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Lucky loser e ritiri nelle qualificazioni: il tennis deve chiudere una falla ormai evidente


Le qualificazioni dei tornei ATP di Washington e Los Cabos 2026 hanno riportato alla luce un problema regolamentare che si presenta con eccessiva frequenza. Quando le rinunce nel tabellone principale vengono comunicate prima della conclusione della fase preliminare, alcuni giocatori possono sapere di avere probabilità molto elevate di essere ripescati come lucky loser anche in caso di sconfitta nell’ultimo turno.

In una situazione simile, completare una partita impegnativa può diventare meno conveniente rispetto alla possibilità di preservare energie in vista del main draw. Indipendentemente dalle ragioni mediche dei singoli ritiri, il meccanismo crea un incentivo potenzialmente dannoso per la regolarità della competizione.

I casi di Svajda e Tomic

A Washington, Zachary Svajda si è ritirato durante l’incontro decisivo delle qualificazioni ed è successivamente entrato nel tabellone principale come lucky loser. Una situazione simile si è verificata a Los Cabos, dove Bernard Tomic ha concesso un walkover prima dell’ultimo turno della fase preliminare, ottenendo poi ugualmente un posto nel main draw.

I due episodi non costituiscono necessariamente una violazione delle norme e non permettono, da soli, di mettere in dubbio le motivazioni mediche dei giocatori. Evidenziano però un meccanismo capace di produrre conseguenze discutibili, soprattutto quando le rinunce nel tabellone principale vengono ufficializzate mentre le qualificazioni sono ancora in corso.

In queste circostanze, un giocatore può conoscere in anticipo le proprie elevate possibilità di ripescaggio. L’ultimo incontro perde così parte del proprio valore, mentre il ritiro può trasformarsi, almeno indirettamente, in un vantaggio perché consente di preservare energie e limitare il rischio di aggravare eventuali problemi fisici.

Una distorsione che danneggia qualificazioni e pubblico

Il sistema rischia innanzitutto di compromettere la credibilità delle qualificazioni. Gli incontri della fase preliminare dovrebbero assegnare l’accesso al tabellone principale attraverso i risultati ottenuti sul campo, non diventare appuntamenti evitabili per chi ritiene di avere già ottime probabilità di essere ripescato.

Esistono inoltre conseguenze per gli altri partecipanti. Un ritiro o un walkover concede all’avversario una qualificazione senza dover completare l’incontro e può influire sull’equilibrio complessivo della fase preliminare. La scelta non riguarda quindi soltanto il giocatore che si ferma, ma coinvolge indirettamente tutti coloro che competono per un posto nel main draw.

Anche dal punto di vista degli spettatori la situazione è difficile da comprendere. Un tennista può dichiararsi impossibilitato a completare o disputare una partita e, poco tempo dopo, risultare pronto per affrontare un incontro nel tabellone principale. Recuperi rapidi e problemi fisici di lieve entità sono certamente possibili, ma la successione degli eventi alimenta inevitabilmente perplessità.

Il sorteggio esiste già, ma potrebbe non bastare

Il regolamento ATP prevede già un meccanismo pensato per limitare le certezze. Quando una rinuncia nel tabellone principale avviene prima della conclusione delle qualificazioni, il posto disponibile viene sorteggiato tra i due giocatori con la migliore classifica sconfitti nell’ultimo turno. In presenza di due posti liberi, il sorteggio coinvolge i tre meglio classificati.

Questa procedura riduce la possibilità di conoscere anticipatamente il proprio destino, ma non elimina del tutto il problema. Quando le rinunce sono numerose o il gruppo degli aventi diritto è ristretto, le probabilità di essere ripescati possono comunque diventare molto elevate.

Una possibile modifica potrebbe prevedere che chi si ritira o concede un walkover nell’ultimo turno delle qualificazioni perda automaticamente il diritto a essere ripescato. Dovrebbe però essere introdotta un’eccezione per gli infortuni reali, accompagnata da una valutazione medica indipendente che accerti sia il problema accusato sia la successiva idoneità a disputare il main draw.

Un’altra soluzione potrebbe consistere nell’ampliare il numero dei giocatori coinvolti nel sorteggio o nel posticipare la procedura fino alla conclusione di tutti gli incontri di qualificazione. Qualunque intervento dovrà tutelare chi subisce un infortunio autentico, senza consentire che il regolamento premi indirettamente chi evita di competere per risparmiare energie.

Una falla che l’ATP non può più ignorare

Washington e Los Cabos non hanno creato il problema, ma hanno offerto altri due esempi delle conseguenze prodotte dall’attuale sistema. Finché un ritiro nell’ultimo turno delle qualificazioni potrà essere seguito dall’ingresso nel tabellone principale, episodi simili continueranno inevitabilmente a generare dubbi e discussioni.

La responsabilità non può essere scaricata esclusivamente sui giocatori, che agiscono all’interno delle regole e cercano comprensibilmente di tutelare la propria condizione fisica. Spetta all’ATP eliminare ogni possibile incentivo distorsivo e restituire pieno valore sportivo alle qualificazioni. Un posto nel tabellone principale non dovrebbe mai diventare più facile da ottenere evitando di giocare.

Il sorteggio tra i migliori classificati sconfitti nell’ultimo turno è già previsto quando le rinunce arrivano prima della conclusione delle qualificazioni, come spiega l’ATP.

Francesco Paolo Villarico


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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