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Marina Bassols denuncia minacce gravissime sui social: “Una deriva inaccettabile”


Il lato più oscuro del tennis torna purtroppo a mostrarsi in tutta la sua brutalità. Marina Bassols ha denunciato pubblicamente sui social il pesantissimo episodio di molestie ricevuto dopo la sua ultima partita, rendendo visibili messaggi di una gravità estrema che riportano al centro un problema sempre più diffuso nel circuito.

La tennista spagnola ha mostrato di aver ricevuto in modo compulsivo una serie di messaggi da parte di un account che sosteneva di aver assoldato dei sicari per ucciderla, di sapere dove si trovasse e che fosse ormai una “persona morta”. Contenuti agghiaccianti, che superano qualsiasi limite e che mostrano quanto i giocatori siano troppo spesso esposti a forme di violenza verbale e psicologica davanti alle quali si sentono completamente indifesi.

Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato. Sempre più tennisti convivono con insulti, minacce e persecuzioni online dopo una sconfitta o una prestazione negativa. Spesso tutto questo arriva da profili falsi, creati appositamente per colpire nel modo più vile possibile, approfittando dell’anonimato e della difficoltà di identificare chi si nasconde dietro certi account.

Nel caso di Bassols, però, il livello raggiunto è particolarmente inquietante. Qui non si parla solo di odio o frustrazione incontrollata, ma di vere e proprie minacce di morte, con un linguaggio che fa rabbrividire e che rende ancora più urgente un intervento serio.

Per questo, ogni denuncia pubblica ha un valore enorme. Esporre questi messaggi significa togliere loro invisibilità e portare alla luce una piaga che non smette di crescere. Quello che ha fatto Marina Bassols serve a ricordare che dietro ogni giocatore c’è una persona, e che nessuno dovrebbe aprire il telefono dopo una partita e trovarsi davanti a parole del genere.

È profondamente deplorevole che tutto questo stia diventando quasi una routine per molti atleti. E ancora più grave è la sensazione di impunità che continua a circondare chi gestisce questo tipo di account.
Il caso di Bassols rilancia quindi una richiesta semplice ma ormai non più rinviabile: controlli più seri sui profili falsi e azioni concrete per individuare chi si nasconde dietro account creati per insultare, minacciare e terrorizzare. Perché qui non si parla di una semplice esasperazione da social, ma di un problema reale, grave e sempre più intollerabile.

Francesco Paolo Villarico


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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