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Anita Bertoloni: “Il tennis è uno sport sgarbato, può far male, ma mi ha formato ed ha definito il mio stile di vita”. La ventenne tennista carrarese ci parla della sua visione del tennis, ma anche di poesia e rapporti umani, in un incontro originale e profondo

“Molte persone usano i social non per unire e ampliare i propri orizzonti, ma piuttosto per bloccarli in quelle che chiamo zone di comfort, dove l’unico suono che sentono è l’eco della propria voce, dove tutto quello che vedono sono i riflessi del proprio volto. Le reti sono molto utili, danno servizi molto piacevoli, però sono una trappola.”

Zygmunt Bauman, il teorico della società liquida, in una intervista al El Pais di 6 anni fa, metteva in guardia, soprattutto i giovani, dai rischi derivanti da un uso incontrollato dei social. E, in effetti, quando parla dei “riflessi del proprio volto” non si può che concordare con l’antropologo polacco pensando ai selfie, talvolta inespressivi, che inondano tante pagine del social più diffuso tra adolescenti e giovani, Instagram, immagini non soltanto di personaggi noti in campo sportivo o artistico, ma anche di ragazzi comuni. Una sorta di primato del linguaggio non verbale sulla parola, spesso però ripetitivo e narcisistico, una fredda galleria di volti e corpi. Ma non è sempre così, per fortuna, molti ragazzi usano i social per comunicare un proprio stato emotivo, una riflessione, un pensiero profondo. E talvolta si avvalgono di testi, propri e altrui, che accompagnano l’immagine e la rendono densa di significati, di messaggi da raccogliere. E’ il caso di Anita Bertoloni, una ventenne tennista di Carrara, la cui pagina Instagram ci ha colpito proprio perché non banale, tesa alla comunicazione con gli altri, una comunicazione arricchita di citazioni. E questa porta d’ingresso, il testo di una canzone su cui ci soffermeremo, ci ha fatto conoscere una ragazza che, al di là del fatto di essere una giocatrice, come leggerete, orgogliosamente professionista, affronta con naturalezza tutti i temi che le abbiamo proposto.
Andiamo a conoscerla.

Allora Anita, presentati ai lettori di Livetennis:

Sono Anita Bertoloni, ho 20 anni ed ho preso la racchetta in mano per la prima volta all’età di 5 anni a Marina di Carrara, dove sono nata, per volere dei miei genitori, da sempre appassionati di tennis. Fino all’età di 9 anni ho portato avanti anche il secondo sport che praticavo, cioè la danza, per poi continuare solamente con il tennis, provando a giocare i primi tornei locali. Mi sono stabilita al Circolo Tennis Spezia, allora gestito da Simone Tartarini che poi diventò il mio maestro di riferimento fino ai 13/14 anni. Durante quegli anni, per ridurre lo spostamento da Carrara, mi allenavo anche con un altro maestro, Emanuele Mamoli. Capire di voler diventare una tennista professionista non è stato immediato per me: ho continuato ad alternare scuola pubblica e tennis fino ai 15 anni, in quel periodo mi allenavo con Renzo Furlan a Carrara. Avendo un buon rendimento scolastico e non così tanti risultati sul campo, non è stato facile fare la scelta di una scuola paritaria, è stato un po’ un salto nel buio, ma effettivamente giocare mi piaceva troppo. Poi nel 2018 mi sono chiarita definitivamente le idee, decidendo di trasferirmi a Bordighera, per allenarmi al “Piatti Tennis Center”.

Che cosa ha di particolare il tennis che appartiene solo a questa disciplina e che non si riscontra in nessun altro sport?

La solitudine che si è costretti a provare per un gran lasso di tempo. In nessuno sport individuale devi stare per così tanto tempo da solo, sentendo la fatica e dovendo anche ragionare per mantenere la lucidità nelle scelte tattiche durante la gara. A volte può anche capitare di stare soli per trasferte di settimane intere e penso sia uno degli aspetti più difficili da affrontare in questo sport.

Ci ha colpito il tuo profilo Instagram dove hai riportato dei versi molto belli, tratti da una canzone “Enough for you” di un artista di nome Saint Claire. Molti passaggi ci hanno colpito. Il primo è: “Gli innamorati dicono che abbiamo solo bisogno di tempo, i mendicanti dicono che l’amore sta morendo.” Ci spieghi il significato di questi versi? E chi sono i mendicanti e gli innamorati oggi?

Il testo ai riferisce a due tipi di persone: gli ottimisti (innamorati) e i pessimisti (mendicanti). Secondo me questo testo, pur essendo stato scritto nel 2018, quindi prima della pandemia, risulta molto attuale per quello che stiamo vivendo. Fondamentalmente adesso c’è una grande spaccatura nel mondo, in generale, tra non vaccinati e vaccinati, tra paesi che sostengono la guerra di Putin e non… dal mio punto di vista, in questi anni in cui tutto sta cambiando totalmente, sento che è come se si stesse ripresentando la “legge di Darwin” cioè che i più forti sopravvivono e gli altri muoiono. A mio avviso occorrerebbe fare chiarezza sulle idee più adatte per cambiare il mondo in meglio, selezionando di conseguenza le scelte migliori sulle quali la maggior parte dei paesi dovrebbero basarsi, per creare la giusta coesione ed azzerare conflitti e disuguaglianze.

Il secondo verso è “Andate a bere dopo il tramonto, cigolio del telaio, è questo il paradiso che ci siamo guadagnati”. Sono un po’ criptici questi versi… Aiutaci a capire:

Questi versi sembrano un po’ di rimprovero, come per dire “fregatevene pure, delle avvisaglie le abbiamo avute (cigolio del telaio) e adesso raccogliamo quel che abbiamo seminato” Penso che l’autore intenda dire che da decenni viviamo troppo spensierati e con leggerezza, pensando che le disgrazie capitino solo agli altri e che guerre e catastrofi siano sempre distanti da noi, ma ora che ci toccano in prima persona capiamo che precedentemente eravamo dei privilegiati nel mondo.

La tua città Carrara, nello sport, fa pensare a Gigi Buffon, tuo concittadino. Conosci la sua famiglia e che ne pensi dell’insuccesso dell’Italia con la Macedonia?

Si esatto, Buffon è carrarese come me. Io personalmente non conosco la sua famiglia, ma i miei genitori sì: sua madre era la professoressa di educazione fisica di mia madre alle medie e il mio babbo conosce molto bene il suo. Hanno avuto a che fare perché entrambi sono laureati in Scienze motorie e frequentavano l’ambiente delle squadre di calcio locali. Mio padre ne ha sempre parlato benissimo, descrivendolo come una persona eccezionale e un vero sportivo da sempre; racconta spesso di come il padre di Gigi abbia scoperto la sua dote di portiere: essendo anche allenatore di calcio, aveva inserito il figlio nel ruolo di attaccante (come un po’ tutti i genitori vorrebbero), ma il giorno della sua Comunione giocando con gli altri bambini, Gigi si era messo in porta e non sbagliava una parata! Da allora lo spronò a sviluppare quel ruolo. Io non seguo il calcio, sono juventina perché lo è la mia famiglia, proprio per il fatto che Buffon è stato capitano della squadra per anni… ma mi limito ad essere contenta per i successi della Juve. Conosco comunque tutte le regole di questo sport ed essendo anche io sportiva posso solo dire che niente è mai scontato. Capisco che stoni molto che la squadra appena laureatasi campione d’Europa perda da una squadra sulla carta totalmente più debole, a livello di una squadra di serie C, ma è anche vero che dall’altra parte ci sono giocatori che si impegnano e fanno sacrifici quanto gli italiani, e che non hanno niente da perdere. Forse questa sconfitta porta anche a galla il problema del campionato di serie A, che si basa principalmente sul mercato di giocatori stranieri e non punta abbastanza sui vivai nazionali.

Emma Raducanu vince in modo spettacolare oltre che inatteso gli Us Open ed ora fa fatica a ripetersi, secondo alcuni travolta dalla notorietà. Che cosa ci insegna a tuo parere la sua storia ?

Tanti giudicano senza mai mettersi nei panni degli altri. La Raducanu ha la mia età e facendo una panoramica dei risultati prima della fatidica wc a Wimbledon 2021, era una giovane promettente, ma niente di fenomenale. Galleggiava nei 15000 e 25000 $, vincendo un 25 in India… per carità per la nostra età sono buoni risultati (migliori dei miei per esempio), ma da lì a giocare gli ottavi a Wimbledon e vincere uno Slam partendo dalle qualificazioni, ne passa di acqua sotto i ponti. Tutto ciò per dire che nel tennis femminile è un dato di fatto che ci sia meno continuità rispetto a quello maschile, principalmente per l’essenza di noi donne e del nostro carattere, e che quindi ci stanno benissimo degli exploit così repentini da parte di giocatrici con buone prospettive. Però se fino a pochi mesi prima la Raducanu era abituata a giocare futures e tutto d’un tratto si è ritrovata con un titolo Slam appena diciannovenne, saltando completamente tutti i tornei di mezzo che questo percorso prevede, come i 60000$, i 100mila, i WTA 250 e 500 e via dicendo… che sono le esperienze che ti formano di più e che ti definiscono come giocatrice, permettetemi di dire che mi sembra piuttosto normale che ora faccia fatica a tenere il livello di giocatrici che hanno anni e anni di esperienza a quel livello più di lei. Se è riuscita ad esprime un tennis di quel calibro per 10 partite di fila, senza dubbio è nelle sue corde, e se sarà brava riuscirà a ritrovarlo e portarlo avanti, penso sia solo una questione di tempo e di crescita.

Rimbaud ha scritto: “Una sera ho preso sulle ginocchia la Bellezza. – E l’ho trovata amara. – E l’ho ingiuriata”. Come commenteresti questi versi? E che rapporto hai con la bellezza?

Sembrerebbe che voglia far passare il messaggio che la bellezza è sopravvalutata e che non è tutto, perché ci sono valori molto più profondi da cogliere in una persona. Molte volte apprezzando gli aspetti del carattere altrui, la nostra mente esalta anche la bellezza esteriore delle persone alle quali vogliamo bene, almeno a me è capitato. Non mi reputo una persona che si ferma all’apparenza, non dico che quest’ultima non giochi la sua parte, sarei ipocrita a dire il contrario… ma passa in secondo piano se non reputo la persona in questione di valore… a volte la metto anche in terzo piano.

Esiste una “poesia” del tennis e quale gesto tecnico secondo te è più poetico?

Premetto dicendo che non considero il tennis uno sport poetico: tutt’altro. Lo considero piuttosto sgarbato e violento. Se proprio dovessi definire un gesto tecnico “poetico” sarebbe il twinner, perché per me è impossibile da farsi.

Raccontaci una tua giornata tipo:

Una mia giornata tipo durante le settimane di allenamento penso sia molto ordinaria: sveglia alle ore 7 per fare colazione con tutta calma, verso le 8.15 guido per andare al circolo e iniziare il riscaldamento fisico prima dell’allenamento delle 9. Verso le 11 finisco e con una pausa di una mezz’ora circa, inizio la preparazione tecnica. Dopodiché pranzo, a casa o al circolo secondo gli orari più o meno stretti, e riparto poi con il secondo allenamento che può essere nel primo o nel tardo pomeriggio. Concluso il lavoro in campo, mi faccio la doccia e studio o leggo fino all’ora di cena. Se posso dirlo, preferisco di gran lunga le settimane dei tornei.

Come è stata la tua carriera da Junior e quali erano le tue aspettative?

La mia carriera junior è stata piuttosto mediocre, non ho giocato molti tornei di grado elevato, un po’ per continui piccoli problemi fisici che mi hanno sempre accompagnata, a causa del mio fisico acerbo, e un po’ per il mio gioco troppo rischioso che mi ha sempre portato ad essere discontinua e fallosa. Nonostante tutto, a 16 anni ho vinto un titolo di doppio in un grado 4 in Romania e ho raggiunto delle semifinali in Norvegia, Svezia e Slovenia, ma non ho mai avuto l’ambizione di giocare gli Slam, puntavo prevalentemente a prepararmi per il circuito pro, dato che non esistevano ancora agevolazioni per chi avesse un buon ranking juniores.

Alcuni nostri lettori affermano che gran parte delle ragazze impegnate nel circuito ITF, non possano essere definite giocatrici professioniste perché in perdita economicamente. Qual è il tuo parere in proposito?

Sono totalmente in disaccordo. Tutte le giocatrici che hanno intrapreso questa strada possono essere definite professioniste, indipendentemente dal guadagno. Scegliere di giocare a tennis in un certo modo comporta responsabilità, orari, sacrifici, dedizione, fatica ed investimenti sia mentali che economici: tutte caratteristiche che si ritroverebbero in un normale impiego di lavoro. Non penso che un lavoratore o una lavoratrice con famiglia che si trovi in perdita economicamente non possa essere definito/a tale. Io attualmente sono in perdita, ma mi ritengo una professionista sia per quel che guadagno sia per l’impegno che metto in questo ambito.

È un fatto che economicamente sia difficile portare avanti una stagione da 15000 o 25000. Come si riesce a far fronte ai costi, in particolare i resort?

Chi non ha la fortuna di poter essere supportato dalla famiglia solitamente cerca degli aiuti da parte di sponsor. Per quanto ne so moltissime imprese di vari campi sono disponibili a dare il loro contributo agli atleti che ritengono promettenti. Inoltre si cerca di tamponare le spese il più possibile scegliendo tornei organizzati in paesi più economici, biglietti dei mezzi convenienti, magari anche riducendo le settimane di accompagnamento con l’allenatore e condividendo l’alloggio con altri giocatori o giocatrici. Venendo alla questione “resort”, molti organizzatori si sono mobilitati per offrire anche altre opzioni di alloggio più convenienti per chi vuole risparmiare, così togliendo anche i vincoli che spesso c’erano prima, come il fatto di non potersi allenare all’interno del resort una volta perso, se non si era clienti dello stesso.

Secondo alcuni sarebbe meglio scegliere l’opportunità di una borsa di studio in un college americano, concludere gli studi e giocare nel circuito universitario, per poi tornare in Italia. Tu cosa ne pensi e perché non hai fatto questa scelta?

Conosco molte persone che hanno intrapreso questa scelta e penso sia una bellissima opportunità, soprattutto per l’acquisizione dell’inglese che ad oggi ti apre moltissime strade. Conseguire una laurea frequentando l’università e giocare ad un buon livello senza nessun intralcio è un po’ il sogno di chiunque e in Italia è quasi impossibile far combaciare le due cose: però è qui che mi sorgono i dubbi. Puoi davvero fare bene entrambe le cose?
Tutte le università sono in grado di tenerti sul pezzo? Ma soprattutto in quegli anni la parte del circuito pro è messa da parte (salvo qualche wc che possono assegnare alcuni college agli atleti di punta in qualche ITF negli USA). Questo mi ha fatto escludere l’ipotesi di andare al college perché una volta terminato lo studio sarei dovuta ripartire quasi da zero con gli ITF e anche con qualche anno in più. Parlo sempre in maniera personale, ognuno poi ha i propri obiettivi e fa scelte conseguenziali, c’è anche chi sceglie di rimanere a vivere in America o all’estero.

Fa discutere l’assegnazione delle wild card nei tornei. Tu hai capito qual è il criterio di assegnazione ed è possibile secondo te che qualche resort favorisca qualche tennista presso gli organizzatori?

Mentirei se dicessi che ho ben capito il criterio, ma basandomi su quel che so non mi pare così assurdo, anche se so che è molto criticato. La maggior parte delle wc le assegna la federazione, basandosi principalmente sui risultati raggiunti dall’atleta in questione. E’ vero che tendono ad agevolare gli atleti che hanno rapporti con loro, ma non ci vedo nulla di sbagliato dato che la FIT fa degli investimenti su di essi, pochi o tanti che siano.
Ovviamente è giusto dare l’opportunità grosso modo a tutti i meritevoli, a rotazione, e non fissarsi sui soliti/e 3 o 4. Invece sull’assegnazione delle wc a discrezione dell’organizzatore del torneo, è un fatto che abbiano delle preferenze. Nove circoli su dieci ogni volta che organizzano un evento internazionale tendono ad agevolare ragazzi o ragazze che si allenano presso quel circolo o concittadini, e trovo giusto anche questo. Mi sembra corretto che spingano atleti sui quali credono e che hanno sott’occhio ogni giorno. Non ho mai sentito parlare di “favoreggiamenti” onestamente, ma anche se fosse la cosa non mi infastidirebbe più di tanto: sono dell’idea che nello sport tutti debbano avere pari opportunità di emergere, se poi un giocatore o una giocatrice non dovesse meritare agevolazioni, saranno i risultati a parlare per loro.

Torniamo al tennis giocato e a te. Quali sono le tue caratteristiche di gioco e su che cosa devi lavorare?

Sono una giocatrice alla quale piace spingere la palla, senza dubbio. Fin da piccola ho espresso questo gioco e l’ho sempre portato avanti, con tutti i suoi rischi. All’inizio, come ho già detto, non mi ha mai portato risultati, anzi… ma non ho mai pensato di cambiarlo. Ho però dovuto iniziare a smussare qualche aspetto del mio tennis, come la troppa fretta nel cercare il vincente e il giocare troppo piatto, inserendo rotazioni e variazioni di traiettorie. La mia altezza sicuramente mi aiuta nel servizio (che è il colpo sul quale punto di più) ed ho buoni entrambi i fondamentali: con il dritto faccio piuttosto male, ma sento molto più naturale il rovescio con il quale trovo più angoli ed ho più solidità. In questo periodo sto anche inserendo soluzioni come il back, sia di rovescio che di dritto, e il venire più in avanti a cercare la rete per concludere il punto con uno schiaffo al volo o con una volee quando possibile. Non mi ritengo una giocatrice molto talentuosa, ma in compenso sono molto competitiva e mi piace proprio il clima di “sfida” in generale. Gli aspetti sui quali devo lavorare di più sono: la risposta, sulla quale trovo più difficoltà da sempre, la mobilità in campo (che è già migliorata molto rispetto a 1/2 anni fa), la gestione dei punti durante la partita, ma soprattutto il mantenere più calma nei momenti di tensione perché, a volte, il mio carattere un po’ fumino non aiuta. Sto lavorando molto su me stessa.

Come sta andando la tua stagione finora e che obiettivi ti dai per quest’anno?

In realtà la mia stagione quest’anno non è ancora iniziata e sto soffrendo per questo. Ho dovuto posticipare l’inizio di stagione 2022 a causa di un problema al polso e avevo programmato di partire per inizio febbraio, quando ero pronta per partire per la Tunisia ho fatto un tampone molecolare (obbligatorio per l’ingresso nel paese) e sono risultata positiva, asintomatica e con 3 dosi di vaccino. Dopo 13 giorni di quarantena mi sono un po’ allenata per ripartire per Monastir dove ho giocato due tornei, con scarsi risultati data l’assenza dal campo per mesi. Ora sono di nuovo ferma causa una forte distorsione alla caviglia presa la scorsa settimana (fine marzo nda), e non so quanto mi terrà in panchina. Fortunatamente il tennis dà opportunità tutto l’anno e sono sicura che avrò tempo per riscattare il tempo perso. Sono una che non si accontenta facilmente: dopo che l’anno scorso ho fatto piuttosto bene vorrei di nuovo scalare un po’ la classifica e darmi come obiettivo di entrare nelle prime 500, senza rincorrere i cosiddetti “punticini”, ma dandomi obiettivi partita dopo partita. Vorrei alzare il mio ranking soprattutto per misurarmi con giocatrici di livello più alto e provare ad acquisire la loro mentalità nella gestione della partita e del torneo.

Chi è il tuo coach e che tipo di rapporto avete?

Il mio coach attuale è Claudio Grassi, tecnico nazionale ed ex giocatore professionista. Lo conosco da molti anni: quando mi allenavo fuori Carrara, se tornavo a casa, lui era sempre disponibile a darmi un appoggio per coprire gli allenamenti; ma per vari motivi non siamo mai riusciti a concretizzare la collaborazione. Adesso che per mia scelta sono tornata a casa, abbiamo trovato un buon punto di incontro per provare a costruire qualcosa. Secondo me per il tipo giocatore che era (con la peculiarità di riuscire a cambiare dalla mano sinistra alla destra) può aiutarmi ad inserire molte soluzioni che mancano al mio gioco, in più essendo stato un giocatore vede molto bene il gioco e con la sua esperienza capisce situazioni fuori e dentro al campo che non sono comuni a chiunque. Altre cose che possono essere d’aiuto nel lavorare insieme sono la sua calma e pacatezza, che bilanciano la mia irruenza, e che sta cercando di trasmettermi fin dall’inizio. Cerchiamo comunque di avere un rapporto il più trasparente possibile per poterci dire tutto quello che pensiamo senza nessun problema o filtro, per far in modo di remare sempre dalla stessa parte.

Anita con Renzo Furlan

La Barty si ritira a sorpresa schiacciata dallo stress. Naomi Osaka lascia il Roland Garros stressata dalla stampa. La Azarenka ha sofferto di depressione. Ma il tennis fa male?

Sì, fa malissimo. Per quanto mi riguarda mi ha cambiata radicalmente, da bambina e ragazzina ero molto più calma e accomodante: ora sono l’opposto. Penso siano stati la competizione ed il dover stare tanto da soli a rivoluzionarmi un po’, però mi ha forgiata e mi ha anche definito di più come persona, aiutandomi ad improntare il mio stile di vita. Ha fatto stare male anche me nei periodi di poca fiducia, non oso immaginare come possano sentirsi giocatrici che hanno di mezzo la notorietà e molti soldi.

Che rapporto c’è tra le tenniste del circuito e soprattutto parlate di politica, di ambiente, di diritti umani?

Posso dire che qualche tensione c’è… C’è chi ci va più a genio e chi meno, ma di base conviviamo. Le mie migliori amiche me le sono fatte nell’ambiente del tennis ed ho rapporti cordiali con la maggior parte delle altre ragazze. Tratto di tematiche più importanti solo con quelle con cui ho molta confidenza, altrimenti con le altre si tende a scherzare molto o quando si parla più seriamente restiamo sull’argomento tennis e si accenna anche all’attualità (covid o guerra in Ucraina) ma senza dilungarsi troppo.

Viviamo giorni di grande tensione mondiale con la guerra in Ucraina e la minaccia nucleare che incombe sull’umanità. Come si cerca la pace veramente e cosa può fare lo sport?

Lo sport ha sempre avuto la caratteristica di riuscire ad azzerare le diversità tra popoli e persone e in un momento del genere secondo me può essere di grande aiuto. Tramite la comunicazione, sia faccia a faccia, sia tramite i social gli atleti di punta e non, possono contribuire a far sì che tutti siano dalla stessa parte. Tutti gli sportivi di nazionalità russa e bielorussa stanno giocando senza bandiera e la Russia è esclusa da qualsiasi competizione che coinvolga le nazionali; mi sembra una buona iniziativa presa dalle federazioni di tutti gli sport a sostegno dell’Ucraina che sta subendo un’invasione assurda e contro ogni principio umano. Tuttavia, essendo un po’ pessimista, non credo che questo spaventi un dittatore come Putin, che ha ben altri obiettivi in questo momento e far eccellere la Russia nello sport penso sia uno degli ultimi. Rimango comunque dell’idea che il far niente non ha mai portato da nessuna parte, quindi se le persone continuano a sensibilizzarsi a proposito di questa situazione e chi di dovere (stati europei e non) continua a prendere provvedimenti contro questa follia, sperando sempre in maniera pacifica, forse, dopo molto tempo le cose torneranno a rimettersi al loro posto.

Esiste il bullismo nel tennis? Per esempio una tennista emarginata perché si pensi porti sfortuna o per motivi legati al carattere o all’aspetto fisico?

Per quanto ne so no… Per lo meno io non ho mai emarginato nessuno, e da quanto mi risulta anche le altre giocatrici, per il semplice fatto che si pensa a tutt’altro durante i tornei e che ci si focalizza su se stessi. Personalmente penso che il bullismo sia un atto di una vigliaccheria unica e totalmente infantile. Come ho detto prima, tra tenniste ci sono solamente simpatie e non, suppongo come in qualsiasi altro campo della vita.

Sei fidanzata e ti fidanzeresti con un tennista?

No, non sono fidanzata, è un po’ dura per la vita che conduco. Sì, mi fidanzerei con un tennista perché secondo me un ragazzo con la stessa passione potrebbe capire molte situazioni che non sono comprensibili da quanti, magari, conducono uno stile di vita totalmente diverso… L’importante comunque è che non mi crei problemi con il tennis.

Quali sono i tuoi poeti e scrittori preferiti?

I miei scrittori preferiti sono Joel Dicker, svizzero, del quale ho letto tutti i libri, e Khaled Hosseini, afgano naturalizzato americano: mi piacciono i gialli e i romanzi che raccontano storie vere o con sfondi storici realistici e non sdolcinati. Non leggo poesie, ma dal liceo mi è rimasto impresso Ungaretti.

Il libro e il film che ti hanno cambiato la vita?

Nessun libro o film può cambiarti la vita, credo solo che ognuno può lasciare un insegnamento più o meno impresso. Il libro che ho letto ben tre volte è stato “Mille Splendidi Soli” di Hosseini, di una bellezza indescrivibile, mentre il film che mi ha segnata di più è stato “Will Hunting- Genio Ribelle”, ma preferisco di gran lunga leggere.

Dove sarà Anita Bertoloni tra 5 anni nel tennis e nella vita?

In questo periodo della mia vita sono un po’ persa in realtà, sento di trovarmi in un’età dove devo prendere delle decisioni per togliermi da questo momento così insignificante. Sono comunque abbastanza certa di giocare ancora a tennis e mi sbilancio dicendo di voler entrare nella top 200 almeno. In più a 25 anni vorrei essere una donna matura e di conseguenza con un’identità più marcata di adesso. In ogni caso sono iscritta ad una università online, Facoltà di Scienze della Comunicazione, il piano b è lavorare nel campo del giornalismo.

Fin qui Anita, che ci ha rilasciato questa intervista poco prima di Pasqua. Purtroppo il problema alla caviglia si è rivelato poi più complicato di una distorsione ed Anita si è dovuta sottoporre alcuni giorni fa ad un intervento chirurgico, per fortuna perfettamente riuscito. Avendola conosciuta posso dire con certezza che tornerà più forte di prima, ha una carica ed una determinazione eccezionali, pari alla sua umiltà e sensibilità. Da parte mia, della redazione di livetennis e di tutti i nostri lettori un grande augurio di rivederla in campo al più presto, ricordandole che: “Avrai dei momenti difficili, ma ti faranno apprezzare le cose belle alle quali non prestavi attenzione” (dal film Will Huntin- Genio ribelle).

Antonio De Filippo


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/


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