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La grinta di Rune: “Non do per persa questa stagione, avrò sicuramente voglia di riscatto. Devo alzare il livello di disciplina”


“Ho sentito come se il terreno mi crollasse sotto i piedi, come se fossi nel mezzo di un terremoto. La prima cosa che ho pensato è stata che ci fosse un problema con il campo. Non sentivo dolore, semplicemente il piede si è come staccato dal resto del corpo. È stata un’esperienza davvero assurda”. Così Holger Rune rivive il momento drammatico della rottura del tendine d’Achille sofferta a Stoccolma lo scorso ottobre, infortunio gravissimo che l’ha costretto all’intervento chirurgico (il primo in vita sua) e una lunga riabilitazione. Dolore, frustrazione e rabbia, ma un tipo “tosto” come il danese non si arrende affatto, anzi rilancia. Questo periodo di lavoro sul proprio corpo lesionato gli sta dando nuova forza e “fame” di rivalsa. Ne ha parlato in una lunga intervista concessa a Marca, della quale riportiamo i passaggi più interessanti. Esce chiara la sua motivazione a tornare più forte di prima, l’importanza dell’aver a fianco un grande professionista come Marco Panichi e il desidero di sfruttare i mesi lontani dalla competizione per migliorare la sua attitudine. Più volte sottolinea la parola “disciplina”, un ordine mentale e di gioco che gli è sempre mancato e gli ha impedito di esser al livello di Jannik e Carlos. Rune è sicuro: sto già lavorando per andare a prenderli…

“Quando il fisioterapista è venuto a soccorrermi, gli ho detto subito che non mi sarei ritirato” continua il racconto di Holger sul giorno del “crack”. “Ero avanti di un set ed ero convinto che con una fasciatura sarei riuscito a portare a termine il match. È stato lui ad avvertirmi, toccando il tendine, che era rotto. Lo abbiamo confermato con un test nella sala fisioterapica. Sentivo il piede completamente morto. Devo essere sincero, lì ho avuto paura”.

L’idea di passare sotto i ferri fu un bello spavento… “Non avevo mai avuto un infortunio serio né ero mai stato sottoposto ad anestesia. Ero più preoccupato per l’anestesia che per l’operazione in sé. Mi fidavo molto del chirurgo, perché è lo stesso medico della Nazionale danese di calcio. Se è riuscito a salvare la vita a Christian Eriksen, ero certo che avrebbe sistemato anche il mio tendine d’Achille. E così è stato. In ospedale sono stati tutti gentilissimi e mi sono sentito in ottime mani”.

“Le prime settimane dopo l’intervento sono volate, anche perché non sono abituato a stare così tanto a casa ed era la fine della stagione. Mi tenevo occupato guardando Netflix e rilassandomi con la gamba sollevata. Non ricordo di essere mai stato lontano dal tennis per più di una settimana, quindi a un certo punto avevo semplicemente bisogno di colpire qualche palla. Abbiamo trovato un buon modo per farlo da seduto, con la gamba sollevata, ed è stato divertente. Potevo giocare smorzate e spingere bene di dritto. È stato come un dessert… Me lo sono goduto. Quando vivi un’esperienza del genere, ti passano per la testa tante cose: il perché, come avresti potuto evitarlo, poi la voglia di colpire una palla e, una volta fatto, la voglia di competere. Amo la mia vita da tennista: gli allenamenti, i tornei, i viaggi. Non vedo l’ora di tornare”.

Il ritorno in campo: c’è una tabella di marcia? In realtà no, è necessario attende il riscontro del tendine alle sollecitazioni. “Con il tendine d’Achille è complicato. Non è come un muscolo, di cui puoi seguire l’evoluzione con un’ecografia e vedere che va tutto bene: il tendine deve essere davvero forte. Molti non sanno che il tendine d’Achille può sopportare fino a una tonnellata di peso nei movimenti esplosivi. Quindi, anche quando sembra tutto a posto, il processo di recupero può essere ancora lungo. Adesso sto cercando di tornare a camminare dopo quasi due mesi. Non posso dire né dove né quando rientrerò. Dicono che avere pazienza all’inizio renda tutto più veloce alla fine. Spero di recuperare la mobilità necessaria per un tennista verso metà febbraio e, da lì, ricostruire gradualmente il mio livello”.

Marco Panichi a suo fianco, una presenza importante: “All’inizio lavoravo solo con il mio fisioterapista, Nicolas, perché dopo l’intervento ero molto limitato. A Doha ho a disposizione il preparatore atletico e il fisioterapista specializzati in questo tipo di riabilitazione: sanno esattamente quanto spingere. Marco ed io abbiamo lavorato prima di partire per Doha e poi lui si è unito a me qui per seguire i progressi prima del rientro in Europa. E dopo Capodanno torneremo a lavorare insieme. Come è la mia giornata tipo oggi? Inizio con un’ora di esercizi specifici di mobilità, poi circa trenta minuti di allenamento di reazione oculo-manuale e coordinazione, e un’altra ora di forza. Pausa pranzo, poi un’ora e mezza di lavoro di condizionamento fisico e rientro a casa per riposare. Faccio anche trenta minuti di esercizi per la camminata, laser, trattamenti, Compex, eccetera, per un’ora o un’ora e mezza, dipende. In totale sono circa sei ore al giorno. Gioco a tennis una volta a settimana. Quando riuscirò a camminare normalmente, aumenterò a due o tre volte a settimana”.

La racchetta è già tornata nella sua routine, anche se per poco, ma l’obiettivo, il primo e realista, è assai più semplice: “Camminare normalmente, senza zoppicare. Serve ancora un po’ di forza nel polpaccio, ma sto migliorando velocemente: ogni giorno mi sento meglio. L’altro obiettivo è aumentare la forza generale e prepararmi gradualmente al 12 febbraio, quando saranno passati quattro mesi dall’intervento. Il traguardo è potermi muovere in campo e sembrare di nuovo un tennista. In base ai progressi dopo il 12 gennaio, potrei essere pronto a fare qualche salto a febbraio, come gli split step. Forse anche di più. Ma andiamo passo dopo passo”.

Sorprendente la risposta di Rune a questa domanda: consideri la prossima stagione compromessa? “Assolutamente no. Le mie ambizioni sono le stesse. Poi vedremo cosa succede. Avrò sicuramente fame di riscatto”.

Da lontano Holger osserva Alcaraz e Sinner, dominanti. Ti senti molto lontano da quei traguardi? “In questo momento… prima devo riuscire a camminare. Poi ne riparliamo. Anni fa sono stato davanti a Carlos e Jannik, per un certo periodo, ma non sono stato costante e ho perso quel vantaggio. Ero un po’ ovunque, ero giovane: forse era una tappa naturale del mio percorso di crescita, mentre loro diventavano sempre più disciplinati. Ora spetta a me alzare il livello di disciplina, e l’infortunio può essere un buon punto di partenza. Una riabilitazione non la superi senza disciplina: giorno dopo giorno”.

Molto interessante il passaggio finale, ci rivela la presa di consapevolezza su quello che gli è sempre mancato. Rune “sano” ha potenza, colpi, cattiveria agonistica e intensità per battagliare ad armi pari nei grandi tornei contro Sinner e Alcaraz, ma certamente rispetto ai primi due al mondo ha pagato la mancanza di ordine, tecnico e mentale, forse anche per colpa di una scalata fin troppo rapida senza la struttura adeguata a reggere la quarta posizione del ranking. Un grave infortunio come il suo non lo si augura a nessuno, la speranza è che possa recuperare al 100% sul piano fisico. I mesi passati in palestra – e campo – a riprendersi di sicuro aumenteranno a dismisura la sua voglia di competizione e magari lo renderanno più consapevole su quel che serve per eccellere. Ordine e disciplina.

Marco Mazzoni


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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