consigliato per te

  • in

    Bojana Milenkovic si racconta: l’esperienza in Turchia, la nazionale, le sfide della sua carriera

    Fernando Birri, incommensurabile regista argentino, nel corso di un incontro con alcuni studenti all’Universidad de Cartagena, nella bellissima città colombiana di Cartagena de Indias, diede probabilmente la miglior definizione circa l’utilità dell’utopia (in una risposta spesso ed erroneamente attribuita a Eduardo Galeano, anch’egli presente in quell’occasione). A cosa serviva, essendo collocata nell’orizzonte e, di conseguenza, non raggiungibile? “A camminare”. Sommando passi, percorrendo itinerari, pur non raggiungendo mai la linea tratteggiata tra il mare e il sole si ha la contestuale possibilità di macinare vita. Ecco, pur non potendo noi conoscere il suo obiettivo più utopico, Bojana Milenkovic di passi ne ha fatti tanti, a tal punto da poter – oggi – essere considerata una raccoglitrice di esperienze umane, con la pallavolo come combustibile per continuare questo viaggio multicolore che dalla Serbia l’ha portata in Italia, Kazakistan, Romania, Polonia, Ucraina e ora Turchia.

    Entrata nel rettilineo finale della sua prima stagione in Sultanlar Ligi con il Nilufer Belediyespor Eker, la schiacciatrice originaria di Belgrado si è raccontata in esclusiva ai nostri microfoni.

    Bojana, partiamo dalla tua stagione con il Nilufer. Come ti stai trovando a Bursa?

    “Questa è la mia prima esperienza nel campionato turco. Ero certa di potermi adattare facilmente e, alla fine, posso dire di essere soddisfatta di questa stagione, soprattutto per quanto riguarda il mio rendimento individuale. Inoltre, devo dire che la Turchia e Bursa sono posti bellissimi, il cibo è delizioso e le persone sono molto cordiali“.

    Come riassumeresti il percorso del Nilufer fino a questo momento? Quali sono stati i momenti chiave della vostra stagione?

    “I momenti più importanti devono ancora arrivare, ma credo che abbiamo le carte in regola per raggiungere i nostri obiettivi. La squadra è molto giovane e inesperta, il che ci ha penalizzato un po’ in questa stagione; tuttavia, spero che il nostro campionato si concluda con un lieto fine“.

    C’è qualcosa che avreste potuto fare meglio, soprattutto nella prima parte della stagione?

    “Sì, abbiamo perso alcune partite che avremmo dovuto vincere, e abbiamo vissuto diversi alti e bassi. Per questo motivo stiamo affrontando la seconda parte della stagione con grande serietà, poiché per noi ogni punto è fondamentale“.

    Quali sono i vostri obiettivi e le vostre aspettative per le ultime partite della Sultanlar Ligi?

    “All’inizio della stagione, non sapevamo quale sarebbe stato il nostro obiettivo, ma ora è chiaro: centrare la salvezza e mantenere la categoria. Sono convinta che possiamo farcela“.

    Come valuti il tuo rendimento e il contributo che stai dando alla tua squadra?

    “Sono soddisfatta delle mie prestazioni individuali, anche se preferisco che siano gli altri a esprimere il loro giudizio. In campo cerco sempre di assumermi responsabilità e aiutare le mie compagne il più possibile“.

    Facciamo un passo indietro e parliamo della tua esperienza alle Olimpiadi di Parigi. Com’è stato partecipare a un torneo così importante?

    “Giocare per la propria nazionale è probabilmente il sogno di ogni atleta, e le Olimpiadi rappresentano il culmine di una carriera. Almeno, per me è stato così. Oggi posso dire di aver realizzato questi sogni. Sono estremamente felice di aver avuto l’opportunità di partecipare sia ai Giochi di Tokyo che a quelli di Parigi, tanto che ricordo ogni dettaglio di queste esperienze. È qualcosa di indescrivibile“.

    Sei contenta per il ritorno di Zoran Terzic sulla panchina della nazionale serba? Stai già facendo un pensierino agli impegni dell’estate 2025?

    “Ogni anno, attendo con entusiasmo gli impegni con la nazionale: sono impaziente di affrontare nuove sfide! Quando ho saputo che Zoran Terzic sarebbe tornato, sono stata davvero molto felice. Mi manca lavorare con lui e sono certa che riprenderemo da dove ci eravamo fermati“.

    In che modo le esperienze all’estero hanno contribuito alla tua crescita come persona e come giocatrice?

    “Sono felice di avere l’opportunità di vivere questo tipo di vita e di fare ciò che amo. Negli anni ho incontrato molte persone e alcune amicizie perdurano ancora oggi. Sono grata per tutto questo, così come per i numerosi viaggi che ho fatto in giro per il mondo. Le stagioni si susseguono, ma alla fine ciò che conta è il tipo di persona che sei, ciò che la gente ricorda di te e ciò che ti distingue come giocatrice“.

    Nel 2018, poco dopo aver firmato con Scandicci, hai subito una rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro. Com’è stato affrontare questo grave infortunio? Come ha influenzato la tua carriera negli anni successivi?

    “È stato il periodo più difficile della mia carriera: doloroso, lungo e noioso. Ho dovuto rimanere lontana dal campo per dieci mesi. Tuttavia, il sostegno della mia famiglia ha reso tutto più facile. Durante il recupero sono stata coraggiosa e tenace. Così, quando sono tornata, ero al livello che avevo raggiunto prima dell’infortunio; non penso che questo mi abbia fatto regredire. Dico sempre: ‘Chissà a cosa è servito’“.

    Sei soddisfatta del tuo percorso pallavolistico finora? Hai qualche rimpianto o c’è qualcosa che cambieresti?

    “Sono orgogliosa di me stessa e grata di aver realizzato e di continuare a perseguire i miei sogni. Anche se non posso cambiare ciò che è già successo, posso correggere alcuni errori che commetto, perché si va sempre avanti e mai indietro“.

    Quali sono i tuoi sogni per il futuro?

    “Per quanto riguarda la pallavolo, intendo proseguire su questa strada. Ho già realizzato la maggior parte dei miei sogni, ma vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi sarebbe il coronamento della mia carriera“.

    Scorrendo le foto che pubblichi sulle tue pagine social, sembri una persona sempre gioiosa e sorridente. Puoi dirci due parole su di te, sul tuo carattere e sulla tua vita fuori dal campo?

    “Mi vedi sorridente e felice grazie alla mia famiglia e a una ristretta cerchia di amici. Di solito, non parlo tanto di me stessa, ma dal momento che me lo chiedi, mi fa piacere condividere alcune cose. Sono una persona positiva, che cerca sempre di vedere il lato buono delle cose. Sono molto grata per il tempo che trascorro con la mia famiglia, con i miei amici e nella mia città, Belgrado: sono momenti che aspetto sempre con grande impazienza. Amo gli animali e cerco di aiutare gli altri ogni volta che posso, anche donando cibo. Ho tre cani e la mia famiglia gestisce un allevamento di cani corso. Adoro il sole e il mare, e sono una grande amante del gelato. Nel tempo libero, mi piace leggere e fare shopping. In generale, sono molto grata a Dio per la mia vita“.

    Di Alessandro Garotta LEGGI TUTTO

  • in

    Federica Pelloni: “I segreti della UYBA? Spensieratezza e capacità di fare squadra”

    Nella quotidiana frenesia di sottolineare meriti sportivi, evidenziare status e condividere opinioni, generata dalla necessità di dire sempre qualcosa di nuovo, la stampa può finire per trascurare la continuità di elementi che spiccano per talento, rendimento e incisività. Evitando di scomodare la cultura dell’underrated, il sottovalutato che arriva a meritare i piani alti dell’affermazione, è al contempo doveroso tessere le lodi di una giocatrice tra le più positive della Serie A1 femminile 2024-2025: il libero Federica Pelloni, elemento imprescindibile per una Eutotek Uyba Busto Arsizio che sta vivendo una stagione da rivelazione. In vista di Gara 1 dei quarti di finale dei Play Off Scudetto, la 22enne nata a Sassuolo e cresciuta a Castelvetro di Modena si è raccontata in esclusiva ai microfoni di Volley News.

    È calato il sipario su una regular season molto positiva per Busto Arsizio. Le va di tracciare un bilancio finale?

    “Fino a questo momento, è stata una stagione davvero incredibile, poiché abbiamo ottenuto risultati che nessuno si aspettava, nemmeno noi. Siamo partite un po’ con il freno a mano tirato, probabilmente perché siamo una squadra giovane e inesperta; quindi, abbiamo dovuto trovare il nostro ritmo. Ma una volta che abbiamo carburato, siamo riuscite a ottenere risultati straordinari, battendo anche vere e proprie corazzate. Perciò, sono molto soddisfatta del nostro percorso: come squadra e come società, non potevamo desiderare di più“.

    C’è stato un momento in cui avete capito che i Play Off Scudetto erano un traguardo alla vostra portata?

    “Credo che ognuna di noi fosse consapevole che avremmo potuto farcela. Tuttavia, devo sottolineare che, come squadra, non abbiamo mai affrontato le partite con l’ansia di dover vincere a tutti i costi o la paura di non arrivare tra le prime 8. A mio avviso, le chiavi che ci hanno permesso di raggiungere i Play Off sono state la spensieratezza, la voglia di fare bene e il desiderio di mostrare chi siamo“.

    Focalizziamo sui vostri principali punti di forza.

    “I punti di forza più importanti della Uyba fino ad ora sono stati il gruppo squadra, la capacità di rimanere unite e compatte nei momenti difficili per superare gli ostacoli lungo il nostro cammino e, come ho già detto, la spensieratezza. Questa caratterizza non solo le nostre partite, ma anche gli allenamenti. Infatti, ogni giorno andiamo in palestra con l’intento di crescere e fare bene, senza però imporci troppe pressioni; è una mentalità che ci ha permesso di ottenere risultati importanti durante la regular season“.

    Da qui a fine stagione come si prosegue?

    “Sia a livello personale che come squadra, non vediamo l’ora di affrontare la seconda fase della stagione. Nei quarti di finale dei Play Off Scudetto, affronteremo Scandicci. Proveremo a fare del nostro meglio contro questa grande corazzata, senza perdere la nostra spensieratezza. Ovviamente non sarà semplice e ci sarà un po’ di ansia, dato che si tratta di Play Off; tuttavia, cercheremo di rimanere unite e di aiutarci il più possibile per esprimere la nostra miglior pallavolo“.

    La Uyba, oltre a conquistare il sesto posto in regular season, ha valorizzato tutte le individualità. Ha avvertito questa sensazione? In quali aspetti pensa di essere migliorata maggiormente?

    “Sì, pur essendo una squadra giovane e con poca esperienza nel campionato di A1, quest’anno siamo riuscite a fare bene e a esprimere un bel gioco. Personalmente, ritengo di essere cresciuta sia a livello caratteriale che tecnico. Sono quindi soddisfatta dei miei progressi, ma sono anche consapevole di avere ancora molto da migliorare e apprendere“.

    Non è semplice passare dall’A2 all’A1, eppure ha dimostrato una grande qualità di adattamento. Qual è stato il suo segreto? E quali differenze ha riscontrato tra queste categorie?

    “Il mio segreto nel processo di adattamento all’A1 sta nel lavoro costante, giorno dopo giorno, senza mai mollare. Anche nei momenti in cui magari le cose non andavano esattamente come speravo, non mi sono mai arresa e ho continuato a impegnarmi. D’altronde, le differenze tra queste categorie sono notevoli e riguardano soprattutto la velocità della palla e la potenza degli attacchi. Tuttavia, grazie all’allenamento, sono riuscita a prendere confidenza con l’A1 e, partita dopo partita, mi sono abituata sempre di più“.

    Quello del libero è un ruolo particolare. Più istinto o tecnica? Quanto conta l’esperienza?

    “Inevitabilmente, la tecnica è una base fondamentale per questo ruolo. Tuttavia, non si può trascurare l’importanza dell’istinto, che consente di superare i limiti della tecnica, e dell’esperienza, che si acquisisce giorno dopo giorno“.

    Come vive la responsabilità di dover sbagliare poco o nulla in ricezione e in difesa?

    “In realtà, non la vivo come una responsabilità. Certo, mi sono sempre posta obiettivi personali, come sbagliare una ricezione in meno rispetto alla partita precedente o difendere una palla in più o in modo più preciso. Tuttavia, non ho mai sentito il peso della responsabilità di dover sbagliare poco o nulla, soprattutto quest’anno, alla mia prima esperienza in A1. Non sono ossessionata dall’idea di dover fare tutto perfettamente e su questo devo ringraziare la squadra, la società e lo staff, che non mi hanno mai assillata. Il concetto è che, anche se si sbaglia una palla, si deve pensare a quella successiva. Anche i migliori liberi commettono errori in ricezione e in difesa. Dunque, non ha senso per una giocatrice giovane al primo anno di A1 imporsi di non dover sbagliare“.

    Quali sono i suoi sogni nel cassetto e quali obiettivi si è posta per i prossimi anni?

    “Ho tanti sogni nel cassetto, a cominciare dalla maglia azzurra della nazionale: spero che un giorno questo possa avverarsi. Inoltre, desidero continuare a giocare in una categoria prestigiosa come la Serie A1, migliorare sempre di più e crescere sia tecnicamente sia caratterialmente“.

    In chiusura dell’intervista, ci racconta com’è Federica fuori dal campo?

    “Al di fuori della pallavolo, sono una ragazza che studia Scienze Motorie all’università e si dedica ai propri hobby. Ad esempio, nei giorni liberi, mi piace uscire con le amiche, fare shopping, ma anche rilassarmi a casa guardando una serie TV“.

    Di Alessandro Garotta LEGGI TUTTO

  • in

    Taylor Mims: “Nelle ultime settimane si sono visti i frutti del mio impegno”

    Tra tutte le sensazioni di stupore che possiamo provare di fronte al cambiamento di un giocatore, la più intensa e inaspettata rimane quella che ci fa provare un elemento che pensavamo inadeguato e che invece, da un momento all’altro, diventa improvvisamente uno dei migliori. Un cambiamento talmente radicale e repentino da lasciarci l’impressione di non aver capito fino in fondo lo sport che stiamo guardando, che ci sia almeno un piano della realtà che ci sfugge, che per forza di cose dobbiamo lasciare al mistero. Insomma, la sensazione che abbiamo provato guardando giocare Taylor Mims, che nel giro di poche settimane è passata da essere oggetto del mistero a giocatrice importante della Igor Gorgonzola Novara.

    In esclusiva ai microfoni di Volley News, l’opposta statunitense ha parlato di sé, del suo percorso pallavolistico e della sua esperienza in Italia, soffermandosi anche sull’ottimo momento di forma che sta vivendo.

    Taylor, partiamo dall’ultimo capitolo della tua carriera con la Igor Gorgonzola Novara. Come ti stai trovando?

    “Mi trovo bene qui! La città è bella, accogliente e non è così distante da Milano. In generale, mi piace molto lo stile di vita italiano, in particolare la cultura dell’aperitivo“.

    Come riassumeresti la stagione di Novara fino a questo momento?

    “Direi che finora è stata una buona stagione. Non è stata né negativa né perfetta, ma siamo costanti e stiamo procedendo nella giusta direzione“.

    Quali sono i vostri obiettivi e le vostre aspettative per il finale di stagione?

    “Gli obiettivi sono lottare per ottenere i migliori piazzamenti e dare sempre il massimo in ogni partita, sia in campionato che nella nostra competizione europea. Questo discorso valeva anche per la coppa nazionale, sebbene ora sia già passata“.

    Nella prima parte della stagione hai avuto alcuni alti e bassi nel rendimento, ma ora sembra che sia scattato qualcosa. Come valuti le tue performance e la tua crescita nel corso di quest’anno? Cosa è cambiato nelle ultime settimane?

    “All’inizio della stagione, ho subito un infortunio agli addominali che ha influito sulla mia fiducia e sulla mia forza. Ci ho messo un po’ a recuperare da questo stop, ma il supporto delle mie compagne di squadra e dello staff ha reso il percorso più semplice. Le ultime settimane hanno dimostrato che ho lavorato duramente in allenamento: quando ho avuto la possibilità di giocare, si sono visti i frutti del mio impegno“.

    In che modo il lavoro con una leggenda della pallavolo come Lorenzo Bernardi sta influenzando il tuo gioco?

    “Sai, essere allenati da qualcuno con una grande esperienza e numerosi riconoscimenti nella carriera è estremamente prezioso. Non ci sono molti allenatori con un percorso da giocatore ai livelli che ha raggiunto lui. Essere guidata da una persona con una così profonda conoscenza del gioco ha indubbiamente elevato il mio livello. Ora vedo la pallavolo in modo diverso; mi ha spinta a migliorare ogni giorno, dandomi fiducia e aiutandomi a crescere notevolmente come giocatrice“.

    Facciamo un passo indietro. Quanto è stata importante per te l’esperienza in Francia con le Neptunes de Nantes?

    “Oh Nantes… Non posso che dire cose positive su questa città, sul club, sullo staff e sulle compagne di squadra che ho avuto nelle due stagioni trascorse lì. Per me, Nantes è diventata la mia ‘casa lontano da casa’ ed è un posto dove ho imparato molto su come essere una professionista. Ho avuto l’opportunità di prendere parte alla mia prima competizione europea e di vincere il mio primo titolo, la Coppa di Francia. Inoltre, essere allenata da Cesar Hernandez è stato un sogno e ha rappresentato la chiave del mio successo personale. Non posso che ringraziarlo per avermi spinta oltre i miei limiti e per aver reso la scorsa stagione indimenticabile“.

    Qual è stato il momento più bello della tua carriera pallavolistica?

    “Ci sono molti momenti indimenticabili, ma il primo che mi viene in mente è la vittoria della Coppa di Francia nella scorsa stagione. Cesar ha sempre tenuto discorsi motivazionali prima dei nostri riscaldamenti, ma quello prima della finale ha emozionato tutti: credeva in noi in modo così forte che lo percepivamo chiaramente. Alla fine, abbiamo disputato una grande partita, portato la coppa a Nantes e vissuto momenti di pura euforia. Quella squadra era davvero speciale. Alcune di noi erano rimaste dalla stagione precedente, ma in generale siamo cresciute insieme: era come giocare a pallavolo con le proprie sorelle o migliori amiche. Perciò, quel momento lo conserverò nel mio cuore per sempre“.

    Qual è stato l’insegnamento più importante che ti ha dato la pallavolo?

    “La lezione più importante che ho appreso dalla pallavolo è che nessuno è lì per fare le cose al tuo posto: sei tu a doverlo fare. In questo senso, il tuo ‘nemico’ più grande sei sempre tu, poiché i pensieri negativi, la procrastinazione, le scuse e la paura di uscire dalla propria comfort zone non ti porteranno mai dove desideri arrivare. Puoi avere i migliori allenatori e compagni di squadra, ma se non hai fiducia in te e non sei la tua stessa motivazione, non puoi crescere. Per me, è stato un grande passo in avanti imparare a sfidare me stessa e a spingermi verso obiettivi più ambiziosi, sia personali che di squadra“.

    Quali sono i tuoi sogni per il futuro?

    “È incredibile pensare che quello che sto vivendo oggi fosse il mio sogno 5-6 anni fa… Attualmente, però, il mio obiettivo nel mondo della pallavolo è vincere un titolo in Italia, sia esso una coppa o un campionato. A livello personale, il mio sogno più grande è avviare una famiglia e, un giorno, stabilirmi in Spagna o in Francia e aprire un bar“.

    Per chiudere l’intervista, alcune domande per conoscerti meglio. Ci potresti raccontare qualcosa su di te, sul tuo carattere, sulla tua famiglia e sulla tua vita nel Montana?

    “Alcuni dei miei amici più stretti mi descriverebbero come un personaggio (ride, ndr): sempre attiva, con un caffè in mano e spesso in ritardo (sono puntuale ovunque tranne che a casa). Sono anche una persona che può sembrare timida fino a quando non si arriva a conoscermi. Sono la maggiore di tre figli: ho un fratello di 25 anni di nome Greg e una sorella di 15 di nome Rosa. Sono nata e cresciuta a Billings, nella riserva dei Crow del Montana, circondata da cavalli, mucche e polli, praticamente in una fattoria (ride di nuovo, ndr). Ho amato ogni momento trascorso lì“.

    C’è qualcosa che la gente potrebbe non sapere di te e che potrebbe sorprenderla?

    “Riprendendo il discorso della domanda precedente, ho la sensazione di sorprendere molte persone quando racconto di essere cresciuta e di aver vissuto in una fattoria, circondata dagli animali, per la maggior parte della mia vita fino a quando sono andata al college“.

    Un’ultima curiosità: quali artisti ascolti di solito? Ti capita spesso di leggere libri o di guardare serie TV e film?

    “I miei artisti preferiti sono Drake, Gazo, Tyler the Creator e Tory Lanez. Non guardo più serie TV e film come facevo una volta, ma ho ripreso a leggere. Non so quanto durerà (ride, ndr), ma ci sto provando“.

    Di Alessandro Garotta LEGGI TUTTO

  • in

    Alla scoperta di Daria Wieczorek, giovane promessa della pallavolo polacca (che sogna l’Italia)

    Remember the name. Tre parole, non per tutte. Lo dice chi è rimasto talmente affascinato da qualcosa – o da qualcuno in questo caso – da dover far sapere ai più chi è quella ragazza da ricordare quando sarà una grande giocatrice. Perché lo diventerà, come una di quelle regole non scritte della pallavolo in proiezione futura. Il nome è Daria Wieczorek. Diciassette anni ancora da compiere, ma talento cristallino che l’SMS PZPS Szczyrk e l’AS AZS-AWF Wroclaw stanno “coccolando” in attesa della sua esplosione ai massimi livelli.

    Volley News vi porta alla scoperta di questa giovane schiacciatrice che, insieme a Natasza Ornoch (qui la sua intervista ai nostri microfoni), è una delle migliori rappresentanti della new wave del movimento femminile polacco.

    Daria, raccontaci qualcosa di te. Com’è nata la tua passione per la pallavolo?

    “Da bambina ho praticato molti sport, come nuoto, tennis, sci e snowboard. Tuttavia, ho sempre desiderato provare la pallavolo. Quando mia madre mi ha portato al mio primo allenamento, ho subito capito che era un’attività in cui potevo eccellere. Nessuno mi ha mai costretta a giocare a pallavolo; ho scelto questo sport perché mi dava gioia e stimoli“.

    Com’è stato il tuo percorso finora? Hai cambiato molte squadre?

    “Il mio percorso a livello di club è piuttosto semplice. Dal 2016 gioco per la squadra della mia città natale, Wroclaw (Breslavia, ndr), e nel 2022 mi sono trasferita in un collegio a Szczyrk, dove i giovani pallavolisti hanno l’opportunità di crescere e studiare. È un po’ complicato da spiegare, ma grazie a un accordo posso giocare nella lega senior a Szczyrk e nel campionato giovanile a Wroclaw“.

    Qual è stato il momento più bello della tua carriera?

    “La vittoria contro la Turchia che agli Europei U18 ci ha permesso di classificarci tra le prime quattro del torneo. Ripensando a quel successo, provo ancora emozioni positive per l’orgoglio che abbiamo condiviso, e i sorrisi sui volti di tutta la squadra, dello staff e della mia famiglia. Centinaia di ore di allenamento ci avevano regalato l’opportunità di vivere quella serata magica. Credo che questi siano i momenti più belli per uno sportivo e ciò per cui vale la pena lavorare“.

    Se dovessi descriverti come giocatrice a chi magari non ti ha mai visto giocare, come lo faresti? Hai un idolo pallavolistico o qualcuno a cui ti ispiri?

    “Mi descriverei come una persona piuttosto vivace quando sono in campo, anche se cerco sempre di controllare le mie emozioni. Durante le partite parlo molto con le mie compagne di squadra e non perdo mai la fiducia. Cerco di sorridere e trasmettere energia agli altri. Quando ho iniziato a giocare a pallavolo, mio papà mi parlava della campionessa italiana Francesca Piccinini: ho sempre desiderato diventare come lei, entrare a far parte della nazionale, vincere medaglie e avere successo in questo sport“.

    Alcuni esperti e addetti ai lavori ti vedono come un astro nascente e una nuova speranza per il futuro della pallavolo polacca. Cosa ne pensi? È qualcosa che ti motiva ancora di più?

    “È certamente gratificante ricevere questi giudizi dagli esperti. Questo mi motiva a continuare a crescere e dimostra che il duro lavoro porta i suoi frutti. Tuttavia, non intendo adagiarmi sugli allori, poiché sono consapevole di avere ancora molto da imparare. Inoltre, ci sono molte altre ragazze di talento che, come me, lavorano duramente per entrare nelle selezioni nazionali“.

    In che modo l’esperienza con l’SMS PZPS Szczyrk ti sta formando come giocatrice e come persona?

    “Penso che la scuola di Szczyrk mi abbia aperto molte opportunità. Il tempo dedicato agli allenamenti e alla formazione di ciascuno di noi porta a risultati concreti. Le opinioni della gente su questa scuola non sono sempre concordi, ma io credo che chiunque abbia la possibilità di venire qui dovrebbe coglierla, perché non solo ti fanno crescere come atleta, ma ti preparano anche a vivere autonomamente in futuro“.

    Invece, come sta andando la stagione con l’AS AZS-AWF Wroclaw?

    “Siamo in semifinale del campionato giovanile polacco. Sono molto soddisfatta del percorso della nostra squadra e credo che, con un’altra buona partita, abbiamo la possibilità di raggiungere la finale. Ormai gioco con queste compagne da quattro anni e penso che la nostra forza risieda nell’intesa e nella capacità di affrontare situazioni difficili“.

    Quali sono i momenti salienti della tua esperienza con le nazionali giovanili?

    “Ho partecipato a diversi tornei internazionali, e li ricordo tutti molto bene; attendo con ansia il prossimo! I periodi di preparazione, i viaggi insieme e l’atmosfera all’interno della squadra sono sempre stati eccezionali. Inoltre, credo che una buona comunicazione con gli allenatori ci abbia permesso di giocare bene e di ottenere ottimi risultati. Non saprei elencare i momenti o le partite più importanti; però, posso dire che l’intera fase a gironi degli Europei a cui ho partecipato è stata un’esperienza straordinaria per me“.

    Quali sono i tuoi prossimi obiettivi per quanto riguarda le nazionali giovanili?

    “Grazie alle ottime prestazioni ai Campionati Europei U18, la nostra squadra si è qualificata per i Mondiali, che rappresentano l’obiettivo principale di questa stagione. Credo che abbiamo un grande potenziale per competere per le posizioni più alte della classifica. Il roster che parteciperà a questa competizione sarà annunciato solo prima dell’inizio dell’evento, ma senza dubbio farò del mio meglio per essere presente e aiutare la squadra“.

    Dove ti vedi nel giro di qualche anno?

    “Ho sempre desiderato giocare nel campionato italiano e sto lavorando intensamente per realizzare questo sogno. Tuttavia, prima devo completare gli studi in Polonia. Spero, insieme alla mia agenzia Gold Sport, di trovare le giuste opportunità per la mia crescita e, un giorno, di avere l’occasione di indossare i colori di una delle migliori squadre di Serie A1“.

    Un’ultima curiosità: chi è Daria Wieczorek fuori dal campo? A quali hobby ti dedichi quando non sei in palestra?

    “Sono una persona estroversa a cui piace provare cose nuove: in fondo, si vive una volta sola. Ogni tanto, però, ho bisogno di tempo per me stessa; in queste occasioni ascolto musica e podcast di atleti. Mi piacciono gli sport acquatici e trascorrere momenti spensierati all’aperto. In futuro vorrei provare il paracadutismo e fare snorkeling nella barriera corallina in Australia“.

    Di Alessandro Garotta LEGGI TUTTO

  • in

    Erika Esposito, segniamoci questo nome: Volleyrò, nazionali giovanili, AltaFratte e… lo stage con Velasco

    Negli ultimi anni la Serie A2 femminile ha saputo regalare spesso e volentieri sorprese e lampi di genio, dimostrandosi una vera e propria fucina di talenti per quelle giovani che hanno bisogno di “farsi le ossa” prima di esplodere nelle competizioni maggiori. Basti pensare a Ekaterina Antropova ed Elena Pietrini, due stelle della pallavolo italiana che proprio in cadetteria – rispettivamente con Sassuolo e Club Italia – hanno iniziato a mostrare il loro potenziale e che adesso stanno vivendo carriere di livello internazionale. 

    Dunque, non è un caso se anche nel campionato 2024-2025 sono tante le giovani promesse da tenere d’occhio. Tra queste c’è sicuramente Erika Esposito, schiacciatrice sedrianese classe 2006 che sta ottenendo soddisfazioni di rilievo con la maglia della Nuvolì AltaFratte Padova. Proviamo a conoscerla meglio in questa intervista esclusiva.

    Ci racconti chi è Erika Esposito, cosa rappresenta per lei la pallavolo e come ha scoperto il suo talento per questo sport.

    “Sono una schiacciatrice della Nuvolì AltaFratte Padova, ho appena compiuto 19 anni e gioco a pallavolo da 12 anni. Questo sport ha accompagnato tutte le fasi della mia vita fino ad ora, aiutandomi a crescere e a comprendere meglio alcuni aspetti del mio carattere. Inizialmente, era solo un gioco; poi, con il passare del tempo, è diventata una passione che occupa un posto molto importante nella mia vita. Alla fine, sono riuscita a raggiungere anche traguardi importanti, il che mi ha spinto a credere ancora di più in ciò che stavo facendo“.

    Quali sono state le tappe più importanti del suo percorso pallavolistico?

    “Per un’atleta giovane come me tutte le tappe sono state fondamentali per arrivare dove sono ora. Tuttavia, posso dire che i momenti più significativi del mio percorso sono stati il passaggio al Volleyrò Casal de Pazzi, la vittoria del Campionato Europeo in Repubblica Ceca con la nazionale U17 e l’esordio in Serie A2 con l’AltaFratte“.

    foto Instagram @erikaespositoo_

    È uno dei talenti più cristallini cresciuti al Volleyrò Casal de Pazzi negli ultimi anni. In che modo questa esperienza ha contribuito alla sua crescita?

    “L’esperienza con il Volleyrò è stata indubbiamente formativa a 360 gradi. Oltre ai progressi dal punto di vista tecnico, grazie a uno dei migliori settori giovanili d’Italia, ho avuto l’opportunità di crescere anche come persona. Questo ha significato per me trasferirmi a Roma e affrontare un periodo delicato come l’adolescenza lontano da casa, condividendo la mia passione e la vita al di fuori del campo con altre ragazze. Alla fine, conservo un ricordo molto positivo di questa esperienza, che mi ha permesso di crescere enormemente“.

    Quali sono le sue principali caratteristiche come schiacciatrice? C’è una giocatrice a cui si ispira per il suo ruolo?

    “Per quanto riguarda le mie caratteristiche come schiacciatrice, essendo una giovane al suo primo anno in A2, non punto sull’esperienza, ma sull’entusiasmo e sulla voglia di emergere. In questa stagione, il mio punto di forza è sicuramente l’attacco, dove riesco a sfruttare al meglio le mie doti fisiche. Invece, per quanto riguarda i fondamentali di seconda linea, è un anno di transizione e adattamento; tuttavia, sto lavorando per crescere e diventare una giocatrice completa. Per il mio ruolo, non posso fare a meno di ispirarmi a campionesse come Gabi: cerco di seguirle e di apprendere il più possibile da loro, anche solo osservandole“.

    foto LVF

    Veniamo alla sua stagione di esordio in Serie A. Come si trova a Padova e cosa le piace maggiormente della sua società?

    “L’impatto con la Serie A2 è stato molto positivo. Del resto, il primo anno è sempre caratterizzato da novità ed entusiasmo. Tuttavia, posso affermare che la mia esperienza è resa ancora più bella dal mio club. Sin dall’inizio, mi sono trovata bene sia con le compagne di squadra che con lo staff. Qui mi sento parte di una grande famiglia, dove tutti sono a disposizione delle giocatrici, in particolare di quelle come me che devono conciliare gli studi con una carriera pallavolistica di alto livello“.

    Si aspettava un campionato così positivo dalla sua squadra? Com’è il bilancio finora?

    “Ero consapevole di far parte di una buona squadra e di un bel gruppo, ma non avevo idea di come fosse il campionato di A2 e, di conseguenza, non potevo prevedere l’andamento della nostra stagione. Alla fine, però, non posso lamentarmi. Anzi, siamo molto soddisfatte perché il nostro obiettivo era centrare la Pool Promozione e ci siamo riuscite, mostrando anche un bel gioco. Forse in alcune occasioni avremmo potuto raccogliere qualche punto in più e toglierci ulteriori soddisfazioni, ma nel complesso il bilancio è molto positivo“.

    Con quali propositi e ambizioni scenderete in campo nel finale di stagione?

    “Avendo già raggiunto il nostro obiettivo principale, potremo giocare senza troppa pressione e senza nulla da perdere. Questa cosa potrebbe anche rivelarsi un vantaggio. In ogni caso, ci impegneremo a dare il massimo, come abbiamo sempre fatto quest’anno, e alla fine vedremo dove saremo arrivate nella Pool Promozione“.

    foto LVF

    277 punti con il 39,6% di efficacia in attacco, 29 ace e 19 muri in 18 partite: cosa aggiungerebbe a quello che già dicono questi numeri?

    “I numeri dicono tanto, ma non raccontano tutto. Infatti, dietro a queste statistiche si nasconde il duro lavoro che ogni giorno svolgiamo in palestra con la squadra e lo staff. I numeri sono il frutto del nostro impegno in questa stagione, che ha portato non solo a una crescita tecnica, ma anche a una crescita umana, aiutandomi a diventare la persona e la giocatrice che sono oggi. Detto ciò, non ho motivo di lamentarmi delle mie statistiche e posso affermare di essere molto soddisfatta della mia stagione finora“.

    Può vantare ben quattro medaglie con le nazionali giovanili: un oro (Campionato Europeo U17 nel 2022), due argenti (Campionato Europeo U16 nel 2021 e Campionato Europeo U20 nel 2024) e un bronzo (Campionati mondiali U19 nel 2023). Cosa prova una giocatrice così giovane a raggiungere questi risultati?

    “Ho avuto l’opportunità di partecipare a competizioni internazionali sin dall’U16. Considero questo un onore significativo e un grande riconoscimento. Oltre ai risultati e alle medaglie che aumentano la soddisfazione, giocare con la maglia del proprio paese rappresenta un’esperienza che favorisce la crescita personale e responsabilizza. Infatti, l’Italia ha una tradizione pallavolistica importante e indossare l’azzurro comporta un forte senso di responsabilità, che si traduce nella volontà di raggiungere obiettivi ambiziosi. Dunque, queste esperienze sono molto formative e offrono l’opportunità di affrontare nuove sfide, con la possibilità di ottenere risultati che portano grande gioia. Sono sicuramente un motivo di grande orgoglio“.

    foto Instagram @erikaespositoo_

    Quali sono i suoi prossimi obiettivi per quanto riguarda le nazionali giovanili?

    “In questo momento, i miei piani hanno subito una svolta grazie alla convocazione di Velasco per lo stage a Bologna. È come se si fosse aperta una nuova porta. Sarebbe fantastico riuscire a entrare nel gruppo della nazionale B o, comunque, lavorare con il CT. Ma questo lo vedremo più avanti, anche perché quest’estate ci saranno i Mondiali U21 in Indonesia. Penso quindi che sarà un’estate molto impegnativa, o almeno spero che sia così“.

    E i suoi sogni per il prosieguo della carriera?

    “Per quanto riguarda il prosieguo della mia carriera, non voglio andare di fretta. Preferisco fare i passi giusti, concentrandomi sul miglioramento tecnico e poi vedere cosa succederà. Certo, non nascondo che il mio sogno è giocare in Serie A1 o nei campionati più prestigiosi d’Europa e del mondo. Al tempo stesso, però, desidero rimanere con i piedi per terra e affrontare un passo alla volta“.

    In chiusura dell’intervista, ci racconta com’è Erika fuori dal campo? Quali sono le sue passioni?

    “Fuori dal campo, sono una studentessa dell’ultimo anno di liceo scientifico e, come tanti miei coetanei, attualmente sto affrontando la scelta dell’università. Conciliare studio e sport agonistico non è sempre facile, e quest’anno in particolare ho poco tempo libero. Tuttavia, quando posso, mi piace andare a trovare i miei amici, che vivono un po’ sparsi per l’Italia. Ovviamente, non riesco a farlo sempre, quindi quando sono a casa mi dedico alla lettura e all’ascolto della musica. In generale, sono una ragazza tranquilla, riservata e determinata. Quest’ultimo aggettivo mi descrive sia dentro che fuori dal campo, e penso che rappresenti uno dei miei punti di forza“.

    Di Alessandro Garotta LEGGI TUTTO

  • in

    “La pallavolo è la mia vita”. Intervista esclusiva alla leggenda russa Lyubov Sokolova

    Cosa ricordiamo di una giocatrice? Quando pensiamo a lei, andando indietro con la memoria, quando magari ha smesso di giocare, cosa ci viene in mente? Di una palleggiatrice ricorderemo le magie per smarcare le attaccanti, di una centrale i grandi muri, di una schiacciatrice i punti migliori. Può darsi che sia così, diciamo pure che è molto probabile. Poi, però, ci sono anche le fuoriclasse e le icone che hanno fatto la storia come Lyubov Sokolova.

    Pensare a lei vuol dire fare un tuffo nel passato e uscirne con un sospiro nostalgico, consapevoli di essersi lasciati alle spalle una delle nazionali più forti di sempre. L’ex giocatrice di Bergamo e Jesi ne è stata protagonista scrivendo capitoli importanti della storia della pallavolo russa: dagli ori europei nel 1999 e nel 2001 a quelli mondiali nel 2006 e nel 2010, senza dimenticare le medaglie olimpiche e tanti successi di prestigio a livello di club nella sua splendida carriera.

    Con il tempo, il volley è cambiato, ma non abbiamo dubbi che campionesse come Sokolova resteranno per sempre nei cuori degli appassionati. Ecco la sua intervista esclusiva ai microfoni di Volley News.

    Lyubov Sokolova, una delle più grandi pallavoliste di sempre: cosa provi quando ti guardi indietro e ripensi alla tua carriera?

    “Se guardo indietro e rifletto su ciò che è accaduto, posso dire di essere grata per tutto ciò che ho vissuto. Sono felice di aver vinto quasi tutto durante la mia carriera da giocatrice. Certo, mi dispiace un po’ non aver messo al collo la medaglia d’oro alle Olimpiadi, ma comunque sono contenta di aver vissuto tanti momenti belli“.

    Quando hai capito che saresti diventata una grande giocatrice?

    “Ho capito di voler fare della pallavolo il mio lavoro a 14 anni, quando sono stata ingaggiata da una squadra professionistica, il CSKA Mosca. Lì ho iniziato a lavorare con la prima squadra; era una prospettiva entusiasmante e ho realizzato che avrei voluto giocare a pallavolo nella mia vita e che avrei potuto farlo con successo“.

    Sei stata una delle schiacciatrici più complete di sempre. Qual è stato il segreto per diventare così forte? Cosa è stato più importante per te: il talento o la dedizione?

    “Per me, è stato importante un mix di talento e dedizione. Puoi avere talento, ma senza allenamento e senza voglia di migliorare, non potrai mai crescere e diventare un giocatore forte. Dentro di te deve esserci la passione per la pallavolo, il desiderio di migliorare e la determinazione per diventare più bravo degli altri. Se possiedi questi elementi, sei sulla strada giusta per diventare un buon giocatore“.

    In campo hai sempre messo in mostra una grande autorevolezza. Da dove arrivava il fuoco che avevi dentro? Fuori dal campo eri più timida?

    “No, io non sono mai stata timida. Anche fuori dal campo, sono sempre stata una persona positiva e piena di energia, a cui piace parlare, divertirsi e ballare. La mia personalità si è manifestata anche quando ero una giocatrice. In campo, non puoi nascondere la tua vera natura; non puoi decidere di mostrarti in un modo piuttosto che in un altro. No, non puoi… Il campo non è il palcoscenico di un teatro. Quando giochi, emerge chi sei realmente, ciò che hai dentro di te, e non puoi fare nulla per nasconderlo“.

    Nel corso della tua carriera, hai lavorato con tanti allenatori. Quali sono gli insegnamenti più importanti che hai ricevuto?

    “Ho lavorato con molti allenatori e posso affermare che ognuno di loro mi ha lasciato un insegnamento prezioso. Ad esempio, l’allenatore che ho avuto da piccola mi ha trasmesso la passione per la pallavolo. In seguito, altri mi hanno insegnato la tecnica, alcuni mi hanno fatto capire l’importanza dell’allenamento, come dovevo lavorare e come dovevo giocare, e altri ancora mi hanno aiutato a sviluppare la giusta mentalità. Sono grata ai miei allenatori e li ringrazio, poiché ciascuno di loro mi ha insegnato qualcosa di utile per la mia carriera“.

    Com’è stato lavorare con Nicolay Karpol? Pensi che spingere le atlete al limite in ogni momento sia il miglior modo di allenare?

    “Nicolay Karpol è stato un allenatore molto importante per me, il primo a convocarmi in nazionale, a mettermi in campo e a credere nelle mie capacità di giocare ad alti livelli. Sono estremamente grata per questa opportunità. Tutti conoscono Karpol e sanno che ha un modo di relazionarsi alla squadra molto diretto. Non posso definire questa caratteristica né positiva né negativa. Certamente, non è bello quando un uomo urla a una donna. Tuttavia, quando un allenatore urla a una propria atleta, lo fa per spronarla a dare il massimo. Lavorando insieme, mi sono abituata al suo stile. Per questo motivo, sono convinta che lavorare con lui sia stato importante per la mia carriera“.

    Hai fatto parte di tante squadre forti. Ma, secondo te, cosa distingue una grande squadra da una buona squadra?

    “Penso che la differenza sia data dalla capacità delle giocatrici di collaborare in campo. È questo elemento che rende una squadra migliore di un’altra“.

    Cosa ha reso speciale la nazionale russa che ha vinto i Mondiali nel 2006 e nel 2010, e le medaglie di argento alle Olimpiadi del 2000 e del 2004?

    “Il discorso è lo stesso della domanda precedente. La nazionale russa di cui ho fatto parte era una squadra unica, in cui tutte condividevano le stesse idee e volevano fare bene, vincere e giocare sia per se stesse sia per le compagne. Per questo motivo siamo state una squadra forte, la più forte del mondo“.

    Qual è il ricordo più bello della tua carriera?

    “Non dimenticherò mai i momenti belli della mia carriera, quando vincevo con le mie squadre e provavo felicità ed emozioni positive. Non è facile elencarli tutti. Come è normale, ci sono stati anche momenti brutti. Tuttavia, in generale, quando si vince si vivono sempre momenti belli, mentre quando si perde si affrontano quelli brutti“.

    C’è stato un torneo o una stagione che ti ha lasciato l’amaro in bocca?

    “Nel corso della mia carriera, mi dispiace non aver vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi. È un grande rammarico. Tuttavia, non cambierei nulla del mio percorso e di quello che ho vissuto“.

    Hai giocato in Russia, Croazia, Giappone, Italia, Spagna e Turchia, per un totale di 12 club diversi. Non avresti preferito una maggiore ‘stabilità’? In che modo ti hanno formato le esperienze all’estero?

    “Sì, ho giocato in molti paesi all’estero, a partire dalla Croazia. In quel caso, non era stata una mia scelta; era stato Nicolay Karpol a dirmi di andare a giocare lì, e così ho fatto. Successivamente, ho avuto molte occasioni di giocare al di fuori della Russia. Mi faceva piacere ricevere proposte dai club stranieri e, alla fine, ho vissuto tante esperienze interessanti, viaggiato in molti paesi e conosciuto nuove culture e persone da tutto il mondo. Anche mio figlio ha avuto l’opportunità di accompagnarmi e imparare le lingue dei posti in cui giocavo. Penso che sia stato bello anche per lui. Perciò, non cambierei nulla della mia carriera“.

    Foto Lega Volley Femminile

    Come descriveresti le tue esperienze in Italia con Bergamo e Jesi? Cosa ti piace di più del nostro paese?

    “Le mie esperienze in Italia sono state bellissime. A Bergamo mi sono trovata molto bene: abbiamo vinto, abbiamo perso e qualche volta è andata così così. Tuttavia, porto ancora con me tutte le emozioni che ho vissuto. Anche a Jesi ho trascorso due stagioni interessanti. Nel primo anno abbiamo sfiorato la vittoria, arrivando in finale. Dopo un periodo in Spagna e in Russia, ho riflettuto su dove avrei voluto giocare e ho scelto di tornare a Jesi. Così, ho vissuto un’altra bella stagione. In generale, giocare in Italia è stato fantastico, anche perché ho trovato tanti amici. Inoltre, il vostro paese è meraviglioso: si mangia bene, ci sono tante cose che lasciano a bocca aperta, avete il mare, il sole… È stato davvero piacevole“.

    Come descriveresti le sensazioni che provavi quando giocavi? E cosa ha sostituito l’adrenalina che ti dava la pallavolo?

    “Non ricordo bene cosa pensassi prima delle partite. Sicuramente, come ogni giocatrice, mi preparavo in base alla squadra che avremmo affrontato e, a volte, sapevo già se quel giorno avremmo vinto o perso. Per quanto riguarda l’adrenalina, posso dire che nella mia vita non manca di certo. Ovviamente, ha assunto forme diverse da quando giocavo: mio figlio mi dà adrenalina, così come mio marito, la mia famiglia e il mio lavoro. Dunque, nella mia vita c’è ancora tanta adrenalina“.

    Dopo il tuo ritiro sei rimasta nel mondo della pallavolo. Come mai hai scelto di diventare direttore sportivo? È stato difficile passare dal campo alla scrivania?

    “Dopo aver concluso la mia carriera da giocatrice, mi sono presa un po’ di tempo per riposarmi e mi sono chiesta: ‘Cosa posso fare adesso?’. La risposta è stata immediata e mi ha riportato alla pallavolo. Ho inizialmente provato a lavorare come manager, per poi diventare direttore sportivo. Ho compreso di voler rimanere nel mondo della pallavolo, che conosco bene e di cui posso parlare, trasmettendo le mie conoscenze ad altre persone. La pallavolo è la mia vita, e credo di aver fatto la scelta migliore per me“.

    Foto: VFV

    Cosa ne pensi della nuova generazione di giocatrici russe? La vostra nazionale avrebbe potuto ottenere grandi risultati senza il ban internazionale?

    “Penso che le nostre giovani stiano crescendo in modo molto positivo e rapido. Abbiamo tante giocatrici desiderose di competere ai massimi livelli, ma al momento non possiamo farlo. Tuttavia, quando avremo l’opportunità di partecipare a competizioni internazionali, mostreremo tutto il lavoro svolto in questi anni. Credo che, se avessimo avuto l’opportunità di partecipare a questi tornei, saremmo stati in grado di andare a medaglia. Siamo pronti a dimostrare che il nostro impegno è stato proficuo, che abbiamo molte giocatrici forti e che siamo competitivi”.

    Un’ultima curiosità: per cosa ti piacerebbe essere ricordata?

    “Vorrei essere ricordata come una persona allegra, positiva e sempre con il sorriso sulle labbra!“.

    Di Alessandro Garotta LEGGI TUTTO

  • in

    Amélie Rotar: “Lasciare Roma è stata una scelta importante per il mio benessere”

    Il percorso di un pallavolista, purtroppo o per fortuna, non è praticamente mai lineare. Ci sono svolte, ostacoli, interruzioni e novità che modificano ogni parvenza di copione. Bisogna, dunque, avere la lucidità di comprendere che rimettersi in gioco non vuol dire fare un passo indietro, bensì essere proiettati verso orizzonti più limpidi.

    Amélie Rotar ha dimostrato di credere in questo mantra, come testimoniato dalla decisione di lasciare la SMI Roma Volley a metà stagione per trasferirsi in Romania, precisamente al CSM Volei Alba Blaj.Ecco le dichiarazioni della schiacciatrice francese, intervenuta in esclusiva ai nostri microfoni.

    Amélie, qualche giorno fa hai deciso di risolvere il tuo contratto con la SMI Roma Volley. Come sei arrivata a questa decisione?

    “Non ritengo necessario spiegare le ragioni che mi hanno portato alla decisione di partire; posso solo dire che è stata una scelta importante per il mio benessere. Desidero però esprimere la mia gratitudine a Roma per avermi dato l’opportunità di conoscere il campionato italiano. Ho sempre sognato di giocarci e di confrontarmi con le migliori squadre e le migliori giocatrici del mondo. Spero un giorno di tornare in Italia per continuare a inseguire questo sogno”.

    Come valuti la tua esperienza con il club giallorosso? Hai qualche rimpianto?

    “Alla fine, non è andata come speravo la mia prima esperienza in Italia, ma ho imparato molto e mi porterò dietro tanti insegnamenti. In Italia ogni partita è di altissimo livello e piena di sorprese, perché anche una squadra in fondo alla classifica può battere una squadra nelle prime posizioni. Mi è piaciuta molto l’incertezza per cui tutto può succedere e perciò bisogna dare il 100% in ogni momento. Inoltre, sono grata per le persone che ho incontrato durante la mia esperienza a Roma, e in particolare le mie compagne… Sono certa che resterò in contatto con loro. Questa è la bellezza dello sport: si creano legami forti con altre persone in breve tempo. Quindi, vorrei ringraziarle per il supporto e la gentilezza, e dire loro che mi mancheranno”.

    Foto Lega Volley Femminile

    Hai un ultimo messaggio per i tifosi di Roma?

    “Ho già inviato un messaggio al Branco e ai tifosi di Roma, ma mi fa piacere farlo di nuovo. Queste persone ci hanno sempre sostenuto nei momenti difficili e ci hanno seguito in tutta Italia. Pertanto, ai tifosi di Roma dico grazie per l’accoglienza, il sostegno costante, gli incoraggiamenti e l’energia che spinge le giocatrici a dare il massimo anche nelle avversità”.

    Per te è appena cominciata una nuova avventura in Romania. Quali sono le tue sensazioni da giocatrice dell’Alba Blaj? E quali sono le tue aspettative?

    “Le sensazioni sono fantastiche! Sono entusiasta di far parte dell’Alba Blaj. È un club che ha fatto molto bene finora; quindi, cercherò di aiutarlo a proseguire su questa strada. I miei obiettivi sono trovare il mio posto all’interno della squadra, crescere come giocatrice, supportare le mie compagne nella loro crescita, divertirmi giocando a pallavolo e migliorare negli aspetti in cui ho qualche difficoltà. Il club punta a vincere il campionato, e io voglio far parte di questa storia! Sin dal mio arrivo, ho notato un alto livello di professionalità. Abbiamo a disposizione molte risorse per esprimerci al meglio; alla fine, spetta a noi sfruttarle al massimo”.

    Sappiamo che tuo padre è nato nella regione di Blaj. Questo fattore ha influenzato la tua scelta?

    “Onestamente, questo non ha influito sulla mia scelta, anche se so che per lui è motivo di orgoglio vedermi giocare per la squadra che ha sede vicino alla sua città natale. Sono davvero felice di poter giocare nel mio ‘secondo paese d’origine’ e sono molto orgogliosa di essere approdata in un luogo speciale per mio padre e la mia famiglia. Tuttavia, quando ho preso la mia decisione, ho semplicemente avvertito che Blaj sarebbe stato il posto migliore per me, dove avrei potuto esprimermi al meglio nella seconda parte della stagione”.

    Quali sfide ti aspetti di dover affrontare dopo un cambio di squadra a metà stagione? Come pensi di affrontarle?

    “Unirsi a un nuovo club a metà stagione non è facile, ma il mio mindset è di essere me stessa e dare il massimo per la squadra e per le compagne. Come ho già detto, l’Alba Blaj ha ottenuto ottimi risultati in questa stagione; quindi, spero di contribuire ulteriormente a quanto di buono ha già realizzato”.

    Facciamo un passo indietro e parliamo delle Olimpiadi di Parigi. Com’è andata la tua esperienza a cinque cerchi? Quali sono i ricordi che porterai con te per sempre?

    “Parigi 2024 è stata un sogno. Le Olimpiadi rappresentano l’obiettivo di ogni atleta, essendo il traguardo più prestigioso di una carriera sportiva. Partecipare a un evento di tale portata è un’esperienza difficile da descrivere, poiché per molte persone si tratta dell’occasione di una vita. Essere circondata dai migliori atleti del mondo e vivere i Giochi Olimpici in casa, davanti alla mia famiglia e ai miei amici, è stato davvero speciale. Un ricordo che non dimenticherò mai è la prima Marsigliese che ho cantato in un palazzetto con oltre 10.000 persone. L’emozione che provavo, sapendo che in tribuna c’era la mia famiglia, è stata incredibile. Ho apprezzato molto anche il rispetto dei tifosi: non abbiamo vinto nemmeno una partita, ma l’orgoglio e la gioia di coloro che sono venuti a sostenerci hanno un significato profondo per noi. Anche la cerimonia di apertura, con la Tour Eiffel illuminata e Celine Dion che cantava, rimarrà per sempre impressa nella mia memoria. Sono davvero grata di aver avuto l’opportunità di rappresentare il mio paese in questo modo”.

    Foto Fédération Française de Volley

    Cosa deve fare la Francia per migliorare e ridurre il gap dalle nazionali più forti al mondo?

    “Penso che la Francia stia crescendo ogni anno. Nel 2019 eravamo al 44° posto del ranking mondiale. Poi è arrivato Emile Rousseau, che ha apportato molti cambiamenti, e oggi siamo al 19° posto. Ha svolto un ottimo lavoro e gli sono molto grata. Guardando al futuro, con l’arrivo del nuovo allenatore Cesar Hernandez, sono certa che la squadra continuerà a migliorare. Porterà la sua visione unica della pallavolo e le idee creative che ho avuto modo di apprezzare mentre giocavo per lui l’anno scorso. Inoltre, il nostro gruppo è molto affiatato ed è davvero divertente lavorare insieme. Sono convinta che questo ci aiuterà a raggiungere i risultati desiderati come squadra”.

    Sei contenta per la nomina di Cesar Hernandez Gonzalez come nuovo head coach della nazionale francese? Stai già facendo un pensierino agli impegni dell’estate 2025?

    “Come ho già detto, Cesar è uno dei migliori allenatori che abbia mai avuto. È un ottimo tecnico e, soprattutto, una grande persona. Ha molta esperienza e ha vissuto momenti significativi sia al VakifBank che con la nazionale coreana. Perciò, sono sicura che il suo arrivo sia una cosa positiva. Io e le mie compagne non vediamo l’ora di iniziare questa nuova avventura e affrontare insieme un’estate ricca di impegni!”.

    Quali sono i tuoi sogni e obiettivi per il futuro?

    “Come pallavolista, ho una grande voglia di imparare. Desidero crescere negli aspetti del gioco in cui faccio più fatica e continuare a migliorare in quelli in cui mi sento più a mio agio. Mi piacerebbe giocare nei migliori club del mondo per affrontare sfide che possono aiutarmi a progredire ulteriormente. Sogno di partecipare a un’altra Olimpiade, in particolare a Los Angeles 2028, insieme a mio fratello, che è un giocatore di beach volley. A livello personale, voglio continuare a scoprire cose nuove su me stessa e mettermi nelle migliori condizioni per avere successo. Sono anche molto interessata ad altre culture e stili di vita; per questo, mi piacerebbe visitare nuovi paesi, anche quelli più poveri, per dare una mano dove possibile e trascorrere del tempo con le persone del posto. Ad esempio, insieme a bambini che non hanno accesso allo sport o ad altre attività a causa delle difficili condizioni familiari o del loro paese. Vorrei dedicare a loro il mio tempo e condividere la pallavolo, una passione che ha portato tanta gioia nella mia vita”.

    Per concludere, ti chiedo: chi è Amélie Rotar fuori dal campo?

    “Sono una musicista, sia chitarrista che pianista autodidatta. Adoro suonare quando ho bisogno di unospazio per i miei pensieri. Inoltre, mi piace dormire – forse un po’ troppo – e scoprire nuovi posti e paesi.Infine, sono una persona che ama profondamente la sua famiglia: senza di essa, oggi non sarei qui”.

    Di Alessandro Garotta LEGGI TUTTO

  • in

    Rebecca Piva ci racconta tutto: Caprara, Barbolini, il segreto della UYBA, i sogni… azzurri

    La Serie A1 femminile di quest’anno è meno banale di quanto ci si potesse aspettare. Certo, la Prosecco DOC Imoco Conegliano sta dominando e sembra avere già messo in cassaforte il primo posto in regular season, ma il nostro campionato sta comunque offrendo grande spettacolo, regalandoci tante sorprese e soprattutto un livello di competitività molto elevato.

    Se parliamo di rivelazioni, non possiamo però non citare l’Eurotek Uyba Busto Arsizio di Enrico Barbolini e la sua punta di diamante in posto 4: Rebecca Piva. Infatti, la schiacciatrice bolognese classe 2001 sembra avere raggiunto una sorta di maturità pallavolistica per quanto riguarda lo stile di gioco e la concretezza delle giocate, distinguendosi per ottimi numeri in tutti i fondamentali. E in parallelo con lo straordinario rendimento nel club, sta diventando sempre più concreta la sua candidatura per un ruolo da protagonista nella prossima estate azzurra.

    Intervenuta in esclusiva ai nostri microfoni, Piva ha manifestato tutta la propria soddisfazione, mescolata al desiderio di ascendere sempre di più.

    Rebecca, questa è probabilmente la stagione della tua consacrazione: stai dimostrando di saper fare tutto e di essere in grado di farlo con un’efficacia con pochi eguali in Italia. Tutto questo come ti fa sentire?

    “Sono felice sia del contributo che sto dando alla squadra, sia del modo in cui stiamo giocando. Questo è ciò che mi rende più orgogliosa. Il fatto che alcune giocatrici stiano brillando è anche merito delle compagne, poiché sappiamo che da sole non si può fare nulla. Spero che, come squadra, continueremo a giocare in questo modo e a dimostrare il nostro valore, perché finora abbiamo davvero fatto bene“.

    In che modo l’esperienza alla Uyba ti sta aiutando a crescere?

    “L’esperienza a Busto Arsizio mi sta facendo crescere notevolmente. Qui ho trovato una società ben strutturata e ho avuto l’opportunità di lavorare con allenatori che mi hanno insegnato molto, contribuendo a rendermi una giocatrice sempre più completa. Pertanto, non posso fare a meno di esprimere la mia gratitudine al club per tutto ciò che mi sta dando“.

    Foto Lega Volley Femminile

    Quanto Busto Arsizio sta mostrando è notevole in termini di compattezza, spirito collettivo, resilienza e qualità tecnica. Le griglie a inizio stagione immaginavano un’annata differente, eppure il campionato ci sta consegnando una squadra assolutamente valida, in grado nel girone di andata di avere la meglio contro corazzate come Scandicci e Novara. Come valuti il vostro percorso finora?

    “Come ho già detto in precedenza, stiamo disputando un campionato davvero importante. In parte è qualcosa di inaspettato, poiché dopo una partenza in salita non ci aspettavamo di ottenere risultati così positivi. Tuttavia, grazie a un ottimo lavoro in palestra, siamo riuscite a diventare una vera squadra. Credo che si possa notare anche dall’esterno quanto siamo unite e affiatate, e ci sosteniamo nei momenti difficili. Adesso l’obiettivo principale è mantenere questo livello di gioco fino alla fine del campionato, consapevoli che non sarà semplice“.

    Seguendo te e le tue compagne di squadra sui social, ciò che risalta è una grande sintonia tra di voi. Possiamo dire che si è creata una grande famiglia?

    “Sì, si è creata una grande famiglia. C’è una forte sintonia tra noi giocatrici, ma anche con lo staff e la società. Non è affatto scontato, soprattutto ad alti livelli. Questo è il valore aggiunto che ci sta permettendo di fare un certo tipo di percorso. E ovviamente non posso dimenticare i nostri tifosi: il loro sostegno è straordinario e ci sta dando una grande mano“.

    Coach Barbolini si è fatto apprezzare per la sua attenzione tanto alla componente tecnico-tattica quanto a quella mentale. Com’è lavorare con lui nella quotidianità? Cosa ti sta trasmettendo?

    “Credo che coach Barbolini ci abbia dato quel qualcosa in più che nemmeno noi pensavamo di avere. Come hai detto tu, ci sta aiutando molto sia dal punto di vista tecnico che tattico. È una persona che riesce a trasmettere tanto. Penso che i risultati che abbiamo ottenuto parlino chiaro. In generale, mi piace molto lavorare con lui ogni giorno perché è un allenatore esperto che sa dare il consiglio giusto al momento giusto. Questa è una qualità fondamentale“.

    Foto Lega Volley Femminile

    Invece, come mai non è scattata la scintilla tra la Uyba e coach Caprara?

    “È una domanda a cui non è facile rispondere. Purtroppo, può succedere che non ci sia sintonia tra l’allenatore e la squadra, come è accaduto a noi all’inizio dell’anno. Non penso ci sia un colpevole e non è necessario cercare una spiegazione per cui non è scattata la scintilla. A volte, semplicemente, succede. Naturalmente, auguro al coach tutto il meglio per il futuro“.

    Premesso che il campionato è ancora lungo e che le insidie sono davvero tante ma, se la squadra riuscirà ad esprimersi sempre in questo modo, dove potrà arrivare?

    “Essendo molto scaramantica, non è semplice rispondere. Certo, sappiamo che il campionato è lungo e impegnativo, e che nel girone di ritorno sarà difficile mantenere il ritmo dell’andata, poiché tutte le squadre cercheranno di metterci in difficoltà. Tuttavia, finora abbiamo dimostrato il nostro valore e, continuando a giocare in questo modo, possiamo dire la nostra. Credo che, più che concentrarci sulla classifica, dobbiamo puntare a giocare una buona pallavolo. Questa è la cosa più importante dal mio punto di vista“.

    Come immagine profilo di WhatsApp hai messo una tua foto con la maglia della nazionale. C’è un motivo particolare per questa scelta? Pensi di poter recitare un ruolo da protagonista nel nuovo ciclo olimpico dell’Italia di Velasco?

    “Non c’è un motivo particolare per questa scelta. Credo che per ogni sportivo sia un sogno indossare la maglia della propria nazionale. Io ho avuto la fortuna di realizzarlo e ne sono molto grata. Non so se avrò l’opportunità di essere protagonista con la nazionale, dato che ci sono molte giocatrici di talento, ma spero proprio di sì. Posso dire che sto lavorando sodo in palestra per raggiungere il mio obiettivo di indossare la maglia azzurra“.

    Foto Federazione Italiana Pallavolo

    Quali sono i tuoi sogni nel cassetto e quali obiettivi ti sei posta per i prossimi anni?

    “I miei sogni e obiettivi principali sono partecipare alle competizioni internazionali con l’Italia e alle coppe europee per club“.

    Oltre alla carriera pallavolistica, stai portando avanti anche un tuo business. Di cosa si tratta e come è nata questa idea?

    “In realtà, mi dedico a molte attività. Sono una persona che ama ispirare gli altri e condividere ciò che fa. Da diverso tempo ormai, ho cominciato a pensare al mio futuro dopo la carriera, sia attraverso lo studio sia avviando un’attività. In particolare, lavoro nel mondo del business online, perché credo che ci siano buone opportunità in questo campo“.

    Di Alessandro Garotta LEGGI TUTTO