi per la prima volta nella storia. La Capitale, in quelle settimane, sarà impegnata nei preparativi per i Giochi Olimpici. Il 21 luglio, dunque, Monaco ospiterà una tappa del Tour per la settima volta, la prima dal 2009 quando nella crono che segnava il Grand Départ, si impose Fabian Cancellara.  LEGGI TUTTO

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    “I grandi campioni del ciclismo”, il libro che racconta la storia da Coppi a Ganna

    Come mai tante persone seguono e praticano con passione il ciclismo? Perché è uno sport in cui si fatica e ci si misura innanzitutto con sé stessi, con traguardi che sembrano non arrivare mai e che appaiono irraggiungibili. Il libro “I grandi campioni del ciclismo” (Newton Compton Editori, 2022), scritto dai giornalisti Alberto Pontara e Claudio Barbieri, raccoglie i profili dei ciclisti che hanno lasciato un segno tangibile in quello che da tutti è considerato lo sport epico per eccellenza. C’è chi ha vinto tutto, ma c’è anche chi non ha vinto nulla o quasi, scrivendo lo stesso la storia. Perchè il ciclismo è fatto di storie gloriose, talvolta di riscatto, altre di orgoglio, altre ancora di dignità. È fatto di cadute, quelle che danneggiano il fisico e che possono compromettere una carriera, ma anche quelle che rischiano di mettere in discussione la stessa credibilità di uno sport. Purtroppo anche di tragedie che lasciano sgomenti. Ma, senza ombra di dubbio, il protagonista assoluto è il talento. Quello di fronte al quale ci si può solo emozionare e togliere il cappello. 

    Da Coppi-Bartali a Ganna, centoventi anni di emozioni
    In oltre centoventi anni di storia, il ciclismo ha donato emozioni incredibili, frutto di imprese e rivalità, di campioni e colpi di scena. Coppi e Bartali hanno riscritto il concetto di “nemici” nel mondo dello sport, in un’Italia a cavallo della guerra. La Francia si è divisa tra il bello e vincente Anquetil e il brutto e perdente, Poulidor. Moser e Saronni hanno litigato, diviso, acceso le folle. C’è chi è andato controcorrente, come Alfonsina Strada, autentica pioniera del movimento sportivo femminile e chi ha tradito la fiducia del mondo, come Lance Armstrong. E poi quelli che non ci sono più: Ocaña, Casartelli, Scarponi e uno dei più amati di sempre, Marco Pantani. Questo libro ritrae i grandi campioni che hanno scritto la storia di questo sport in sella alle loro biciclette, dagli “eroici” primi corridori ai miti come Binda, Coppi, Bartali e Merckx. Da Bugno a Bettini, passando per Fignon, LeMond, Indurain, Froome e Nibali. Fino ai giorni nostri, con la tecnologia a supportare nuovi talenti pronti a lasciarci senza fiato, come Pogacar, Evenepoel e il nostro Ganna. Ogni profilo è accompagnato dal titolo di una canzone, una sorta di playlist con cui accompagnare la lettura di imprese e sconfitte, di cadute e risalite. Storie di atleti e di persone che, in sella a una bicicletta, hanno segnato la storia dello sport, tra emozioni e grandi traguardi.  LEGGI TUTTO

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    Morte Rebellin, individuato in Germania il camionista investitore

    E’ stato individuato il camionista responsabile dell’investimento mortale dell’ex campione di ciclismo Davide Rebellin. Si tratterebbe di un cittadino tedesco di 50 anni, individuato grazie alla collaborazione tra carabinieri e polizia tedesca. Dopo l’incidente, avvenuto il 30 novembre, l’uomo aveva fatto perdere le sue tracce. E’ stato denunciato a piede libero, ma non posto in stato di fermo, perchè il codice tedesco non prevede il reato di omicidio stradale. Mercoledì scorso Rebellin era in sella alla sua bicicletta quando è stato urtato e travolto da un camion, nei pressi dello svincolo autostradale di Montebello Vicentino. Il camionista aveva proseguito la sua corsa: al vaglio degli inquirenti, tra le altre cose, la volontarietà a o meno di abbandonare il luogo dell’incidente. Rebellin, veronese, aveva vinto in carriera, tra l’altro, una Amstel Gold Race, tre edizioni della Freccia Vallone, ed una tappa del Giro d’Italia. Argento ai Giochi di Pechino, la medaglia gli fu poi revocata per una positività al doping.  LEGGI TUTTO

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    Ciclisti e sicurezza stradale, i numeri drammatici dopo la tragedia Rebellin

    Nel 2021 dei 151mila 875 incidenti stradali con lesioni a persone ben 15mila 171 hanno riguardato i ciclisti. Quasi il 10%. Con 207 morti in 12 mesi. Oltre 16mila quelli con pedoni coinvolti con 471 morti. Numeri devastanti con un 2022 che non va tanto meglio. Nei primi 8 mesi oltre 100 decessi tra i ciclisti, soggetti decisamente deboli e a rischio come insegna la tragedia di Davide Rebellin

    La strada è di tutti, uno slogan che Marco Scarponi, fratello di quel Michele campione di ciclismo morto dopo essere stato investito ormai 5 anni fa, usa spesso. Come un mantra. Il perchè non è difficile intuirlo vista non solo la devastante perdita familiare ma anche i numeri diffusi da ACI e Istat: nel 2021 dei 151mila 875 incidenti stradali con lesioni a persone ben 15mila 171 hanno riguardato i ciclisti. Quasi il 10%. Con 207 morti in 12 mesi. Oltre 16mila quelli con pedoni coinvolti con 471 morti. Numeri devastanti con un 2022 che non va tanto meglio. Nei primi 8 mesi oltre 100 decessi tra i ciclisti, soggetti decisamente deboli e a rischio come insegna la tragedia di Davide Rebellin. Un dato però ancora parziale perchè riguarda solo i ciclisti morti sul luogo dell’incidente laddove ACI e Istat, che raccolgono le cifre annuali, considerano tutti quelli che muoiono entro le 15 ore dall’evento. 

    Così facendo, drammaticamente, la cifra ufficiosa per il 2022 è già oltre i 220-230 morti. Ma una strada di tutti, a cominciare dai pià deboli, è possibile? A quanto pare si ma bisogna ricominciare dal rispetto reciproco e magari da una soluzione quella della distanza di 1,5 (o più) metri dal ciclista per effettuare un sorpasso. In molte nazioni questa norma, che Mauro Berruto ex CT dell’Italia di volley maschile e ora deputato del PD ha proposto anche in Italia pochi giorni fa, c’è già. E non parliamo dei soliti paesi del nord tradizionalmente molto avanzati e che a noi appaiono irraggiungibili, ma anche della Spagna. 

    Che addirittura ha portato a 2 i metri laterali di spazio per effettuare un sorpasso a non più di 70km/h. E non a caso proprio la Spagna è diventata il paradiso dei ciclisti, professionisti, che lì vanno a preparare la stagione, e non. Ecco una norma che, assieme al rispetto delle altre regole, porta solo benefici: tanto turismo, una migliore cultura stradale, più sicurezza. Per tutti, auto, camion, pedoni e, naturalmente, ciclisti. Dovremmo provarci anche qui per far si che la strada torni davvero di tutti. LEGGI TUTTO

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    Ciclismo, morto Ercole Baldini: si è fermato il ‘Treno di Forlì’

    Il ‘Treno di Forlì’ si è fermato per sempre. Con Ercole Baldini, morto a 89 anni, se ne va uno dei ciclisti italiani più grandi di tutti i tempi. E’ stato l’unico a vincere in carriera una medaglia d’oro olimpica, un campionato del mondo e una grande corsa a tappe, il Giro d’Italia. A questi successi si aggiungono un titolo iridato su pista e un record dell’ora, nel 1956, quando era ancora dilettante, primato sottratto a un monumento come Jacques Anquetil, al Vigorelli. La forza di Ercole, corridore completo, era soprattutto nelle corse contro il tempo, da cui i soprannomi sulla capacità di locomozione attribuitigli dalla stampa dell’epoca: ‘Rapido’, ‘Diretto’, ‘Direttissimo’. Definitamente “il treno di Forlì” come lo celebrò in una canzone Secondo Casadei, suo conterraneo romagnolo, dopo l’impresa al velodromo milanese.

    Quell’Inno di Mameli intonato dagli immigrati italiani
    Alle Olimpiadi di Melbourne nel 1956 Baldini, che vi arrivò dopo aver fatto 11 scali con l’aereo, trionfò scattando su una salitella e la sua vittoria fu una tale sorpresa che quando arrivò al traguardo non c’era l’Inno di Mameli da trasmettere e allora fu intonato, con grande emozione, dagli immigrati italiani in Australia presenti alla corsa. E anche ai Mondiali di Reims, due anni dopo, arrivò dopo una fuga di 250 chilometri sulle colline dello Champagne, andando a riprendere e poi scrollandosi via via di dosso i vari Bobet, Nencini, Voorting. A quel campionato del mondo partecipò anche Fausto Coppi, ormai alla fine della carriera e di cui Baldini sembrava l’erede. Fu il campionissimo a dire a Baldini di partire in fuga, contrariando Nencini quando se lo vide arrivare addosso e alla fine si scrisse che la vittoria era stata merito anche della strategia del più esperto in squadra. Ma poi venne fuori che Coppi, in realtà, voleva fare scoppiare Baldini, che però stupì anche lui, che evidentemente viveva una certa rivalità, condivisa con Giulia Occhini, la Dama Bianca, secondo le cronache dell’epoca ingelosita dagli ingaggi del forlivese. In coppia, Coppi e Baldini avevano vinto l’anno prima un trofeo Baracchi: nei 108 km a cronometro, Baldini forò a 30 km dall’arrivo e Coppi, in difficoltà, decise di proseguire, insultato dal pubblico. Il rientro di Baldini consentì poi alla coppia di vincere. Il Giro d’Italia del 1958 fu l’ultimo di Coppi e il trionfo di Baldini. Primo nelle due cronometro, primo anche in salita contro ‘l’angelo della montagna’, Charly Gaul, arrivò a Milano in rosa davanti al belga Brankaert e al lussemburghese, dopo un’impresa sulla salita di Bosco Chiesanuova e una vittoria nella tappa alpina Levico-Trento.

    Il ritorno a Villanova negli ultimi anni
    Baldini era nato il 26 gennaio 1933 a Villanova, paese dell’entroterra romagnolo dove poi è stata costruita una casa-museo dove ha passato gli ultimi anni di vita . Quarto di sei fratelli maschi, lasciò gli studi a 17 anni per inseguire la passione della bicicletta, notato da alcuni osservatori mentre la usava per andare a scuola. I suoi ultimi anni sono stati funestati da una vicenda familiare, con il campione sempre più anziano e fragile e i suoi beni oggetti di una contesa giudiziaria tra i figli e la sua nuova compagna, dopo la morte della moglie nel 2010. LEGGI TUTTO

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    Ciclismo: Tour de France 2024 terminerà a Nizza con una cronometro e non a Parigi

    Il Tour de France 2024 arriverà a Nizza, sulla Costa Azzurra, il 21 luglio. Per la prima volta dal 1905 non nella capitale, a causa della concomitanza dei preparativi per i Giochi Olimpici di Parigi 2024. Lo hanno annunciato gli organizzatori della corsa.

    L’ultima tappa, tradizionalmente una volata sugli Champs-Elysées, questa volta sarà una cronometro individuale. Sarà la prima volta che il Tour finirà con una crono dal leggendario 1989 quando il francese Laurent Fignon perse la maglia gialla per otto secondi, il più piccolo distacco della storia, contro l’americano Greg Lemond. LEGGI TUTTO

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    Morte Rebellin, annullata la presentazione della Maglia Rosa per il Giro d’Italia 2023

    “Non ci sembrava il momento giusto. Questo è un momento che ci deve far riflettere su ciò che sta accadendo sulle strade in Italia, e avere un momento di ricordo”. Lo dice il direttore del Giro d’Italia, Mauro Vegni, che doveva presentare la nuova Maglia Rosa per il Giro 2023, evento annullato.Sulla sicurezza in strada per i ciclisti, e la conseguente mancanza di nuove leve italiane nello sport delle due ruote a pedali, Vegni osserva: “il problema vero è che queste cose hanno bisogno di cultura trasversale, di rispetto tra utenti. poi esistono anche situazioni imprevedibili ma che non dipendono dalla volontà di nessuno. Però -dice Vegni all’Adnkronos- ora cominciano a essere un po’ troppi i morti, ed è un problema serio che va affrontato e discusso in maniera decisa”.  
    In strada, risponde a chi osserva l’impari confronto tra mezzi pesanti e biciclette, “i rapporti di forza sono quelli che sono e  bisogna rispettarsi tutti. Il ciclista è in strada e deve saper cosa si può fare e cosa no. Poi quello che succede ci prende tutti in maniera particolare, e Rebellin era un uomo di esperienza, ne aveva tanta: vedremo cosa diranno le indagini. Sicuramente c’è bisogno di fare qualcosa di più rispetto a quanto fatto finora, un ciclista è comunque un soggetto debole, per quanto sia esperto”.  LEGGI TUTTO