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Zverev travolto da Sinner: a Madrid fa discutere l’atteggiamento del tedesco


La finale del Mutua Madrid Open 2026 avrebbe dovuto essere il grande duello tra i primi due favoriti del torneo, Jannik Sinner e Alexander Zverev. Invece, la Caja Mágica ha assistito a un monologo dell’azzurro e a una prestazione difficilmente spiegabile da parte del tedesco. Sinner ha giocato un tennis di livello altissimo, quasi perfetto, ma ciò che ha colpito molti osservatori è stato soprattutto l’atteggiamento di Zverev, apparso battuto ancora prima di entrare davvero in partita.
Va detto con chiarezza: parlare della brutta prova di Zverev non deve togliere nulla alla grandezza di Sinner. Il numero uno del mondo è in una dimensione superiore, ha vinto il suo quinto Masters 1000 consecutivo ed è arrivato a Roma imbattuto in questa straordinaria fase della stagione. Il suo dominio è reale, concreto, certificato dai numeri e dalle sensazioni del campo. Però una finale di Masters 1000 richiede anche un certo tipo di presenza agonistica, e da questo punto di vista Zverev ha deluso profondamente.

Fin dal primo turno di servizio, il linguaggio del corpo del tedesco è stato eloquente. Gambe pesanti, sguardo basso, poca intensità, nessuna vera reazione emotiva. Più che un giocatore pronto a provare a cambiare il copione, Zverev è sembrato un tennista già rassegnato. Contro un Sinner di questo livello può perdere chiunque, ma perdere senza dare la sensazione di provarci è un’altra cosa.
Il dato dei confronti diretti recenti rende il quadro ancora più pesante. Zverev ha perso gli ultimi nove match consecutivi contro Sinner e in questa serie è riuscito a strappargli appena due set. Nei sei confronti più recenti ha raccolto complessivamente solo 31 game, una media di poco più di cinque game a partita. Numeri durissimi per un giocatore che occupa il terzo posto del ranking mondiale e che, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare una delle principali alternative al dominio di Sinner e Carlos Alcaraz.

In passato si è spesso criticato chi entrava in campo già sconfitto contro Federer, Nadal o Djokovic. Oggi la sensazione è stata simile. Si può comprendere un certo timore reverenziale da parte di un giocatore più indietro in classifica, ma non da parte del numero 3 del mondo in una finale di Masters 1000. La differenza tecnica può esserci, anche ampia, ma l’intensità e la volontà di lottare dovrebbero essere il punto di partenza.
Lo stesso Zverev, in conferenza stampa, ha ammesso la pochezza della sua prestazione.
“Oggi avrei perso contro chiunque. Ho giocato una partita orribile”, ha dichiarato il tedesco.

Una frase che fotografa perfettamente la sua giornata. Zverev ha poi parlato anche della fatica accumulata durante la settimana, lamentando gli orari notturni.
“Non c’è stato un solo giorno questa settimana in cui sia andato a dormire prima delle 4 del mattino. Ero esausto”.

Una spiegazione che può avere un fondo di verità, ma che non basta a giustificare una finale affrontata con così poca energia. Anche perché la semifinale contro Alexander Blockx era stata giocata il venerdì sera ed era terminata intorno alle 22:30. Diverso fu il caso del 2022, quando Zverev perse nettamente contro Alcaraz dopo una semifinale finita molto tardi il giorno precedente. Questa volta, però, l’alibi appare meno solido.
Il punto non è pretendere che Zverev battesse Sinner. Il punto è chiedersi perché non abbia dato la sensazione di voler davvero provare a farlo. Rafa Nadal ha sempre ripetuto che l’impegno non è negoziabile. Si può perdere, si può essere inferiori, si può anche essere travolti da un avversario più forte. Ma una finale davanti a migliaia di spettatori, molti dei quali hanno pagato cifre altissime per assistere all’evento, merita almeno una battaglia.

Il paragone con altri giocatori visti durante la settimana è inevitabile. Rafa Jódar, a 19 anni, è sceso in campo contro Sinner sapendo di essere sfavorito, ma ha giocato con coraggio, intensità e voglia di misurarsi con il migliore. Anche Arthur Fils, pur nettamente inferiore all’azzurro in semifinale, ha continuato a cercare soluzioni e a lottare fino alla fine. Zverev, invece, ha dato l’impressione di non crederci mai.
Madrid esce così con due immagini molto diverse. Da un lato, un Sinner magnifico, padrone assoluto del circuito e sempre più vicino a una dimensione storica. Dall’altro, uno Zverev che dovrà riflettere non solo sul piano tecnico, ma soprattutto su quello mentale. Perché contro il miglior giocatore del mondo si può perdere. Ma per un campione del suo livello, non provarci davvero è ciò che lascia più interrogativi.

Francesco Paolo Villarico


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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