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    Tra tradizioni e rivoluzioni: Il Tennis alla Svolta Saudita? Andy Roddick contrario

    Andy Roddick nella foto – Foto Getty Images

    Nel cuore delle discussioni che animano il mondo del tennis, l’ipotesi di un Súper Circuito finanziato dall’Arabia Saudita continua a suscitare dibattiti e a dividere opinioni. Con ingenti investimenti già riversati nel settore, il regno saudita dimostra un interesse crescente verso il tennis, paventando la nascita di un circuito che potrebbe rivoluzionare radicalmente l’intero panorama sportivo.
    Andy Roddick, ex numero 1 del mondo e protagonista di battaglie memorabili sui campi da tennis, ha condiviso la sua visione decisa in merito a questa potenziale svolta. Attraverso il suo podcast, “Served with Andy Roddick”, l’ex campione statunitense non nasconde le proprie perplessità, sottolineando l’importanza fondamentale dei tornei del Grande Slam nel cuore dei tennisti. “Dall’età di sei anni, i giocatori sognano di competere e trionfare in queste arene leggendarie”, afferma Roddick, evidenziando la difficile rinuncia a partecipare a eventi così radicati nella tradizione e nel desiderio di ogni atleta.
    Roddick, che ha già concluso la sua carriera agonistica, racconta di aver rifiutato di partecipare a un’esibizione finanziata da questo nuovo circuito, in segno di coerenza con la sua posizione critica. L’ex campione dell’US Open pone l’accento sul valore intrinseco dei Grand Slam e su come la loro eventuale assorbimento in un circuito alternativo, con un proprio sistema di ranking e gestione, potrebbe segnare la fine dell’ATP così come la conosciamo.
    Il dibattito si estende poi alle implicazioni etiche e sociali legate all’organizzazione di eventi in Arabia Saudita, dove la legislazione in materia di diritti LGBTQ+ solleva preoccupazioni significative. La posizione di Roddick su questo tema è chiara: come proteggere gli atleti in un contesto dove aspetti fondamentali della loro identità sono considerati illegali? L’ex tennista statunitense fa riferimento al caso di Daria Kasatkina, atleta apertamente omosessuale, interrogandosi sul messaggio che il mondo del tennis invierebbe ospitando competizioni in un paese con leggi così restrittive.
    Roddick, pur ammettendo di non essere direttamente coinvolto nelle dinamiche attuali del circuito, invita a una riflessione aperta e al mantenimento di una mente critica verso le evoluzioni future del tennis. La possibilità di un cambiamento positivo, con una maggiore apertura e accettazione, rimane un’ipotesi da non scartare a priori, sebbene le condizioni attuali suggeriscano un approccio cauto.
    In un mondo sportivo sempre più influenzato da grandi investimenti e da scelte che spesso si scontrano con la tradizione, la questione saudita rappresenta un punto di svolta cruciale per il futuro del tennis. Tra il rispetto dei valori fondamentali dello sport e l’esplorazione di nuove frontiere, la comunità tennistica si trova davanti a scelte complesse, che richiedono un dialogo aperto e approfondito. La voce di Andy Roddick, con la sua esperienza e la sua passione indiscussa per il tennis, offre un contributo prezioso a questo dibattito, ricordandoci che il cuore dello sport risiede non solo nelle vittorie e nelle sconfitte, ma anche nei valori che lo animano.Francesco Paolo Villarico LEGGI TUTTO

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    Luciano Darderi: tra sogno ATP e dilemmi contrattuali

    Luciano Darderi ITA, 2002.02.14

    Nel panorama del tennis, dove le storie di passione, sacrificio e talento si intrecciano creando trame avvincenti, quella di Luciano Darderi emerge con prepotenza, portando con sé non solo l’eco di un futuro promettente ma anche l’ombra di scelte difficili. A 22 anni, Darderi ha già segnato un traguardo significativo nella sua ancora giovane carriera, raggiungendo per la prima volta i quarti di finale in un torneo ATP e assicurandosi il suo best ranking, 121 al mondo. Questo successo lo proietta nella working class del tennis mondiale, affiancandolo a nomi come Fognini, Zeppieri e Nardi, e segna l’avvio di un percorso che promette di essere ricco di soddisfazioni.
    La storia di Darderi è quella di un talento italo-argentino che porta con sé il ricordo dolceamaro dell’addio al tennis del suo idolo, Juan Martin Del Potro, e l’aspirazione di seguire le orme dei grandi. La sua è una narrazione che si snoda tra le spiagge di Villa Gesell in Argentina e i campi da tennis italiani, tra i ricordi di un’infanzia immersa nel tennis e la realtà di un giovane atleta determinato a lasciare il segno. La passione per il tennis è stata per Darderi un amore a prima vista, un fuoco che lo ha spinto a superare ogni ostacolo e a dedicarsi anima e corpo a questo sport.
    Il trasferimento in Italia da ragazzo e la scelta di rappresentare questo Paese sul campo internazionale rappresentano il culmine di un viaggio iniziato nelle terre argentine, segnando un ponte tra due realtà tennistiche ricche di storia e tradizione. Le esperienze come sparring partner di alcune delle più grandi stelle del tennis mondiale hanno offerto a Darderi preziose lezioni sulla necessità di lavorare sodo e di affrontare le avversità con coraggio, insegnamenti che porta con sé nella sua scalata verso la top 100.
    Tuttavia, il percorso di Darderi non è privo di incertezze. Una questione ancora aperta riguarda la decisione di firmare o meno un contratto con la federazione italiana, una scelta che potrebbe avere implicazioni significative per il suo futuro sportivo. Le condizioni di questo accordo sono riservate e pongono Darderi di fronte a un bivio che testimonia le sfide che i giovani talenti devono affrontare nel mondo del tennis professionistico. La firma di un contratto con la federazione potrebbe rappresentare un importante trampolino di lancio, offrendo supporto e risorse per il suo sviluppo; tuttavia, le implicazioni a lungo termine di tale impegno richiedono una riflessione approfondita e una valutazione attenta dei pro e dei contro.
    In questo contesto, la storia di Darderi si arricchisce di una nuova dimensione, quella di un atleta alle prese non solo con le sfide fisiche e tecniche tipiche dello sport di alto livello ma anche con le complessità legate alla gestione della propria carriera. La sua determinazione a migliorare il ranking e a restare al passo con i migliori, pur in un contesto competitivo come quello italiano, dove diversi giocatori lottano per un posto al sole, dimostra la sua resistenza e la sua capacità di guardare al futuro con ottimismo, indipendentemente dalle incertezze del presente.
    La scelta di Darderi, sia che decida di firmare il contratto con la federazione italiana sia che opti per un percorso diverso, sarà un momento decisivo nella sua carriera, un passo che potrebbe avvicinarlo ulteriormente al suo sogno di entrare nella top 100 mondiale.
    Francesco Paolo Villarico LEGGI TUTTO

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    Il Tennis si Prepara per Parigi 2024: Le Regole Olímpiche dell’ITF

    Rafael Nadal nella foto – Foto Getty Images

    Mentre i Giochi Olimpici di Parigi 2024 si avvicinano, il mondo del tennis si prepara a vivere una nuova emozionante avventura olimpica. Dopo l’edizione di Tokyo, che si è svolta senza il calore del pubblico, gli atleti sono ansiosi di competere davanti a una folla appassionata. La Federazione Internazionale Tennis (ITF) ha oggi delineato le “guide maestre” che struttureranno la partecipazione al prestigioso torneo, che si svolgerà dal 27 luglio al 4 agosto.
    Queste linee guida stabiliscono non solo il numero di atleti per ciascuna disciplina ma anche il massimo di giocatori che ogni paese può iscrivere, oltre alla data limite per il ranking che determinerà chi si qualificherà. Un punto di riferimento fondamentale per tutti gli aspiranti partecipanti.I Giochi proporranno cinque discipline: il singolare maschile e femminile, entrambi con un tabellone di 64 giocatori, il doppio maschile e femminile con 32 coppie e il doppio misto con 16 coppie. La novità introdotta a Tokyo, la finale maschile giocata al meglio delle tre set anziché cinque, sarà mantenuta anche a Parigi.
    Le “emtrate dirette” si baseranno sul ranking ATP con 56 posti assegnati, ma non necessariamente ai primi 56 del mondo, poiché vige una limitazione di quattro giocatori per nazione per promuovere la diversità. A questi si aggiungono sei posti tramite competizioni regionali, con due posti per il campione e il finalista dei Giochi Panamericani, una per il campione dei Giochi Asiatici, uno per i Giochi Africani e due per “campioni di oro olimpico e Grand Slam”, una categoria che potrebbe includere campioni come Rafael Nadal o Andy Murray, con la possibilità per Nadal di utilizzare il ranking protetto.Tuttavia, questi posti saranno validi solo se i giocatori sono nel top-400 e se il loro paese non ha già raggiunto il limite di quattro giocatori.
    Vincoli e Eccezioni: La strada per parigiPer completare il tabellone, ci sarà un posto per la nazione ospitante, la Francia, che presumibilmente non sarà necessario, e una “wild card universale”. Ma ci sono dei vincoli: i giocatori devono avere partecipato ad almeno due incontri di Coppa Davis o Billie Jean King Cup durante il ciclo olimpico, con almeno uno svolto nel 2023 o 2024.Questo criterio potrebbe escludere giocatori del calibro di Carlos Alcaraz o Rafael Nadal per le qualificazioni dirette, ma esistono delle eccezioni che potrebbero consentire loro di partecipare comunque, come infortuni, malattie, o un “impegno storico” con i tornei internazionali.Il countdown è già iniziato e gli occhi sono puntati sul Roland Garros 2024, quando il 10 giugno verranno definiti i partecipanti per il ranking. L’attesa cresce, e con essa la speranza di vedere le stelle del tennis brillare sotto la Torre Eiffel. Parigi, ecco arrivare il tennis olimpico.Francesco Paolo Villarico LEGGI TUTTO

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    Padel, nel CUPRA FIP Tour c’è Aga Radwanska: “Intensità e divertimento, così mi sono innamorata di questo sport”

    Agnieszka Radwanska nella foto

    La seconda carriera di Agnieszka Radwanska è su un campo da padel. Il CUPRA FIP Tour 2024 è iniziato all’insegna delle leggende: dopo la partecipazione di Pat Rafter a due tornei FIP in Australia, nel FIP Promotion La Cala di Finestrat (Spagna) in tabellone c’era anche la campionessa polacca, che in carriera ha vinto 20 titoli di singolare e 2 di doppio, raggiungendo la seconda posizione del ranking WTA nel 2012, anno in cui si è qualificata alla finale di Wimbledon. Radwanska ha giocato in coppia con un’altra ex tennista Marta Domachowska, anche lei polacca e fidanzata con Jerzy Janowicz, un altro che dopo aver raggiunto grandi risultati con la racchetta da tennis da qualche tempo si cimenta con quella da padel e ha anche partecipato agli European Games di Cracovia.
    “Avevo iniziato a giocare prima dell’inizio della pandemia – racconta ‘Aga’ in un’intervista alla FIP –. Un anno e mezzo fa ho ripreso, grazie anche a Marta. Lo trovo uno sport dinamico e divertente: gioco appena posso, anche due volte alla settimana, compatibilmente anche con i miei impegni di mamma”. La domanda, per chi ha scritto pagine di storia del tennis, resta la stessa: quanto è difficile fare lo ‘switch’ tra tennis e padel? “È molto difficile – risponde Radwanska –. Sicuramente nel tocco di palla aver giocato a tennis aiuta, le volée non sono un problema. Il problema è giocare con le pareti, e poi vorrei colpire forte ogni volta ma non posso. Il padel è uno sport che non ti permette di rilassarti mai durante il punto, ogni 15 è una lotta”.
    C’è però anche la componente del divertimento, che a 35 anni e dopo una carriera in giro per il mondo non può mancare. “Gioco senza pressione e senza aspettative. Nel tennis ho girato il mondo, ma giravo campi e hotel e c’era poca possibilità di concedersi un po’ di svago. Con Marta siamo state ad Alicante a giocare un bel torneo, dove siamo riuscite anche a vincere una partita, ma abbiamo avuto anche la possibilità di goderci la Spagna. Ma anche di goderci le giocatrici spagnole: è bellissimo vederle e imparare da loro che del padel sono le maestre”.
    Negli stessi giorni in cui era impegnata al FIP Promotion La Cala, un anno fa Radwanska disputava il torneo Legends a Melbourne. In Polonia, invece, gestisce un hotel che porta il suo nome, Aga Tenis Apartments. “Ma vorrei giocare ancora nel circuito FIP, perché il padel è uno sport che mi piace e che sta crescendo in tutto il mondo. La fortuna è che non ho la necessità di programmare la stagione dall’inizio alla fine. Se i miei impegni me lo permetteranno, tornerò sicuramente in campo”. LEGGI TUTTO

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    Rischio squalifica per i giocatori che si sfideranno nell’esibizione King Slam (ma c’è un escamotage). Al vincitore andranno 6 milioni di dollari

    In una mossa che promette di scuotere il mondo del tennis, l’Arabia Saudita ha annunciato l’organizzazione di un torneo di esibizione che vedrà la partecipazione di alcune delle più grandi stelle del circuito internazionale. Tra questi, Novak Djokovic, Rafael Nadal, Carlos Alcaraz, Jannik Sinner, Daniil Medvedev e Holger Rune si daranno battaglia sui campi di Riad nel mese di ottobre 2024, in un evento che si prospetta non solo spettacolare ma anche controverso.Il torneo, come riportato dal ‘Daily Telegraph’, sembra navigare in acque turbolente con le regole dell’ATP Tour. La normativa vigente vieta infatti ai giocatori di partecipare a competizioni parallele agli eventi ATP per tre giorni consecutivi mentre sono in corso tornei ufficiali. L’organizzazione saudita ha però escogitato un piano astuto per aggirare questa restrizione, proponendo un formato unico: due giorni di gare seguiti da un giorno di riposo, in un ciclo che si ripeterà per tutta la durata dell’evento, prevista tra i 7 e i 9 giorni.
    L’aspetto economico di questa iniziativa è altrettanto impressionante. Ogni giocatore riceverà 1,5 milioni di dollari semplicemente per partecipare, mentre il vincitore potrà aggiungere al proprio conto bancario la cifra strabiliante di 6 milioni di dollari, più del doppio del premio in denaro riservato ai campioni dei tornei del Grand Slam. Questo generoso montepremi sottolinea l’ambizione dell’Arabia Saudita di posizionarsi come un nuovo epicentro del tennis mondiale, attraendo le maggiori leggende dello sport nel regno.
    Tuttavia, nonostante il potenziale per uno spettacolo di tennis di altissimo livello e l’indubbio appeal finanziario per i giocatori, l’evento solleva questioni importanti riguardo la conformità alle regole dell’ATP e l’equilibrio tra gli impegni del tour ufficiale e gli eventi di esibizione. La scelta di organizzare un torneo di tale portata durante la stagione regolare dell’ATP potrebbe infatti aprire un dibattito sul futuro delle competizioni e sulla libertà dei giocatori di partecipare a eventi paralleli.
    Mentre il tennis si prepara a questo appuntamento con grande attesa, rimangono da vedere le reazioni dell’ATP e la possibile evoluzione delle regole per accomodare o contrastare iniziative simili in futuro. Una cosa è certa: l’evento in Arabia Saudita promette di essere uno dei momenti più discussi e memorabili della stagione tennistica 2024.
    Marco Rossi LEGGI TUTTO

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    Un futuro da collaboratore del Milan per Djokovic?

    Djokovic insieme a Ibrahimovic

    Novak Djokovic ha nel sangue lo sci, da grande appassionato della montagna, ma ama anche il calcio. È nota la sua passione per il Milan, squadra che segue con interesse quando si trova a Milano e via streaming nelle sue continue trasferte per il mondo. Chissà che tra qualche anno il n.1 del tennis, una volta appesa la racchetta al chiodo, non possa unire l’utile al dilettevole, diventando un collaboratore della squadra rossonera. L’ipotesi è riportata dal media russo Campionat, secondo il quale il proprietario del Milan, Jerry Cardinale, qualche mese fa avrebbe preso seriamente in considerazione la possibilità di invitare Novak Djokovic a dare un contributo nel club con il ruolo di motivatore per i giocatori. Questo pare sia successo in un momento di crisi di risultati della sua squadra, che attribuiva in parte anche alla motivazione dei calciatori.
    Cardinale sarebbe rimasto impressionato dalla forza mentale di Djokovic, e ne ha parlato con Zlatan Ibrahimovic, grande amico di Novak. Il proprietario del club era attratto dall’idea che una stretta comunicazione di Novak con i suoi giocatori, ancor più nei momenti di crisi, potesse smuoverli. Per questo Cardinale ha immaginato un Djokovic “motivatore”, a sostenere la squadra con discorsi motivazionali. Secondo il media russo, il tennista avrebbe ricevuto la proposta attraverso canali non ufficiali, probabilmente proprio attraverso Ibrahimovic, ma non c’è stata una vera trattativa, anche perché il serbo è ancora nel pieno della sua carriera.
    Al momento la situazione resta solo un’ipotesi, ma non detto che non possa diventare realtà in futuro. Per una serie di fattori. Intanto Djokovic è un tifoso rossonero di lunga data. “Sono un grande tifoso del Milan e lo sarò sempre. Per me il calcio viene dopo il tennis. Mio padre era un calciatore professionista. A casa guardiamo le partite del Milan e supportiamo attivamente la squadra. Auguro sempre loro di vincere il titolo di Serie A”, aveva raccontato Djokovic in un’intervista rilasciata dopo la sua ultima presenza a San Siro. Inoltre il legame con l’ex attaccante del Milan Zlatan Ibrahimovic, oggi consigliere le club rossonero, potrebbe essere un fattore decisivo.  “Sono amico di Zlatan” aveva dichiarato Novak, “Abbiamo parlato spesso della mia situazione soprattutto dopo l’espulsione dall’Australia nel 2022. Mi ha sostenuto pubblicamente, cosa che apprezzo molto”.
    Tra le competenze di Zlatan c’è lo sviluppo dei calciatori, la promozione del marchio Milan e il sostegno a progetti di importanza strategica. Invitare Djokovic a lavorare nel club come collaboratore potrebbe far parte di questa visione. Ma non oggi.
    Mario Cecchi LEGGI TUTTO

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    L’Attrazione del verde: quando il tennis incontra il tavolo da gioco, ecco perché lo sport più bello del mondo si lega al betting

    Ernests Gulbis nella foto

    Il tennis, con la sua richiesta di precisione, controllo e anticipazione, si posiziona come uno degli sport più cerebrali e fisicamente esigenti. Allo stesso modo, il mondo del gioco d’azzardo, in particolare i giochi da casinò come il Blackjack e il Poker, richiede una miscela di strategia, controllo emotivo e, in alcuni casi, la capacità di leggere l’avversario cosa che invece non è per nulla tipica dei giochi di squadra o che comunque non richiedano quel livello di introspezione tipico del tennis. Questa affinità tra le due discipline ha visto numerosi tennisti, tra cui alcune delle più luminose stelle dello sport, avvicinarsi ai tavoli da gioco con lo stesso fervore con cui affrontano i loro avversari sul campo da tennis.
    Il Fascino Inesorabile del Blackjack e del PokerIl Blackjack, con le sue origini avvolte nel mistero della Francia del XVIII secolo, e il Poker, particolarmente nella sua variante Texas Hold’em, sono divenuti non solo passatempi, ma veri e propri campi di battaglia per alcuni tennisti. Questi giochi offrono un diverso tipo di adrenalina rispetto al tennis, ma condividono l’essenza della competizione e della sfida mentale. Ernests Gulbis, con la sua clamorosa incursione in un casinò dopo una sconfitta contro Djokovic, dimostra come anche gli atleti di alto livello possano cercare nel gioco d’azzardo quella scarica di adrenalina, forse come una via di fuga dalla pressione costante del circuito professionistico.Il fascino di questi giochi non si limita solo alla possibilità di vincita, ma anche al piacere derivante dal gioco stesso, come dimostrato dall’affetto di celebrità del calibro di Ben Affleck, Mike Tyson e Paris Hilton per il Blackjack. Questo interesse trasversale sottolinea come il gioco d’azzardo offra una forma di intrattenimento unica, capace di attrarre persone da ogni ambito della vita.
    Gli Incroci tra Tennis e Casinò: Una Lunga StoriaLa storia del tennis e quella del gioco d’azzardo si intrecciano frequentemente, come dimostrato dalla presenza della Coppa Davis al Casinò di Sanremo durante il Festival della Canzone Italiana. Questo evento simboleggia una celebrazione di successo sportivo e cultura popolare, riaffermando il legame storico tra il tennis e il mondo dei casinò. Questa fusione tra sport, gioco d’azzardo e cultura riflette come il tennis non sia esente dall’influenza del gioco d’azzardo, sia come passatempo che come elemento della cultura popolare.
    Sorpresa tra i Tennisti: Giocatori d’Azzardo AppassionatiLa rivelazione di tennisti professionisti che dedicano tempo e risorse al gioco d’azzardo potrebbe sorprendere molti. Da Rafael Nadal, con la sua nota passione per il poker, a Jimmy Connors, la cui autobiografia svela una battaglia personale contro la dipendenza dal gioco d’azzardo, che pare non lo abbia tenuto lontano anche dagli aspetti bui del gioco, cosa che invece teniamo a sottolineare viene ad oggi tenuta particolarmente d’occhio quando si parla di siti regolamentati quali sono i casino’ online ADM. Queste storie evidenziano come il desiderio di competizione e il brivido della vittoria possano trasferirsi dal campo da tennis al tavolo da gioco. Questi aneddoti dimostrano non solo la versatilità degli atleti nel cimentarsi in sfide diverse, ma anche come il gioco d’azzardo possa esercitare un’attrazione particolare, indipendentemente dallo status sociale o economico della persona.
    La Psicologia del Betting Sportivo vs i Giochi da CasinòEsplorando le differenze psicologiche tra scommettere sugli sport e giocare ai giochi da casinò, emergono dinamiche interessanti. Mentre il betting sportivo richiede una conoscenza approfondita dello sport, una capacità di analisi statistica e una certa dose di passione per l’evento sportivo stesso, i giochi da casinò, d’altra parte, spesso richiedono una combinazione di strategia, psicologia e una gestione del rischio ben calibrata.Il betting sportivo può essere visto come un’estensione dell’amore per lo sport, un modo per mettere alla prova le proprie conoscenze e intuizioni. I giochi da casinò, invece, offrono un’esperienza più immediata, dove il risultato è determinato in breve tempo e l’abilità nel gioco può variare notevolmente in base al tipo di gioco scelto. Ad esempio, il Blackjack richiede una strategia ben definita e la capacità di prendere decisioni rapide basate sulle carte mostrate, mentre le slot machine si affidano quasi interamente alla fortuna.Questa differenza nella natura dell’esperienza di gioco si riflette anche nella psicologia dei giocatori. Nel betting sportivo, il senso di appartenenza e la fedeltà a una squadra o a un atleta possono influenzare fortemente le decisioni di scommessa, a volte superando considerazioni puramente razionali basate sulle probabilità di vittoria. D’altra parte, nei giochi da casinò, sebbene la psicologia del giocatore giochi un ruolo (come nel poker, dove leggere l’avversario è cruciale), la componente di calcolo delle probabilità e gestione del bankroll tende ad avere un peso maggiore.La gestione emotiva è un altro aspetto fondamentale che differenzia queste due forme di gioco. Scommettere su eventi sportivi può generare un coinvolgimento emotivo profondo, soprattutto se si scommette sulla propria squadra del cuore. Questo legame emotivo può amplificare la gioia delle vittorie e l’amaro delle sconfitte. Nei giochi da casinò, sebbene ci possa essere eccitazione e delusione, la natura più impersonale e meccanica del gioco tende a produrre una risposta emotiva di diversa intensità, con un’eccezione notevole per i giochi di abilità come il poker, dove la sfida personale e la competizione possono evocare emozioni intense.Infine, la componente sociale gioca un ruolo diverso. Mentre il betting sportivo spesso si svolge in contesti sociali, come guardare una partita con amici o partecipare a gruppi di scommesse, i giochi da casinò possono offrire sia esperienze sociali, come nei tornei di poker, sia più individuali, come nel gioco alle slot o al blackjack virtuale.In sintesi, sebbene tennis e gioco d’azzardo condividano la tensione della competizione e il brivido della vittoria, le esperienze psicologiche offerte dal betting sportivo e dai giochi da casinò differiscono notevolmente. Queste differenze attraggono individui con diverse motivazioni, cercando emozioni che rispecchiano i loro interessi, abilità e la ricerca di connessioni emotive e sociali. Per alcuni tennisti, il passaggio dal campo da tennis al tavolo da gioco può essere visto come un’estensione della loro competitività e del desiderio di sfidare sé stessi in nuovi ambienti, sperimentando le emozioni del gioco sotto una luce differente. LEGGI TUTTO

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    Holger Rune e il carosello degli allenatori: Il puzzle da completare nel 2024. Rune risponde all’addio di Becker “Necessito di persone che mi conoscano bene e che possano esserci costantemente. Nei prossimi giorni ci sarà un nuovo coach”

    Holger Rune – Foto Getty Images

    Il mondo del tennis si trova di fronte a un vero e proprio giallo: la sorprendente separazione tra il giovane promettente Holger Rune e l’ex campione Boris Becker dopo soli tre mesi di collaborazione. La notizia ha colto di sorpresa gli addetti ai lavori e i fan, soprattutto per la motivazione addotta da Becker: una questione di tempo. La partnership, iniziata con ambizioni elevate e occhi puntati verso le ATP Finals dell’anno precedente, si è sciolta in maniera inaspettata con un annuncio sui social media da parte del tecnico tedesco.
    Becker, con un messaggio di sincero rammarico e affetto verso il suo ormai ex allievo, ha lasciato intendere che l’impegno richiesto per portare Rune ai livelli attesi era oltre le sue attuali possibilità. Parole che svelano un percorso condiviso intenso, ma che si è dovuto interrompere per responsabilità che il coach non può eludere.
    Il percorso di Rune nel circuito è stato un susseguirsi di collaborazioni altisonanti ma effimere. Patrick Mouratoglou, prima, e Severin Luthi, poi, hanno entrambi accompagnato il danese in un tratto del suo viaggio, senza però riuscire a imprimere la continuità necessaria per un atleta di alto livello. E così, in meno di un anno, Rune si ritrova nuovamente alla ricerca di un mentore, un maestro di tennis che possa plasmare il suo indiscutibile talento e guidarlo verso il successo che molti gli preconizzano.
    Il 2024 si prospetta come un anno decisivo per Rune, che al momento si sta riprendendo da un infortunio al braccio che lo ha costretto al ritiro durante le semifinali del torneo ATP di Montpellier. Kenneth Carlsen, assumendo temporaneamente il ruolo di allenatore, dovrà adesso navigare in acque turbolente, cercando di stabilizzare la nave di Rune in vista delle sfide future.La domanda che tutti si pongono è: cosa accade nel team di Rune? Il continuo avvicendarsi di allenatori di calibro evidenzia un malessere o una difficoltà di fondo che necessita di essere indagata e risolta. Il talento di Rune non è in discussione, ma la coesione e la stabilità del suo team sembrano essere il tassello mancante per completare il puzzle di una carriera che si spera possa essere ricca di successi. Nel tennis, come nella vita, il tempo è un fattore cruciale, e per Holger Rune il tempo di trovare la chiave giusta è ora.
    Il tennista danese si è espresso sulla questione tramite un comunicato stampa diffuso da IMG. “Come sapete, negli ultimi 12 mesi ho sperimentato diverse configurazioni di allenamento. Dopo aver lavorato con lo stesso allenatore per 15 anni, per tutta la mia vita nel tennis, non è facile trovare la combinazione perfetta al primo tentativo”, ha riflettuto Rune.“Mi ha arricchito molto questo percorso e ho scoperto cosa è importante per me per sentirmi a mio agio e allo stesso tempo sviluppare il mio gioco come desidero. Ho grandi ambizioni e obiettivi elevati, e per questo ho bisogno di persone intorno a me che condividano la mia visione e su cui possa fare affidamento per raggiungere i miei scopi. Necessito di persone che mi conoscano bene e che possano esserci costantemente. Questo mi dà sicurezza e gioia in un mondo dove gli ambienti e le condizioni cambiano ogni settimana. Vorrei ringraziare tutti coloro che sono stati coinvolti in questo processo, Lars, Boris, Severin, vi voglio bene”, ha aggiunto, prima di rivelare che presto annuncerà i membri del suo nuovo team.Francesco Paolo Villarico LEGGI TUTTO