Mattia Binotto ha speso buona parte della sua carriera lavorativa in Ferrari, entrando nel team nel 1995 come ingegnere motorista. Poi nel 2019 diventa Team Principal sostituendo Arrivabene, ma nel 2022, dopo 28 anni con la scuderia di Maranello, decide di rassegnare le dimissioni nonostante il secondo posto ottenuto nella classifica costruttori. Dopo la scelta di un anno sabatico, Binotto è tornato in ‘pista’ sposando il giovane progetto di Audi nel mondo della Formula 1 con i ruoli di direttore tecnico e direttore operativo. Nel corso di un’intervista rilasciata al giornale francese L’Equipe, Binotto ha parlato della sua nuova esperienza e di quella conclusa in Ferrari.
Binotto: “Voglio che Audi vinca, alla Ferrari si provava solo”
L’intervista a Binotto è stata breve, ma intensa e carica di significato, soprattutto per quanto detto nei confronti della sua vecchia scuderia, dove ha speso quasi 30 anni. Per il dirigente sportivo italiano, nato a Losanna, infatti, l’esperienza Ferrari non è un valore aggiunto da portare nella nuova scuderia: “Ferrari come modello di riferimento per portare il mio nuovo team al successo? Perché dovrei farlo? Non vincono più nulla dal 2008. Io voglio che l’Audi vinca invece. Il mio ruolo in questo team è diverso, cambia soprattutto la cultura che non è latina. Alla Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta. Non c’era bisogno di un piano per raggiungere gli obiettivi mentre in Audi prima di tutto ci sono i piani. Senza un piano, non si agisce“. Dopo la bordata alla Ferrari, Binotto si concentra sugli obbiettivi stagionali del team tedesco: “Sono molto contento di vedere come lavora il team ma, per quanto riguarda il motore, sono consapevole che non potremo essere i migliori nel 2026. Il piano è di tre anni per costruire e due per consolidare e arrivare a lottare per il titolo“.
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