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Il sogno di Djokovic si infrange sulla potenza di Alcaraz. Carlos rimonta un set al serbo e vince l’Australian Open 2026


Chapeau Djokovic, campione infinito, bravissimo a trionfare in una semifinale difficilissima, sotto in ogni statistica vs. Sinner, e partire con colpi tuonanti e un anticipo irreale nella finale degli Australian Open 2026, ma un set da cineteca per efficacia e qualità non basta a superare la freschezza, “gamba” e talento spettacolare di Carlos Alcaraz. Lo spagnolo va sotto, nettamente, nell’avvio della finale del primo Slam della stagione. È in difficoltà nel leggere i colpi del rivale e arginarne le accelerazioni in lungo linea, spettacolari per precisione e velocità. Domina il centro del campo e il tempo di gioco Novak, ma all’avvio del secondo set la partita prende un’altra direzione, sul binario per Murcia. Alcaraz si scioglie, le sue gambe e braccio diventano più rapide e soprattutto dal suo angolo arriva il consiglio che inverte l’inerzia: appena puoi cambia, palla vigorosa con più spin, non deve colpire traiettorie nette. Djokovic ha speso tanto e sulla potenza di quelle parabole più alte, “arrotate” e profonde non riesce più a trovare impatti velocissimi e sicuri. Sbaglia troppo, Alcaraz si prende un break e il controllo del gioco, imponendo un tennis più fisico, potente, mettendo il match sul piano a lui più favorevole (esattamente quello che è mancato a Sinner in SF contro il serbo). Carlos prende in mano il match e lo chiude in quattro set, 2-6 6-2 6-3 7-5 lo score conclusivo che vale allo spagnolo il primo titolo agli Australian Open e settimo Slam in carriera. Con i suoi 22 anni e 272 giorni, Alcaraz diventa il più giovane tennista di tutti i tempi a completare il Career Grand Slam, supera Don Budge (22 anni e 363 giorni quando vinse Roland Garros nel 1938).

Carlos si è meritato questo successo in primis resistendo alla durissima semifinale contro Zverev, vinta in modo a dir poco rocambolesco (ricordiamo che il tedesco servì per il match nel quinto set) e dimostrando ancora una volta in finale che oltre al talento e colpi bellissimi è lui il più resistente di fisico e di testa, pronto a imporre un vigore quasi impossibili da arginare. Dalla sua borsa dei trucchi può uscire di tutto, e trova risorse per capovolgere situazioni che paiono complicate se non disperate... Un esempio?4 pari al quarto set, tensione al massimo perché Djokovic ci prova, tira colpi splendidi e attacca e arriva a palla break… Carlos in tre punti fa di tutto e di più, tra un diritto vincente con traiettoria assurda, una difesa sagace rimettendo la palla sulla linea di fondo e servendo esterno preciso. È un campionario di classe immensa, difesa e attacco, pressione e rimessa, c’è tutto un mondo dentro, che lo porta ad essere un vero numero uno. Un campione epocale, fortissimo nei colpi e nello spirito, un ragazzo che porta gioia in campo e che è sempre una gioia per occhi da ammirare col disincanto di chi tifa solo per la bellezza del gioco e delle emozioni che sa regalare, senza bandiere.

Djokovic esce dal campo sconfitto ma con la consapevolezza di aver dato tutto e di essere arrivato davvero vicino a portare a casa il Major n.25, quello che lo isserebbe sopra a tutti per Slam vinti. Con i 39 anni già vicini, “Nole” ha confermato di essere un vero “mostro” sportivo per capacità di soffrire e di lettura dei momenti. Ha perso perché Alcaraz è troppo più giovane e vigoroso, troppo bravo nel portare l’incontro su di una fisicità che il “nonno” del tour non può reggere sulla lunga distanza, anche se sa soffrire come nessuno, immolandosi alla causa. Ma che colpi, che classe, che visione di gioco “Nole”. Il primo set di Novak di questa finale è da conservare gelosamente e tramandare, un trattato di come si affronta un avversario ormai superiore mettendolo alle corde. Non è bastato, ma Chapeau a cotanta classe e perseveranza. Una finale quella degli AO26 che entra dritta nei libri di storia, per il Grande Slam in carriera di Alcaraz ma anche la prestazione di Djokovic, sconfitto ma bravissimo.

Era impossibile chiedere a Djokovic un tennis migliore di quello visto in finale. Per un set ha dominato, ha fatto tutto bene e con una velocità tale da bloccare Alcaraz. L’ha tenuto fermo col lungo linea, in particolare il diritto, colpo che tanto bene aveva funzionato in semifinale vs. Sinner e che anche in finale ha brillato per impatti puliti e precisi. Un anticipo assoluto, con una lucidità nel cogliere il punto di impatto da cineteca. Servendo bene e aggredendo al primo colpo, il serbo ha controllato l’avversario portandolo sempre in difesa, non facendolo ragionare. C’ha messo un set Alcaraz a ritrovarsi, a capire come colpire per fare male al rivale e togliergli il pallino del gioco. Lì si vede la classe di Carlos e quanto sia maturato: non si è scomposto nonostante un set perso nettamente, ha colto alla perfezione il primo game di battuta di Novak un filo meno preciso e proprio in quell’istante ha cambiato, con traiettorie più lavorate di spin e poco rischio, ma profonde. L’anticipo di Novak è andato in difficoltà, ha perso sicurezza e il break concesso ha cambiato tutto. Alcaraz da lì in avanti è salito in cattedra, bravo ad aumentare anche la percentuale di prime palle in gioco e sbagliare poco o niente.

Questo un altro capolavoro di Carlos nella finale: contro un Novak così “famelico” era necessario non regalare, non dare ossigeno al rivale concedendo gratuiti, ma fargli sentire la pressione e il peso degli anni con un pressing a tratti “sinneriano”. Così e bene ha fatto Alcaraz, meno fiammate assolute con vincenti spericolati ma tanti punti vinti di pressione, aprendosi l’angolo per poi tirare un affondo calibrato, velocissimo ma non o la va o la spacca. È andato sopra all’avversario con discreta misura, con la forza bruta del suo giovane fisico e l’immensa varietà che lo contraddistingue, ma senza gesti clamorosi o quelle fiammate irreali che comportano un rischio eccessivo. Di sostanza e qualità. È anche per questo una prova di grandissima maturità. Un Alcaraz a 7 Slam, fortissimo. Anzi, sempre più forte e consapevole. Applausi.

Marco Mazzoni

La cronaca della finale

Djokovic scatta con un buon game al servizio, come contro Sinner in semifinale entra subito col lungo linea per incidere e non lasciare tempo ad Alcaraz di comandare col diritto. Anche Alcaraz vince a 15 il suo primo turno al servizio, molto aggressivo. Un’inizio di studio, in risposta non si incide, con i servizi dei due molto precisi. Novak anticipa tanto, ha bisogno di non fare troppa fatica in scambio e quindi entra, forte e preciso, come il bellissimo rovescio che gli vale il 2-1. Imprendibile. Primi errori di Carlos nel quarto game: un doppio fallo e poi un diritto affossato in rete con pessima ricerca della palla coi piedi. 30-40, prima palla break del match. La chance vola via con una smorzata meravigliosa col diritto di Carlos, la testa della racchetta passa sotto la palla e la accarezza con maestria assolute. Un bijou. Djokovic insiste, ottiene di forza una seconda chance ma Alcaraz si affida ad un rovescio in contro piede ottimo. C’è lotta… e la terza PB è quella buona: scambio rocambolesco con Alcaraz incapace di passare Djokovic sotto rete. 3-1 Djokovic, primo allungo del match. 18 minuti con Novak che tiene una condotta molto simile a quella vs. Jannik in semi: diritto bestiale in lungo linea, anticipo, precisione, palla chirurgica. E il rovescio di Alcaraz soffre… Anche la gamba del murciano non pare così brillante. 4-1 Djokovic. Lo spagnolo va sotto 0-30, scatta l’allarme ma arriva finalmente una prima reazione, due diritti dei suoi e anche un Vamos a tanti decibel per scuotersi, 4-2. Novak comanda il tempo di gioco, “Dictating” come dicono a Londra, con anticipo e servizi molto precisi. Tutto molto rapido, tutto ben eseguito. 5-2. Alcaraz parlotta col suo team, dice “è tutto difficile, il diritto non fa male”. E ha ragione: Djokovic a VALANGA, nell’ottavo game entra di prepotenza in risposta e col diritto oggi fa quel che vuole. Si prende il secondo break e Set con una dimostrazione di velocità e precisione mostruose. 6-2. Carlos però smarrito e incapace di leggere il momento: deve alzare la velocità dei colpi e parabola, non può lasciare Novak colpire così pulito e in anticipo.

L’aspetto più incredibile di questa prima fase della finale è come Novak riesca a comandare e muovere l’avversario senza nemmeno dare l’impressione di rischiare al massimo, e con buon margine sulle righe nelle sue accelerazioni. Conta il fattore tempo: come anticipa, comanda, fa tutto pulito con una rapidità che non consente al rivale di andare sopra alla palla del serbo. 1-0 Djokovic. Alcaraz cerca di scuotersi, la spinta inizia a prendere vigore e soprattutto la palla di Carlos ha assai più spin, salta di più e quindi Novak perde quella facilità di impatto e sbaglia. Un diritto in corridoio gli costa il 15-40. Rischia il S&V Djokovic ma la volée di rovescio è out. BREAK Alcaraz, inversione di rotta e lo spagnolo è avanti 2-1. La prima palla di Charlie non va, qualche errore di troppo e c’è una chance del contro break sul 30-40, ma stavolta è Djokovic a regalare con un diritto di scambio lungo, errore gravissimo. C’Mon di Carlos sul servizio esterno che lo porta avanti, c’è elettricità in campo, è un passaggio fondamentale consolidare il gap e poter fare corsa di testa, per togliere sicurezze al rivale. Novak continua a spadroneggiare col lungo linea, ma ora la gamba di Carlos c’è e la difesa sbaraglia l’attacco del serbo. 3-1. L’inerzia del match è cambiata perché Alcaraz ha altra energia, la sua palla viaggia di più, soprattutto salta di più e anche la prima palla ora viaggia, più sciolto e dinamico. Un turno di battuta a zero porta lo score 4-2. È una mazzata anche mentale per Novak, ha perso quell’anticipo micidiale del primo set e sbaglia troppo. Il serbo crolla 15-40 nel settimo game e subisce il secondo BREAK a 30 con un diritto in rete. 5-2 Alcaraz. Carlos chiude comodamente il parziale per 6-2. Curioso come Alcaraz si sia lamentato – piuttosto vigorosamente – con il referee del torneo perché, senza aver avvisato, il tetto sulla Rod Laver Arena è stato parzialmente chiuso, forse per il vento. Certamente l’anticipo di Novak, con meno vento, funziona di più.

Si riparte con Djokovic al servizio dopo un lungo toilette break. Ma non si è arrestata l’onda di Alcaraz che entra duro in risposta e vola 0-30. È costretto ad una magia di tocco il serbo per prendersi un punto, poi arriva una brutta stecca di Alcaraz, ossigeno per Novak in questo passaggio molto difficile, visto che andare subito sotto di un break in apertura sarebbe irreparabile. Torna a servire bene Djokovic e si salva, 1-0. Dopo un tranquillo game di battuta dello spagnolo, Djokovic torna a brillare col lungo linea nel terzo gioco, strepitosa l’accelerazione di rovescio che fulmina Alcaraz sul 30-0, uno dei colpi più belli del match. Anche per il nativo di Belgrado c’è un game a zero, 2-1. Tutti in piedi in apertura di quarto game col punto del match, Djokovic corre di lato e tira un gran rovescio con la palla che passa oltre il paletto della rete, ma Alcaraz si tuffa quasi e rimette in gioco a campo sguarnito, che punto! Un’impennata anche di emozioni in un match finora non così esaltante, pochi i momenti con entrambi al massimo. Sul 2 pari ecco che Djokovic attacca ma lo fa con poco, e sullo 0-15 viene trafitto da un passante solido di Alcaraz. 0-30. Un errore di rovescio di Nole in lungo linea, qua un po’ di fretta, costa al serbo il 15-40. E Carlos trova una grande risposta cross che sbaraglia la difesa del 24 volte campione Slam. Una fiammata che vale ad Alcaraz il BREAK, 3-2 e servizio, prontissimo a sfruttare due incertezze ad inizio game e scappare via. Ha trovato sicurezza Carlos, serve preciso e non esagera nella potenza, ma apre tanto l’angolo mettendo a nudo una prima relativa lentezza di un Djokovic meno brillante rispetto allo strepitoso avvio. È salita la combinazione di potenza e rotazione nella palla dello spagnolo, e questo dal secondo set ha spaccato in due la partita. (4-2). Anche dal punto di vista atletico Alcaraz è cresciuto, scatta meglio e arriva come un fulmine a colpire, come nella volée spettacolare sul 30-15 dell’ottavo game. Sul 5-3 Djokovic è di nuovo in difficoltà, Alcaraz impone una risposta vivace, profonda, “cattiva”. Meno reattivo, Novak sbaglia. 0-30. Rischia la Palla corta Djokovic, ma non gli esce eccezionale e Carlos corre e si prende il punto. 0-40, tre set point per lo spagnolo. Bravissimo Djokovic sul primo, dopo il servizio sballotta il rivale e chiude con un comodo smash sotto rete. Bene Nole anche sul 15-40, ottimo un contro piede. Ace sul 30-40, all’incrocio delle righe. Da campione, come sulle 35 palle break salvate sulle 48 concesse nel torneo (16 vs. Sinner…). Djokovic salva anche una quarta palla break, ma nemmeno un diritto cross splendido è sufficiente a chiudere il game più lungo del match. Il quinto Set Point è quello buono: Djokovic prova il vincente col rovescio lungo linea vedendo spazio dopo la risposta ma la palla atterra in corridoio. SET Alcaraz, 6-3, ancora con due break. Ora lo spagnolo è nettamente sopra al serbo per spinta, potenza, intensità. Ha la partita in pugno.

E tutto diventa palese in apertura del quarto set: dopo un turno di battuta a 15 vinto da Carlos, Novak quasi inciampa da solo cercando l’accelerazione col diritto. 0-30, la situazione a dir poco critica per lui, sotto la pressione del rivale e costretto a prendersi ora rischi enorme senza aver il controllo del tempo di gioco come nel primo set. Gli va bene e si prende un bel vincente, 15-30, ma poi sbaglia di metri un rovescio aggressivo impattando la palla solo di braccio, con le gambe bloccate. 15-40. Due palle break che già profumano di MP. Da campione Djokovic non molla, alza al massimo la velocità e con rovescio splendido forza l’errore di Alcaraz, 30-40; servizio e diritto al centro, si salva Novak, ma traballa sempre più. Come nel punto successivo, quasi investito dalla profondità dei colpi di Carlos e incapace di reggere. Con coraggio leonino si butta avanti Nole e cancella anche la terza palla break. Carlos vuole scappare via, dopo una risposta splendida, martella e infila il rivale col ricamo, smorzata ottima a campo sguarnito. Ace! Non molla Djokovic, si aggrappa ad ogni appiglio per restare in vita. Il gioco supera i 1o minuti, con un brutto diritto out di Carlos sulla quinta palla break, l’errore più grave perché si era in scambio. Con un meraviglioso rovescio lungo linea dal centro Alcaraz si prende la sesta chance… Niente, servizio e diritto al volo di Djokovic. Tutto in piedi il pubblico dopo il diritto che vale il game a Nole, tuona col pugno verso il pubblico, non cede, non crolla. 1 pari. Ma fa stretching, affaticato da un turno di servizio durissimo, anche mentalmente. Sullo slancio del game salvato, Djokovic ci prova in risposta, lascia correre il braccio e prova a mettere pressione, ma il fortino iberico è solidissimo, le gambe di Carlos arrivano ovunque e il controllo è eccellente. Il set scorre sui turni di battuta, piuttosto liscio, sino al 4-3 Alcaraz. Djokovic serve, non è perfetto e Carlos si porta 0-30 in risposta. Con servizio e un primo colpo di scambio a tutto Novak risale ma il game va ai vantaggi. Lo salva, aggrappandosi a tutto quel che, e poi in risposta prova un ultimo assalto. Con due lungo linea splendidi arriva a palla break sul 30-40, il pubblico è impazzito. Alcaraz gioca cauto, ma qua è Novak a sbagliare un colpo aggressivo che non doveva mai sbagliare… Poi Carlos trova un diritto cross talmente stretto dal centro che forse gli è uscito anche un filo fortunato, ma che palla… e in quel momento. Poi la difesa, con traiettoria alta col diritto che provoca l’errore di Djokovic. 5-4. È a un passo dal titolo. Djokvoic regge, ma sul 6-5 ecco che la gittata di Alcaraz diventa spettacolare e le gambe di Novak cedono. Una palla profonda di Carlos provoca l’errore di Novak. 15-40, due match point. Finisce qua, lungo il diritto di Djokovic. Game Set Match e titolo Alcaraz. BRAVISSIMO!.

(1) C. Alcaraz vs (4) N. Djokovic


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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