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Djokovic-Becker, il retroscena: le telefonate alle tre di notte che raccontano un sodalizio unico


La separazione tra Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero ha riacceso i riflettori su uno degli aspetti più delicati del tennis professionistico: il rapporto tra giocatore e allenatore. Un legame spesso decisivo per il successo, ma anche complesso, fatto di equilibri sottili, aspettative altissime e, talvolta, di vere e proprie ossessioni per il dettaglio. Guardando indietro, molte grandi coppie della storia hanno lasciato un segno indelebile, ognuna con le proprie dinamiche particolari. Tra queste, spicca quella formata da Novak Djokovic e Boris Becker.

Djokovic–Becker, tre anni intensi… anche di notte
Il sodalizio tra il campione serbo e la leggenda tedesca durò tre stagioni, dal 2013 al 2016, un periodo in cui Djokovic consolidò il proprio dominio nel circuito, arricchendo il palmarès di Slam e settimane da numero uno. Ma dietro ai successi, come spesso accade, si nascondevano dinamiche curiose e tutt’altro che ordinarie.
A raccontarne un retroscena inedito è stata Andrea Petkovic, ex top player tedesca, nel corso di un podcast di Tennis Channel. La Petkovic ha svelato un aneddoto che Boris Becker le confidò tempo fa, legato proprio all’iper-professionalità – e all’iper-attenzione per i dettagli – di Novak Djokovic.
“Mi ha raccontato tantissime cose sulla sua relazione con Novak”, ha spiegato Petkovic. “A volte Djokovic lo chiamava alle tre di notte e gli diceva: ‘Boris, stavo pensando al mio gomito del dritto quando faccio i colpi d’approccio , credo che dovremmo lavorarci’. E allora Boris doveva andare in campo all’alba, tra le sette e le otto del mattino, che è l’orario della prima sessione di allenamento, con già qualche proposta pronta”.

Il perfezionismo che fa la differenza
L’aneddoto strappa un sorriso, ma racconta in modo perfetto la mentalità che ha reso Djokovic uno dei più grandi di sempre. Non si tratta solo di talento o di preparazione atletica, ma di una ricerca quasi maniacale della perfezione, che non conosce orari né pause. Becker, dal canto suo, accettò quella sfida, adattandosi a un atleta che viveva il tennis 24 ore su 24, pronto a trasformare ogni dubbio tecnico in un’opportunità di crescita.
È anche grazie a questo tipo di approccio che il rapporto tra Djokovic e Becker, pur non privo di tensioni, è stato uno dei più fruttuosi degli ultimi decenni: un connubio tra la fame insaziabile di miglioramento del serbo e l’esperienza vincente del tedesco.

Tra passato e presente: le lezioni per il tennis di oggi
Il ricordo di questa storia arriva in un momento in cui il circuito riflette su nuovi equilibri tecnici, come dimostra proprio la recente separazione tra Alcaraz e Ferrero. Ogni epoca ha le sue coppie simbolo, ma una cosa resta costante: dietro ogni grande campione c’è quasi sempre un rapporto speciale con il proprio coach, fatto di fiducia, sacrificio e, a volte, anche di telefonate notturne.
Perché nel tennis d’élite non si smette mai davvero di lavorare. Nemmeno alle tre del mattino.

Francesco Paolo Villarico


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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