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Sinner: “Robot? Non trovo il termine dispregiativo. È così che lavoro”


Il numero 1 del ranking Atp ha rilasciato un’intervista a ‘L’Equipe Magazine’: “Essere chiamato robot non lo trovo denigratorio. Cerco di essere sempre il più preciso possibile”. Sulla sconfitta nella finale del Roland Garros 2025 contro Alcaraz: “Sarebbe una bugia dire che è stato facile andare avanti”. Sulla pressione: “Ho scelta una vita con sacrifici, ma a 24 anni ci vuole anche equilibrio”

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Jannik Sinner, dopo aver trionfato agli Internazionali d’Italia 2026, si prepara a all’esordio al Roland Garros. Il numero 1 del rankinga Atp ha rilasciato un’intervista a ‘L’Equipe Magazine’, rispondendo a chi lo chiama ‘robot‘: “Non trovo il termine denigratorio. È così che funziono. Cerco sempre di essere il più preciso possibile, di giocare il colpo giusto al momento giusto, e questo richiede di essere in ottima forma fisica e mentale. È così che è, ed è per questo che mi alleno. Per essere il più preparato possibile per i momenti importanti di una partita”.

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La lezione del Roland Garros 2025

Sulla sconfitta contro Alcaraz nella finale di Parigi dello scorso anno: “Sarebbe una bugia dire che è stato facile andare avanti. Ma cerco sempre di voltare pagina velocemente, anche quando vinco. E così sono riuscito a trionfare a Wimbledon subito dopo. Ho imparato grandi lezioni da quella sconfitta a Parigi. Mi sforzo sempre di migliorare, di credere in me anche quando sono scoraggiato, di rialzarmi quando cado”.

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Come si combatte la pressione

Io cerco di vivere nel modo più normale possibile. Non ho nè desiderio nè bisogno di vantarmi. Sono contento di ciò che ho e felice soprattutto di trovarmi in salute. Ho scelto una vita con sacrifici, ma ci vuole anche equilibrio: si hanno 24 anni una sola volta, cerco di godermeli. E io ho trovato un buon equilibrio“.

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I mesi che hanno preceduto la mia sospensione sono stati difficili, non potevo parlarne con nessuno. In campo sembravo molto triste, e lo ero: non mi sentivo libero. Ma credo che nulla accada per caso. E sono convinto che tutto questo mi abbia reso una persona più forte. Ho capito chi erano i miei veri amici e anche questo mi ha aiutato”.

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L’insegnamento dei genitori

“Loro avevano sempre un sorriso sul volto una volta che tornavano a casa, non importava cosa fosse successo al ristorante, quanto fosse duro. Era impossibile capire se avessero avuto una buona o una brutta giornata, ed è quella la mentalità che cerco di avere oggi. Quando esco dal campo, torno a essere una persona normale, e cerco di essere felice per ciò che ho. Vivere nel momento, senza guardare troppo indietro o avanti, cerco di dare sempre il mio meglio“.

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