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Lo Slam che stava per traslocare: Melbourne salvò l’Australian Open con un miliardo


Ci sono tornei talmente iconici e legati alla loro sede storica che immaginarli altrove sembra quasi un’eresia. L’Australian Open a Melbourne è uno di questi. Eppure, qualche anno fa, il primo Slam della stagione è stato davvero vicino a cambiare casa.
A rivelarlo è stato Craig Tiley in una recente intervista, svelando un retroscena che avrebbe potuto riscrivere la geografia del tennis mondiale.

“Nel 2017 sarebbe potuto andare via”
Secondo Tiley, tutto si è deciso attorno al 2016, quando il contratto con Melbourne era in scadenza.
“Se non ci fosse stato un investimento da parte del governo del Victoria per una grande ristrutturazione, l’Australian Open se ne sarebbe andato nel 2017. Il contratto terminava nel 2016 e c’era un forte interesse da parte di Sydney e di Shanghai”.
Uno scenario che oggi appare quasi impensabile: uno Slam lontano da Melbourne Park, o addirittura fuori dall’Australia.

Un investimento da un miliardo di dollari
A salvare il torneo è stato un intervento massiccio del governo locale: “Il governo prese una decisione molto intelligente in quel momento, investendo un miliardo di dollari: metà destinata ai giocatori e metà alle strutture”.
Un investimento decisivo che ha garantito il rinnovamento dell’impianto e condizioni ancora più moderne per atleti e pubblico, consolidando Melbourne come casa dello Slam australiano.

Una lezione per il futuro
Il retroscena raccontato da Tiley dimostra come anche gli eventi più tradizionali non siano immuni da logiche economiche e strategiche. Nel tennis moderno, investimenti, infrastrutture e visione politica possono fare la differenza tra continuità e rivoluzione.
Oggi l’Australian Open sembra saldamente ancorato a Melbourne, ma questa storia ricorda che, nel grande scacchiere del tennis globale, nulla è davvero scontato.

Marco Rossi


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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