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La provocazione di Medvedev: “Solo Slam e Masters 1000 per il ranking”


Daniil Medvedev non è mai stato banale. In campo come fuori, il russo ha sempre mostrato un carattere diretto, spesso controcorrente. E anche questa volta, dal palcoscenico dell’ATP Dubai 2026 – dove ha raggiunto i quarti di finale – ha lanciato una proposta destinata a far discutere.
L’idea? Rivoluzionare completamente il sistema del ranking ATP, assegnando punti solo nei 4 tornei dello Slam e negli 11 Masters 1000. In totale, un circuito “premium” di appena 15 eventi.

Un circuito chiuso per ridurre infortuni e calendario
La proposta nasce da un’esigenza chiara: alleggerire un calendario che, secondo Medvedev, sta diventando insostenibile per i giocatori. Tra tornei obbligatori, necessità di accumulare punti e rincorsa alle Finals, molti tennisti finiscono per giocare troppo, aumentando il rischio di infortuni.
Il russo immagina una sorta di circuito chiuso, quasi sul modello della Formula 1:
4 Grand Slam
11 Masters 1000
Solo questi tornei assegnerebbero punti validi per il ranking
Gli altri eventi potrebbero restare in calendario, ma senza impatto sulla classifica mondiale.

“Non succederà mai”
Lo stesso Medvedev ammette che la sua idea è, di fatto, quasi impossibile da realizzare. Le licenze dei tornei, i contratti e gli equilibri economici rendono impraticabile una simile rivoluzione.
“La ATP dovrebbe comprare le licenze degli altri tornei, ma non ha il denaro per farlo. E gli organizzatori non accetterebbero mai di farsi da parte: perderebbero soldi. È un business”, ha spiegato il moscovita.
Secondo lui, nella struttura attuale del circuito, un cambiamento così radicale non avverrà almeno finché sarà ancora in attività.

Il caso Rune e la corsa ai punti
Medvedev ha portato esempi concreti per sostenere la sua tesi. Ha citato l’infortunio al tendine d’Achille di Holger Rune a Stoccolma, torneo non obbligatorio ma utile per accumulare punti nella corsa alle ATP Finals.
“Dicevano che forse non avrebbe dovuto giocarlo. Ma se vuoi andare a Torino, devi farlo. Anche io l’anno scorso ho giocato sette tornei di fila. Non ero obbligato, ma avevo bisogno di punti. Se non ci fossero punti in palio, sarebbe più facile fermarsi.”
Il concetto è semplice: finché ogni torneo incide sulla classifica, i giocatori saranno spinti a competere anche quando il fisico chiede pausa.

Rivoluzione o utopia?
La proposta ha inevitabilmente diviso tifosi e addetti ai lavori. Ridurre il ranking ai soli Slam e Masters 1000 significherebbe trasformare profondamente il tennis professionistico, penalizzando tornei 250 e 500 e riducendo le opportunità per chi è fuori dall’élite.
Visione lungimirante per salvaguardare la salute dei giocatori o idea irrealizzabile che snaturerebbe il circuito?
Medvedev ha lanciato il sasso. Il dibattito, come spesso accade quando parla lui, è appena cominciato.

Francesco Paolo Villarico


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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