Stiamo assistendo a qualcosa che profuma di leggenda. La fase attuale della carriera di Carlos Alcaraz potrebbe essere ricordata come l’inizio di uno dei domini più luminosi della storia del tennis. A confermarlo non sono solo i titoli, ma soprattutto i numeri del ranking ATP.
Dopo il trionfo agli Australian Open, il murciano aveva toccato quota 13.650 punti, terzo miglior punteggio di sempre nella classifica mondiale. L’assenza a Rotterdam gli è costata 500 punti, ma il successo a Doha gli ha restituito slancio e 400 punti preziosi: nella prossima pubblicazione ufficiale si presenterà con 13.550 punti, oltre 3.000 in più rispetto al suo più diretto inseguitore, Jannik Sinner.
A caccia dei mostri sacri
Il numero uno del mondo ha ormai messo nel mirino i due punteggi più alti di sempre:
Rafael Nadal con 15.390 punti (2009)
Novak Djokovic con 16.950 punti (2016)
Consolidata la leadership almeno fino ad aprile, Alcaraz si trova in una posizione privilegiata per migliorare ulteriormente il proprio record personale. I prossimi appuntamenti saranno decisivi: i Masters 1000 di Indian Wells e Miami rappresentano un’occasione concreta per avvicinarsi a quelle cifre leggendarie.
Quanto può salire ancora?
A Indian Wells difenderà 400 punti (semifinale 2025), mentre a Miami ha margine pieno per incrementare il bottino. In totale ci sono 2.000 punti in palio tra i due tornei: nel caso, ipotetico ma non impossibile, di doppio trionfo, Alcaraz potrebbe aggiungere fino a 1.590 punti netti.
Questo significherebbe presentarsi alla stagione sulla terra battuta con 15.140 punti, sfiorando il primato storico di Nadal e rafforzando ulteriormente il terzo miglior punteggio di sempre, già suo.
Superare quota 14.000 appare uno scenario realistico: basterebbe difendere la semifinale in California e raggiungere la finale in Florida. Un traguardo che certificherebbe ancora di più il suo dominio attuale.
Il duello con Sinner
Parallelamente, resta viva la corsa con Sinner. Il vantaggio attuale supera i 3.000 punti, ma l’azzurro avrà opportunità concrete di ridurre il gap, soprattutto durante la stagione su terra battuta, dove Alcaraz avrà poco margine per incrementare il bottino a causa dei tanti punti conquistati lo scorso anno.
In ogni caso, la sensazione è chiara: Carlos non sta solo vincendo tornei, sta riscrivendo parametri storici. E a soli 22 anni, il suo impero potrebbe essere appena all’inizio.
Francesco Paolo Villarico
Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

