Dopo il successo nel Challenger di Murcia Under 15, Jaime Alcaraz ha parlato del suo momento e del suo percorso in un’intervista concessa a La Verdad, lasciando trasparire una maturità notevole per la sua età. Il giovane spagnolo, fratello minore di Carlos Alcaraz, ha raccontato le sue sensazioni dopo il torneo, soffermandosi sia sulla propria crescita sia sul tema inevitabile dei paragoni con il campione murciano.
“Sto crescendo poco a poco”
Jaime ha prima di tutto parlato del torneo appena vinto, spiegando di aver dovuto convivere anche con qualche fastidio fisico.
“Nessuna partita è facile, ma mi sono trovato bene. All’inizio mi faceva male la caviglia, perché sono un po’ infortunato, però ho giocato molto bene”.
Al di là del titolo, la sua attenzione è rivolta soprattutto al percorso:
“Poco a poco sto crescendo come giocatore e come persona, e questo mi rende molto felice. Non c’è fretta, poco a poco continuo a migliorare”.
Parole semplici, ma molto chiare, che mostrano un approccio sereno e misurato. Nessuna corsa forzata, nessuna ansia di bruciare le tappe: Jaime sembra avere ben chiaro che il suo sviluppo debba seguire tempi naturali.
Il tema dei paragoni con Carlos
Inevitabilmente, parlando di Jaime Alcaraz, il tema del confronto con il fratello maggiore torna sempre fuori. Ma il giovane spagnolo ha affrontato la questione con grande lucidità, prendendo le distanze da ogni tipo di pressione esterna.
“Non ascolto le persone che mi paragonano a mio fratello”.
Poi la frase più significativa: “Io Carlitos lo vedo solo come un fratello, non come un punto di riferimento tennistico”.
È una dichiarazione importante, perché racconta la volontà di costruirsi una strada autonoma, senza vivere all’ombra del nome che porta. Jaime non rifiuta il legame con Carlos, anzi lo rivendica nella sua dimensione più naturale e familiare. Ma non vuole che quel rapporto diventi un filtro attraverso cui leggere il suo tennis.
Un percorso da costruire con i suoi tempi
Le sue parole restituiscono l’immagine di un ragazzo con i piedi per terra, consapevole di essere ancora all’inizio del proprio cammino. Il titolo a Murcia rappresenta un bel segnale, ma il messaggio più interessante che lascia questa intervista è forse un altro: Jaime vuole crescere senza fretta, senza carichi eccessivi e senza lasciarsi condizionare dalle aspettative.
Ed è probabilmente il modo migliore per affrontare una situazione inevitabilmente delicata. Portare un cognome così pesante può trasformarsi facilmente in una pressione costante, ma Jaime sembra già avere capito quale sia la chiave: pensare a se stesso, al proprio tennis e alla propria crescita, un passo alla volta.
Per ora, il campo dice che il talento c’è e che i progressi stanno arrivando. Il resto, come ha detto lui stesso, può aspettare.
Francesco Paolo Villarico
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