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Intervista esclusiva a Bianca Turati, head coach dell’University of Missouri. “Il college tennis forma il carattere”

Dal 10 maggio di quest’anno l’ex tennista azzurra Bianca Turati è diventata head coach della squadra femminile di University of Missouri. Abbiamo deciso di intervistarla nella serie di nostri articoli per approfondire la conoscenza dell’universo collegiale statunitense e per avere da lei le prime impressioni da capo allenatrice per una così giovane ex-tennista (26 anni). Ritiratasi da giocatrice nel 2022, Turati ha ottenuto il best ranking al numero 259 del mondo (nell’aprile 2021), ha vinto in carriera otto titoli ITF e ha raggiunto in sette occasione la finale.
Ringraziamo Bianca per la grande disponibilità mostrata nel rispondere alle nostre domande.

Ho cominciato a seguire il college tennis da circa un anno. Ciò che mi colpisce è la capacità del sistema college di costruire in breve tempo giocatori di tennis con una notevole conoscenza del gioco e consapevolezza tecnica. Oltre ovviamente alla cura della componente atletica. Cosa c’è dietro questa capacità di costruire giocatori? C’è un sistema? O ci sono tanti sistemi per quanti sono i college? Voi coach avete rapporti con la Federazione americana?
“Al college si lavora duramente e tanto. Ci sono team practice che durano almeno 2 ore. 1 ora di atletica. E a volte ci si allena anche al mattino individualmente. Ogni allenatore adotta il suo metodo e sistema di allenamento. Io sono appena entrata nel mondo college coaching e non ho ancora stretti rapporti con la Federazione americana. Pero la Federazione americana a differenza di quelle europee spinge molti atleti di livello a seguire il percorso del college perché sono più consapevoli del valore dell’esperienza in generale e del livello molto alto che c’è”.

C’è differenza secondo te fra i metodi di allenamento dei college e quello delle Accademie come la Bollettieri Tennis Academy?
“Non conosco benissimo la Bollettieri Academy. Però penso che il metodo college e quello delle accademie siano in realtà più simili di quanto si possa immaginare per quantità di allenamento e metodo. Ad alcuni college si offre la possibilità di fare lezioni individuali al mattino, quindi anche al college si fanno lavori più specializzati e mirati al singolo studente-atleta”.

Uno degli aspetti che più mi affascina del college tennis è quello relativo all’agonismo, che lo contraddistingue dal tennis che si gioca nel circuito. Un agonismo espresso in maniera diversa, in modo più appariscente, ma che viene accettato senza essere visto come una mancanza di rispetto per l’avversario. Cosa puoi dirmi al riguardo?
L’agonismo più appariscente che si vede nel mondo college tennis è uno degli aspetti che lo rende divertente e speciale. La differenza è che nelle competizioni college si rappresenta una squadra e la propria università. Non si può mollare. Non si può essere egoisti. Si lotta per portare il punto alla squadra e far vincere l’università. E si lotta tutti insieme per un obiettivo comune. C’è un forte senso di appartenenza che spinge gli atleti a dare sempre il meglio. Forma carattere. E tutti lo mostrano in campo. Io non lo trovo un atteggiamento di mancanza di rispetto. Lo vedo di più come il mostrare voglia di vincere per te stesso e anche per la tua squadra”.

Leggevo che uno dei compiti del coach di un college è quello dei recruiting, cioè trovare e scegliere i migliori prospetti dell’high school per poi provare a portarli nella propria università. Come avviene questa attività di valutazione dei giocatori? E in particolare oltre l’aspetto tecnico ci sono altri fattori che incidono fortemente nella scelta?
Si, il recruiting è una parte fondamentale. Personalmente, io cerco qualità come la passione per il tennis, la voglia di lavorare, essere aperto e allenabile, e uno spirito combattente. Non importano solo i risultati o il talento. Cerco anche ragazze che possano essere brave compagne di squadra, di supporto. Quindi anche il carattere fuori dal campo conta”.

Com’è nel giro di pochi anni passare dal ruolo di studentessa-atleta a quello di head coach? Due prospettive diverse di uno stesso mondo. Com’è stato il tuo primo anno in Missouri?
L’ambiente del college tennis è speciale, motivante, divertente e molto educativo per i ragazzi. A Mizzou sono arrivata a gennaio come assistant coach. A fine semestre sono stata assunta come head coach. Non voglio entrare nello specifico su cosa è successo. Ma è una grande opportunità per me, l’ho presa al volo e mi sento pronta per il ruolo anche se è molto impegnativo. Da allenatrice si può dare consigli e aiutare le atlete, ma non si può avere tutto sotto controllo. Non siamo noi coach a entrare in campo e a giocare. È diverso. Ma mi piace molto seguire una squadra intera. E comunque essere college coach è diverso. C’è tanto lavoro anche fuori dal campo come recruiting, scheduling, budgeting, management, organizzazione. Il carico di responsabilità è enorme. È una bella sfida. All’inizio è stato difficile abituarmi. Lo è ancora. C’è tanto da sapere e imparare. Ma sono molto contenta. Inoltre Mizzou è un posto speciale. Le persone sono super amichevoli. C’è tanto supporto l’uno per l’altro sia tra atleti sia tra lo staff. E la città è piccola ma molto accogliente e divertente. La perfetta ‘college town’. Mi sono trovata benissimo”.

Antonio Gallucci


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/


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