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Henin avverte Sinner: “Non mi ha impressionato del tutto a Indian Wells, ed è questo che mi preoccupa”


Jannik Sinner ha ritrovato il successo a Indian Wells, mettendosi alle spalle un inizio di stagione che aveva fatto nascere qualche interrogativo dopo le sconfitte agli Australian Open e a Doha. Il titolo conquistato in California, arrivato senza cedere nemmeno un set, sembrava aver spazzato via ogni dubbio. Eppure, non tutti hanno letto quel trionfo nello stesso modo.
A sorprendere è stata soprattutto Justine Henin, ex numero uno del mondo e vincitrice di sette titoli Slam, che in un’intervista a Eurosport ha espresso una valutazione piuttosto particolare sul livello mostrato dall’azzurro. Pur riconoscendone la superiorità, la belga ha infatti spiegato di non aver visto il miglior Sinner.

“Non mi ha impressionato del tutto”
Henin ha scelto parole molto dirette per descrivere la sua sensazione dopo il torneo: “Sinner non mi ha impressionato del tutto, ed è questo che mi preoccupa parecchio”.
Una frase forte, soprattutto se riferita a un giocatore che ha appena vinto uno dei tornei più importanti della stagione senza perdere un set. Ma il punto della belga è proprio questo: secondo lei, Sinner è riuscito a imporsi con relativa facilità pur senza esprimere il suo massimo livello.

“Vederlo vincere con relativa facilità… si può anche analizzare una delle partite in cui, fortunatamente per lui, è stato molto sulla difensiva”.
Il ragionamento di Henin non mette in discussione il valore del successo, ma suggerisce piuttosto che l’azzurro abbia ancora margini importanti inespressi. Una lettura che, paradossalmente, può essere interpretata sia come una critica sia come un riconoscimento del suo potenziale.

Il match con Fonseca e la finale con Medvedev
Nel suo commento, Henin ha ricordato che uno dei pochi momenti in cui Sinner è stato davvero messo sotto pressione è arrivato contro Joao Fonseca, capace di tenergli testa nel corso del torneo.
“Abbiamo visto un giocatore come Fonseca che al terzo turno gli ha creato dei problemi”.
La ex campionessa belga si è poi soffermata soprattutto sulla finale contro Daniil Medvedev, un match che a suo giudizio ha confermato questa impressione di un Sinner sì solido, ma non ancora del tutto travolgente sul piano del gioco.
“Rivedendo quella finale, in cui alla fine ha fatto comunque fatica, si potrebbero analizzare più nel dettaglio come sia andata la partita e quello che ha mostrato Medvedev, ma alla fine resta la sensazione che abbia ancora un asso nella manica”.
È proprio questa la chiave della sua analisi: Henin vede un Sinner capace di vincere anche senza toccare il picco massimo del proprio rendimento. E in questo, implicitamente, riconosce una dimensione ormai da fuoriclasse.
“Mi chiedevo quando avrebbe deciso di accelerare di più”
Henin ha approfondito ulteriormente il discorso parlando del modo in cui Sinner ha gestito la finale, soprattutto nei momenti in cui Medvedev ha provato ad alzare il ritmo. “Si vedeva quando Daniil Medvedev cominciava ad accelerare il ritmo; ci sono stati momenti in cui il tempo di gioco era molto alto, ma lui ha ancora quella capacità di gestire i momenti, il che significa che riesce sempre a cavarsela, soprattutto nel tie-break del secondo set. Non c’è panico, non si percepisce panico nemmeno nel suo team”.
Un elogio importante, perché mette in luce uno degli aspetti migliori del Sinner attuale: la gestione dei momenti chiave, la calma, la lucidità, la sensazione di controllo che trasmette anche quando il match si complica.
Allo stesso tempo, però, Henin ha ribadito la sua perplessità sul piano puramente tecnico e qualitativo del tennis espresso:
“Credo che dal punto di vista della gestione sia stato brillante per tutto il torneo, ma dal punto di vista del gioco l’ho visto giocare in modo molto più convincente in passato”.
E ancora: “Eppure ha vinto Indian Wells per la prima volta in carriera senza cedere nemmeno un set. In ogni caso, questa è stata la sensazione che ho avuto guardando quella finale: mi chiedevo quando si sarebbe deciso a premere un po’ di più sull’acceleratore”.

I meriti di Sinner restano enormi
Nonostante questa lettura piuttosto esigente, Henin non ha certo negato i meriti dell’azzurro. Anzi, ha sottolineato alcuni aspetti che oggi fanno di Sinner uno dei giocatori più forti del circuito.
“Sta giocando con un servizio di una qualità eccezionale. Ha una sincronizzazione fenomenale e, ovviamente, quella fiducia su questa superficie gli permette oggi di emergere davanti a tutti i suoi rivali”.
Parole che confermano come, anche secondo la belga, il livello di Sinner sul duro sia ormai altissimo. La sua fiducia su questa superficie, unita alla qualità del servizio e alla pulizia del gioco, lo rendono oggi un punto di riferimento assoluto.
Henin ha fatto eccezione soltanto per il passaggio più complicato vissuto agli Australian Open, dove il rendimento dell’azzurro era apparso meno continuo.

L’avvertimento finale: ora la terra
La parte conclusiva del suo intervento è forse quella più interessante in prospettiva. Dopo aver ricordato tutto ciò che Sinner ha già conquistato sul cemento, Henin ha lanciato un messaggio molto chiaro: il prossimo salto deve arrivare sulla terra battuta.
“Ora ha vinto gli Australian Open, lo US Open e tutti e sei i Masters 1000 sul cemento, quindi è il momento che Jannik Sinner concentri la sua attenzione sulla terra battuta, perché lì non ha ancora vinto nulla”.
È un’osservazione che apre uno scenario importante. Per Henin, il percorso di crescita di Sinner sul duro è ormai compiuto o quasi; il vero terreno su cui misurare la sua evoluzione sarà adesso la terra, superficie sulla quale finora non ha ancora trasformato il proprio potenziale in grandi titoli.

Una critica che suona quasi come un complimento
In fondo, le parole di Henin hanno un doppio volto. Da una parte c’è una critica reale: secondo lei, Sinner non ha ancora mostrato a Indian Wells il suo livello più convincente. Dall’altra, però, c’è anche un messaggio potentissimo: se un giocatore vince un Masters 1000 senza perdere set e dando l’impressione di avere ancora margine, allora il suo potenziale è probabilmente persino superiore a quello già visto.
Ed è forse proprio questo il punto più interessante. Henin non sembra mettere in dubbio la forza di Sinner, ma anzi suggerisce che il suo standard si sia alzato talmente tanto da rendere “normale” anche un trionfo che, per chiunque altro, sarebbe apparso eccezionale.
Adesso, però, arriva il vero test indicato dalla belga: la terra battuta. Ed è lì che il prossimo capitolo della crescita di Jannik potrebbe davvero prendere forma.

Francesco Paolo Villarico


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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