La Battaglia dei Sessi tra Aryna Sabalenka e Nick Kyrgios è senza dubbio uno degli eventi più discussi di questo finale di stagione. Lo spettacolo è garantito, ma il format scelto continua a dividere opinione pubblica e addetti ai lavori, attirando critiche anche da figure storiche del tennis come Billie Jean King.
Al centro delle polemiche ci sono soprattutto alcune regole speciali introdotte per l’incontro: dalla riduzione delle dimensioni del campo per Sabalenka all’eliminazione del secondo servizio. Scelte pensate per bilanciare il confronto, ma che per molti finiscono per snaturare il senso stesso della sfida.
A unirsi al coro delle voci critiche è stata anche Alizé Cornet, che ha espresso un giudizio molto netto in un’intervista a RMC Sport. L’ex tennista francese ha spiegato di guardare all’evento con una certa curiosità, ma senza particolare entusiasmo, definendolo soprattutto come una grande operazione di marketing in cui il gioco passa in secondo piano. In particolare, Cornet ha bocciato senza mezzi termini la scelta di accorciare il campo per Sabalenka, definendola “un’autentica stupidaggine” dal punto di vista simbolico.
Secondo Cornet, la regola legata al servizio può avere una sua logica nel caso di un giocatore come Kyrgios, capace di infilare una serie di ace consecutivi, ma se l’obiettivo è offrire un buon spettacolo non si dovrebbe puntare solo su punti rapidi e servizi vincenti. Il problema principale, a suo avviso, non è tanto il livello di gioco che potrebbe comunque essere interessante, quanto il messaggio che viene trasmesso.
La francese ha infatti sottolineato come questo tipo di format rischi di svalutare le capacità di Sabalenka e, più in generale, di dare un’immagine poco positiva del tennis femminile. Ridurre il campo di pochi centimetri non incide realmente sull’andamento dello scambio, ma ha un forte peso simbolico che, secondo Cornet, finisce per sminuire una giocatrice che potrebbe competere da fondo campo con Kyrgios, anche considerando le condizioni fisiche non ideali dell’australiano.
Marco Rossi
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