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Alcaraz: “È frustrante, ma devo accettare che contro di me gli avversari non abbiano pressione e giochino al massimo”


Tutti sul tour ATP sono consapevoli che la pulizia di impatto, geometrie e talento di Sebastian Korda sono da temere, ma in pochi – forse nessuno – si aspettava che il figlio dell’ex campione Slam Petr potesse concludere con un successo una grande prestazione contro Carlos Alcaraz, ancor più dopo aver dilapidato un clamoroso vantaggio e l’occasione di servire per il match nel secondo set. Invece per una volta Sebastian è stato più forte dei suoi fantasmi, che già altre volte non gli avevano consentito di portare a termine una eccellente prestazione tecnica, ed è riuscito in modo inatteso a tornare in vantaggio e battere il n.1 del mondo in una partita che non potrà dimenticare, proprio in quella Florida dove è nato e si è formato come professionista. Se per Korda si spera che questa vittoria possa essere un turning point, la iniezione di consapevolezza definitiva sul proprio valore anche contro i migliori avversari, la battuta d’arresto di Alcaraz è stata fragorosa perché Carlos ha disputato una partita un po’ spuntata, senza quel vigore e fiammate assolute di qualità che lo elevano sopra a ogni difficoltà, e poi quella eruzione negativissima con frasi urlate al suo team (e ovviamente in mondovisione) come “Il servizio non va, non va… Vincerò massimo quattro game… Me ne voglio andare a casa adesso…” hanno riportato il murciano sulla terra, in quella dimensione di talento epocale ma non così stabile e sicuro dei mesi passati.

Inutile nascondersi dietro a un dito: il Carlos dei primi mesi del 2026, non solo fortissimo come tennista ma assai stabile mentalmente e capace di rimontare anche in condizioni disperate, era uno spauracchio terrificante per tutti, Sinner incluso. Come lo batti uno così? Il Sunshine Double non l’ha certamente ridimensionato ma abbiamo rivisto nella testa dello spagnolo qualche incertezza, qualche crepa, la difficoltà di accettare momenti di difficoltà e superarli in modo “pro-attivo” per usare un termine tanto caro ai coach, ossia indirizzare ogni risorsa verso la positività e il far quello che è possibile per riprendersi. Carlos ha perso meritatamente a Miami contro un avversario più in giornata, più offensivo e più convincente, ma quella sua sparata e nervosismo non è certo passata inosservata e diventa uno spiraglio molto interessante per tutti i suoi avversari: se riesco a giocare con grande aggressività e metterlo sotto pressione, Charlie può sbandare… e non è più imbattibile. Alla fine dei conti nessuno è imbattibile, nessuno è perfetto, c’è sempre qualcosa che si può fare per mettere un avversario in difficoltà. Proprio Alcaraz dopo la sconfitta è tornato su di un tema che tanto aveva fatto parlare nel mondo del tennis: il suo fastidio nel sentirsi un bersaglio sulla schiena, con tutti che contro di lui giocano come Federer… Lo spagnolo conferma le sue sensazioni, ma afferma anche la necessità del doverlo accettare perché quando sei il n.1 del mondo diventi naturalmente il bersaglio groppo per tutti.

“Credo sia stata una partita complicata, senza dubbio” afferma Alcaraz nella press conference dopo la sconfitta a Miami. “Penso che Sebi oggi abbia giocato a un livello altissimo, davvero impressionante. Ha espresso un tennis di grande qualità. Ci sono stati molti momenti equilibrati, punti molto lottati, nei quali non sono riuscito a sfruttare le occasioni. In quelle situazioni è stato lui più solido, più lucido, e direi che lì si è decisa la partita. Complimenti a lui, perché ha meritato la vittoria”. Carlos tuttavia sente di non aver giocato così male: “Nel complesso credo di aver disputato una buona partita. Ci sono stati solo alcuni momenti in cui lui ha giocato in modo eccezionale e io non sono riuscito a portare a casa il punto. Ci sono stati tanti 30-30, tante parità, vantaggi, situazioni importanti che non sono riuscito a concretizzare. Bisogna però considerare anche cosa c’era dall’altra parte della rete: Sebi in quei momenti ha giocato un tennis straordinario, a un livello davvero molto alto. Con il mio team abbiamo analizzato il match e, in generale, ci sono state molte cose fatte bene. Direi che ciò su cui stavamo lavorando in allenamento è venuto fuori in partita. In tornei precedenti non mi sentivo così a mio agio su alcune soluzioni, mentre qui ho iniziato a sentirmi sempre meglio. Il processo è positivo e, nonostante la sconfitta di oggi, credo di essere sulla strada giusta”.

Ecco il punto più interessante della conferenza stampa, il tema pressione e i suoi livelli di frustrazione, così alti da essere difficili da gestire. “Quando ti trovi in questa posizione è normale che succeda. Quando vinci tornei e hai un bilancio vittorie-sconfitte molto favorevole, per gli avversari diventa più facile giocare senza pressione, soprattutto quando affrontano me o i migliori al mondo. Ho la sensazione che abbiano più da guadagnare che da perdere. Per questo, in molti momenti o per tutto l’incontro giocano più liberi mentalmente. È la sensazione che ho spesso dopo i match. Io non penso alla pressione su di me, non la sento. Cerco solo di giocare il miglior tennis possibile. Chi sta dall’altra parte della rete, invece, spesso non avverte la stessa pressione che avrebbe contro altri giocatori. Onestamente non è una situazione ideale, devo dirlo. È un po’ fastidioso, ma bisogna accettarlo e andare avanti, continuando a dare tutto. Per fortuna sento di avere molte armi, molte soluzioni in campo per mettere in difficoltà chi ho davanti. Oggi, però, non sono riuscito a trovare il modo. So che da ora in avanti molti giocheranno così contro di me. Nei prossimi match devo aspettarmi che giochino a questo livello, ma sapendo che avrò comunque le mie occasioni. Dovrò essere più efficace nei momenti importanti, nei punti decisivi, cercando di non farli restare in partita e di portarli ancora più al limite”.

Chiusura con il suo futuro a breve, si punta alla terra battuta. “Programmi? Non lo so ancora con precisione. Probabilmente tornerò a casa, cosa che mi fa molto piacere, per passare qualche giorno tranquillo con la famiglia e gli amici. Non so quanto riposo mi concederà il team, ma presto torneremo alla routine e agli allenamenti. La stagione sulla terra battuta è alle porte, ci sono tornei molto importanti e non vedo l’ora di giocare. Adesso ho in mente solo di staccare qualche giorno, ricaricare le energie e farmi trovare pronto e in buona condizione per la stagione sul rosso”.

Visto che lo scorso anno su terra battuta fu praticamente imbattibile (perse solo a Barcellona contro un Rune in versione super), Alcaraz dovrà già da subito accettare il ruolo del grande favorito, di essere l’uomo da battere, che tutti gli altri giocheranno scevri da ogni responsabilità. E quindi che quel bersaglio bello grosso sulla schiena sarà in bella mostra in ogni torneo. Un peso che i grandi n.1 riescono a sostenere.

Marco Mazzoni


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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