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F1 2026, tutti i segreti dei nuovi bolidi: motori più efficienti e macchine più agili 


Ali mobili e sparisce il DRS

Il ritorno al fondo piatto e l’abolizione dei condotti Venturi comporterà una riduzione del 30% del carico, ma sarà ampiamente compensata dall’aerodinamica “attiva”, con una resistenza all’avanzamento inferiore del 55%. Come? A partire dal 2026 sparirà il DRS (Drag Reduction System), che sarà sostituito da un nuovo sistema, applicato sia all’ala anteriore che a quella posteriore, con due modalità operative: Z-Mode e X-Mode. La prima è quella ad alta deportanza che si userà per avere la massima aderenza in curva, la seconda è quella a bassa resistenza aerodinamica, indispensabile sui rettilinei per aumentare la velocità massima e sorpassare. Con l’X-Mode i piloti potranno cambiare la configurazione aerodinamica della monoposto a prescindere dal distacco dagli avversari, mentre ora, come noto, il DRS si può attivare solo quando il distacco tra vettura che precede e quella che segue è inferiore al secondo. Sempre per rendere le gare più appassionanti, nel 2026 cambierà anche la modalità di sorpasso, con l’introduzione del Mos (Manual Override System), che sostituirà il DRS e darà la possibilità di utilizzare in rettilineo il motore elettrico per un periodo di tempo più lungo, rispetto al concorrente che precede. In pratica, se un pilota, prima della fine di un giro, segue ad una determinata distanza (meno di un secondo) un avversario, il giro successivo avrà la possibilità di avere più energia elettrica per provare a superarlo. Per quel che riguarda le ali, quella anteriore avrà due flap attivi, mentre l’ala posteriore sarà composta da tre elementi mobili, per avere un corretto equilibrio tra asse anteriore e asse posteriore spariranno inoltre i passaruota, adottati a parziale carenatura delle ruote direttrici nel 2022.

Rivoluzione sottopelle

L’obiettivo dei nuovi regolamenti emanati dalla Federazione (Fia) per la nuova Formula 1 è quello di ridurre le emissioni inquinanti e contenere i costi per cui, anche se nel recente passato si è più volte parlato di un ritorno a motori aspirati di otto o dieci cilindri, le auto di nuova generazione utilizzeranno ancora motori ibridi, ma con diverse caratteristiche, rispetto alle attuali power unit. Quelli utilizzati sulle nasciture vetture da Gran Premio saranno probabilmente i motori più efficienti al mondo, con quasi il 300% in più di potenza prodotta dalla batteria e una ripartizione uniforme tra combustione interna (50%) ed energia elettrica (50%). La novità principale riguarda l’eliminazione della MGU-H, il generatore elettrico che cattura energia proveniente dal calore dello scarico e dalla rotazione del turbo, e il potenziamento del MGU-K, il motore elettrico che recupera energia in frenata e spinge la monoposto in accelerazione. A partire dal 2026 l’MGU-K avrà un ruolo ancor più importante: sarà più potente, erogando 470 CV, contro i precedenti 160 CV, al contrario il motore termico scenderà dagli attuali 750 CV a circa 550 CV, per una potenza totale superiore ai 1.000 CV. Per alimentarlo verranno usati solo carburanti sintetici, ovvero gli e-fuel che si producono catturando la CO2 presente nell’aria e quindi ad impatto zero. Questo produrrà monoposto con il serbatoio carburante di dimensioni ridotte (90 kg, contro i precedenti 110 kg) e masse radianti ulteriormente miniaturizzate.

Grandi costruttori

Si va dunque verso una Formula 1 più sostenibile, attraverso un maggiore utilizzo di energia elettrica col 50% della potenza erogata dal motore endotermico e altrettanta dall’ibrido. Una Formula 1 ipertecnologica, che potrà anche contare sul record di sei produttori di propulsori: Ferrari, Mercedes, Alpine, Honda, Audi e Red Bull-Ford Powertrains. Ma come andranno le vetture? Saranno più veloci delle attuali e soprattutto le gare meno scontate, con più sorpassi e duelli ravvicinati? Difficile dirlo, ma l’intento dichiarato di Fia e Liberty Media è quello di allineare la Formula 1 con l’industria automobilistica e aumentare lo spettacolo, con regole che rispetteranno di più l’ambiente, mentre l’eventuale riduzione dei costi rimane un incognita.

Un’autentica rivoluzione tecnica, che ha spiazzato anche Adrian Newey, il tecnico più pagato e vincente nella storia della Formula1, con Williams, McLaren e Red Bull, che in una recente intervista ha precisato di «non ricordare un altro momento in Formula 1 in cui sia le regole relative ai telai che quelle sui motori siano cambiate contemporaneamente». Per saperne di più e capire se sarà stato un bene o un male per la categoria regina dell’automobilismo mondiale bisognerà attendere poco: a fine mese primi test (a porte chiuse) a Barcellona, a feb braio due sessioni in Bahrain e l’8 marzo primo GP in Australia. Nel frattempo prepariamoci all’intensificarsi della guerra dei motori già iniziata con le polemiche contro Mercedes e Red Bull e ad un inverno ricco di indiscrezioni e di annunci, più o meno credibili, sull’asso nella manica, l’arma segreta che un po’ tutti i team sperano di avere trovato per quella che si preannuncia come la Formula 1 più complessa e tecnologicamente esasperata di tutti i tempi.

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